Raccontami dove finisce la città Stampa Email

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Continuate a proporre i romanzi che rispondono alla domanda Dove finisce la città?.

Gianni Biondillo offre un ulteriore contributo sul tema.
La città non finisce, ha, come il romanzo, la capacità di introiettare tutto, fagocitarlo, cambiargli segno. La città vive, muta, si trasforma, spesso è la lettura dell'ipertesto urbano che è obsoleta, retta da vecchie categorie di pensiero. Che senso ha oggi parlare ancora di centro e di periferie, come fossero realtà metafisiche? Oggi la metropoli è policentrica e spesso ha maggiore vitalità in quelle che erroneamente chiamiamo periferie. Oppure: vuole ancora significare qualcosa  la dualità "città versus campagna"? Più della metà della popolazione del mondo vive in città. La metropoli ha fagocitato la campagna, l'ha ridisegnata, antropizzandola, urbanizzandola. Oggi il tema critico è trovare un nuovo equilibrio territoriale, non nostalgico. Sostenibilità ambientale e antropologica. Insomma, continuare a credere alla scommessa di condivisione civile e sociale che è il talento autentico delle città. Altrimenti diventano altro: incubi, prigioni, antiurbanesimo.

12 05 2011


 

Caro Bruce Sterling, dove finisce la città? La città è un processo, per cui non finirà in alcuna forma definitiva. Come si dice dell’abitazione ancestrale “quando la casa è finita, la famiglia muore.” Noi essere umani non finiremo mai la nostra casa.

E per Fabio Geda dove finisce la città? Libri che raccontano della città ce ne sono tanti, due a cui sono particolarmente legato sono Le città invisibili e Marcovaldo di Italo Calvino. Nel primo lo scrittore gioca con il concetto di città, le quali diventano iconiche e simboliche; nel secondo, che raccoglie più racconti, il tema principale è lo straniamento di un cittadino che non sa leggere i codici della città. In questo senso, allora, posso dire che la città finisce dove termina la possibilità dei cittadini di comprenderla. Una città che ci fa ammalare, dove non si può girare in bici o dove i bambini non giocano per strada, è una città finita, che diventa un nemico.

E tu in quale romanzo hai trovato una spiegazione al concetto di limite, di confine della città o la visione, la premonizione, la consapevolezza del suo futuro? Scrivi nell’area commenti il titolo del romanzo, nome e cognome dell’autore e casa editrice. Si possono votare e commentare libri già indicati da altri.

Continua il concorso fotografico “Dove finisce la città?” (vai ai dettagli del concorso)

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05 05 2011

 

Commenti   

 
+6 #20 Alberto Mzz 2011-06-01 17:15
Shantaram
Gregory David Roberts
Neri Pozza, 2009

Un romanzo ambientato in paesi lontani, ma con descrizioni vibranti di quante possano essere le anime delle metropoli, i lati B, le strade nascoste negli slums e nelle periferie di ciò che abitualmente chiamamo città. E che a volte non finiscono mai.
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+1 #19 Francesca Doro 2011-06-01 14:38
La Rebubblica (390-360 a.C.)
Platone
La città intesa come politica, come POLIS. La città come composta da persone che convivono insieme e come riflesso inevitabile di questi rapporti invisibili.

"L'armonia delle parti (da wikipedia)

Dopo aver svolto un confronto tra le varie tipologie di governo e accertato che quella teorizzata fino ad ora sia la migliore, Socrate definisce le virtù che lo stato deve possedere: la sapienza, propria dei governanti, che rende capaci di reggere lo stato; il coraggio, proprio dei guardiani, utile per salvaguardare i propri membri dalle cose temibili e dalla natura; la temperanza, cioè il contenimento dei piaceri e degli appetiti; infine, la giustizia, definita come ordine e armonia tra le varie parti dello stato.

Trovata la giustizia nello stato giusto, viene ricercata nell'uomo giusto: l'anima è divisa in razionale, irascibile e concupiscibile e la giustizia esiste solo quando le tre parti sono in armonia tra di loro. Socrate arriva allora alla conclusione che il tiranno è l'uomo più infelice, al contrario di ciò che pensavano inizialmente i suoi amici; infatti, egli è ingiusto e vive nel terrore, ma soprattutto è solo, non ha amici ed è circondato da persone corrotte e malvagie."
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0 #18 Francesca Doro 2011-05-29 15:19
La Città del Sole (1602)
Tommaso Campanella
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+4 #17 arepo 2011-05-27 15:51
sì.
...... ancora: un altro libro che prende l'architettura di taglio e le dà un effetto particolare è Austerlitz di W.G. Sebald, Adelphi. "Ma forse sono proprio i nostri progetti più ambizioni a tradire maggiormente il grado della nostra insicurezza" (pag. 21).
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+1 #16 fiordalisoblu 2011-05-20 15:59
1984 di Orwell: un incubo riuscito! indimenticabile
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+1 #15 arepo 2011-05-20 12:10
La Città del Sole
Tomaso Campanella

La Teoria dei Quattro Movimenti ed il Nuovo Mondo Amoroso
Charles Fourier

1984
George Orwell

La città ideale programma la fine della libertà e dell'innocenza. Dovremmo (noi) essere più biologici e meno ecologici ......
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+2 #14 emma 2011-05-19 18:06
"La città fragile" di Beppe Rosso e Filippo Taricco, 2008, Bollati Boringhieri

Vite consumate nella violenza di uno spazio aperto con i tentativi di abitarlo.
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+1 #13 Carlotta Castelli 2011-05-19 10:45
"Teufelea", Fabrizio Di Fiore, edizione a cura dell'autore. Teufelea è una città cupa, illuminata 24h/24 da luci artificiali che alterano il naturale passaggio dal giorno alla notte. Creando "confusione" spazio-temporal e perfettamente riflessa nella caratterizzazio ne di ogni suo singolo abitante. Teufelea, geograficamente , esiste davvero, o forse è semplicemente un non-posto che riproduce il caos primordiale che ognuno, tra le proprie luci e le proprie ombre, si porta dentro?
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+2 #12 Guido Montanari 2011-05-18 11:22
Il libro di Nicolò Ammaniti, Come dio comanda, 2006, da cui Gabriele Salvatore ha tratto l'omonimo film, è secondo me la più sensibile, cruda e profonda descrizione dei paesaggi urbani di confine, tra sprawl e campagna degradata, tipicamente italiani. Il degrado fisico dei paesaggi si riverbera in quello morale dei protagonisti, diventando tutt'uno con la storia che non potrebbe reggere se non ambientata in questo modo. La trasposizione cinematografica , abbastanza fedele e attenta, non è forse riuscita a rendere al meglio questi paesaggi introducendo elementi di natura (le montagne sullo sfondo) forse troppo belli per il contesto pensato dallo scrittore. Comunque una bella occasione per riflettere appunto su confini e margini urbani, spreco di territorio e distruzione di bellezza.
Guido Montanari
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+4 #11 Angelica Ballone 2011-05-17 12:13
"Brucia la Città" di G. Culicchia, Mondadori.

Torino: È un mondo fatuo e paradossale, quello che sciama attraverso il Quadrilatero Romano della città dove gli operai di un tempo sembrano essere stati rimpiazzati da una tribù di creativi, modelle e giovani smaniosi di estasi a buon mercato; un circo a cielo aperto, un mondo alla rovescia, dove le bionde si tingono di nero, le ville al mare sono arredate come baite di montagna e gli adulti, incapaci di assolvere il loro ruolo, restano voci fuori campo, come nelle strisce dei Peanuts. Tra conversazioni surreali, allucinazioni private e feste indimenticabili , i personaggi vagano per le strade di una Torino notturna, sporca, a tratti torbida e "proibita", alla ricerca di un irraggiungibile equilibrio: perché sotto lo scintillio superficiale di tante vite si nascondono ferite profonde, dissimulate dai comportamenti indecifrabili di giovani uomini disorientati.
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