JIMBY Just in my backyard Stampa Email

La sindrome di Nimby indica l’attitudine di chi pur riconoscendo l’importanza di alcune politiche ambientali e sociali le accetta solo se queste si attualizzano senza incidere sui propri equilibri e modi di vivere.
Come è possibile invertire questa tendenza, chi e per quale motivo lo sta facendo? Decidere che l’interesse di molti si concretizzi con qualche svantaggio per i pochi che accettano di ospitare un fattore di cambiamento nel proprio ‘cortile’ (piccolo o grande che sia, dal condominio alla città) è il segnale di un rinnovato senso civico, è la necessità di un vantaggio economico o è il desiderio di essere partecipi di qualche forma di progresso? Al Nimby si sono contrapposti antidoti ‘positivi’ suggeriti da associazioni, aziende, amministrazioni, unite dietro gli acronomi Yimby (Yes in my backyard) e Pimby (Please in my backyard).

TAO, nel suo piccolo, con il numero intitolato Just in my backyard (Jimby) intende ospitare nel suo cortile riflessioni di giornalisti, esperti e studiosi sui temi ‘caldi’ in ambito sociale e ambientale, che suscitano grande dibattito quando non scontri e che sono nell’agenda del nostro governo: energia, infrastrutture, rifiuti, sicurezza.

La lettura di questi contributi, per lo più arrivati in redazione prima del terremoto e dello tsunami che hanno duramente colpito la costa nord orientale del Giappone causando gli incidenti a catena nei quattro reattori nucleari di Fukushima, possono aiutare alla “riflessione” superata “l’emotività” dei fatti, nell’incertezza comunque dei danni all’ambiente e all’uomo oggi drammaticamente concentrati in terra nipponica ma che riguardano tutti.

Umberto Veronesi spiega la possibilità e la necessità di superare i timori legati al nucleare, mettendo insieme la sua esperienza di medico e la sua funzione di presidente dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare. Il collettivo Non Olet mostra invece, attraverso un fumetto, come anche le fonti energetiche alternative possano nascondere una seconda faccia, problematica.

La questione delle infrastrutture è sempre al centro dell’agenda mediatica. Abbiamo chiesto a Mario Virano di raccontare il progetto, le prospettive, le occasioni perdute dal punto di vista dell’osservatorio Tav e quindi a Edoardo Zanchini di Legambiente di spiegarci il ruolo dei territori nei conflitti con particolare riferimento alla questione delle infrastrutture, alla capacità di valutare la qualità dei progetti nel rispetto dell'ambiente e dell'identità dei luoghi. Le immagini di Pier Luigi Menghello fanno parte di un progetto di lettura delle trasformazioni del territorio determinate dalla Tav: il cantiere, le città provvisorie, i fiumi, i viadotti.

Se la gestione dei rifiuti è una questione centrale per il governo di un territorio, perché viviamo di fatto ancora in una società ‘usa e getta’? Quale contributo può dare il singolo individuo, per quanto sensibile e collaborativo sulla raccolta differenziata, se le aziende non riducono gli imballaggi, se il packaging è ancora la forza attrattiva per la vendita del prodotto? Come si coniuga una certa etica e attenzione all'ambiente con le necessità di mercato? Ai nostri quesiti ha dato risposta l’economista Guido Viale.

Che responsabilità ha il giornalista verso il pubblico? Gilberto Corbellini affronta il tema della necessità dell’educazione scientifica e della correttezza dell’informazione su temi importanti come la salute, l’ambiente o lo sviluppo economico, temi sui quali spesso la comunicazione è manipolata e censurata per rispondere ad interessi politico-ideologici.

Sul tema del consenso e dei modi per ottenerlo è stato chiamato ad intervenire anche Luigi Bobbio, con particolare riferimento a esempi di insuccessi e di buone pratiche messe in atto da amministrazioni pubbliche o aziende private e alle risposta della popolazione coinvolta in decisioni difficili.

A Paola Brambilla, avvocato, Wwf, abbiamo chiesto le motivazioni che spingono cittadini e associazioni a dire no: un inceneritore, una centrale, un campo eolico, un campo rom,... possono infatti essere contestati non solo per questioni egoistiche, ma anche per motivazioni sociali, etiche, ambientali, economiche,... Talvolta tuttavia, il rischio del no, soprattutto per i rom, è la segregazione, come dimostrato dai recenti accadimenti a Roma. Eppure ci sono buone pratiche da conoscere come il Dado, un'esperienza di Terra del Fuoco, presentata da Gianluca Gobbi, basata sulla corresponsabilità, una buona pratica, che oggi più che mai dovrebbe essere conosciuta e seguita come un faro da quelle amministrazioni, come quella di Roma appunto, che espellono, ghettizzano, ignorano.

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Green metropolis
di David Owen
Egea, 2010
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di Clint Eastwood
2008

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La Questione Nucleare
di Ugo Fabrizio Giordani
2009
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2010
 

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