Città oltre la città Stampa Email

In quale luogo non sembra di essere in città? Dove non si riconosce più la città? E quali luoghi dentro il confine urbano divengono a loro volta delle città autosufficienti? Scrivete le vostre risposte specificando a quale città e a quali luoghi vi riferite.

Abbiamo rivolto queste domande a Denis Longhi, direttore artistico del festival Jazz Re Found che nelle sue quattro edizioni è sempre stato collocato ai limiti della città di Vercelli in aree periferiche non utilizzate (quando non abbandonate).

“I confini della città di Vercelli sono soprattutto psicologici e ideologici: l’area scelta per le ultime due edizioni del festival (Cascina Borghetto, conosciuta da tutti in città come ‘piazzale divertimenti’) è vicina al centro, a soli 700 metri dalla piazza emblema della città, ma non è frequentata. Utilizzata solo per il circo o le giostre, eventi che però avevano grande rilevanza solo negli anni ’80, è lentamente caduta in disuso, conservando l’atmosfera decadente. Una seconda barriera è data dallo scetticismo verso il nuovo: è profondamente radicata nella cittadinanza una forma di diffidenza, quando non di avversione, verso i cambiamenti e verso iniziative dirompenti come il festival, che possono creare nuove centralità”.

Esistono ‘altre città’ dentro Vercelli?

“L’esempio più significativo è l’area in cui sorgeva la Montedison Fibre (per anni una delle maggiori aziende italiane) che ha segnato la prima industrializzazione di Vercelli ed è stata protagonista della vita di molte famiglie di queste parti. Autonoma di tutti i servizi e architettonicamente omogenea, quando era in attività segnalava la sua presenza con il suono della sirena che scandiva i tempi della città; ora, è un’area industriale dismessa e frequentata solo da subculture rap.”

In quale parte della città non sembra di essere in città?

“Al limitare sud, oltre il cimitero: il termovalorizzatore crea, soprattutto di notte, un immaginario postmoderno in stile ‘RoboCop’.”

Quale futuro per la città?

“Con il progetto ‘Siamo al verde’, intendiamo creare una nuova centralità. L’area in cui ha sede il festival diverrà un parco urbano con strutture coperte, arredo urbano, panchine, piccole giostre per bambini, rete wi-fi, colonnine per la fornitura di elettricità per cellulari e computer portatili (tramite pannelli fotovoltaici), collegato al resto della città attraverso postazioni di bike-sharing, per ribaltare la logica centro-periferia, creare nuove centralità e estenderne i confini.”


29 06 2011

 

Commenti   

 
+1 #2 Linda 2011-07-02 15:08
1) Per motivi di lavoro e di studio sono dovuta andare nella zona di Rifredi (Firenze). Precisamente in Via Vittorio Emanuele II (tra il numero 41-45). Perché sono stati realizzati due barriere antirumore sui due lati della strada per il passaggio dei treni. Questo pezzo di via si è svotato e sembra quasi di essere in un quadro di De Chirico, dove il tempo sembra non esistere.
2) La città non si riconosce quando vengono fatte delle costruzioni sbagliate da parte di molti architetti moderni, che invece di durare nel tempo si sciupano già dopo un anno dalla loro realizzazione. La città non viene riconosciuta quando è il degrado a fare da padrone, e gli stessi abitanti (purtroppo) provocano il degrado.
3) Sempre prendendo spunto dalla città di Firenze, un esempio preciso è quello del quartiere di Santo Spirito. Dove le piccole botteghe sono ancora in auge e orgogliose di esserlo e i suoi residenti sono la forza di Santo Spirito.
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+3 #1 MARIA 2011-07-01 15:23
“CON IL PROGETTO ‘SIAMO AL VERDE’, INTENDIAMO CREARE UNA NUOVA CENTRALITÀ. L’AREA IN CUI HA SEDE IL FESTIVAL DIVERRÀ UN PARCO URBANO CON STRUTTURE COPERTE, ARREDO URBANO, PANCHINE, PICCOLE GIOSTRE PER BAMBINI, RETE WI-FI…
GENTILISSIMI FORSE NON SAPETE CHE A TORINO C'È CHI SI STA OCCUPANDO DI SALUTE E RETI WI FI
PER PIACERE INFORMATEVI IL WI FI NON E' FUTURO MA PUÒ ESSERE DANNO...
MI SPIEGO IL PARLAMENTO EUROPEO HA DETTO CHE PER PRECAUZIONE NON CI DEVONO ESSERE PIÙ DI 0,6 VOLT METRO SULLA POPOLAZIONE. TORINO HA GIÀ QUASI UN INQUINAMENTO DI CIRCA 3 VOLT METRO!!!. ANCHE SE LE NORME ITALIANE DANNO SPAZIO PER INQUINARE FINO A 20 VOLT METRO (DIPENDE DA QUANTE ORE STATE IN UN LUOGO DA 4 A 20 VOLT COME NORMATIVA MA, E' NORMATIVA VECCHIA, VA CAMBIATA) CERTO IN COSCIENZA NON E’ IL CASO DI INQUINARE PIU’ DI QUANTOP INDICA IL PARLAMENTO EUROPEO . PER ETICA, SE SI PARLA DI AREE VERDI E NATURALI , IL WI FI DEVE STARE AL SUO POSTO.
NON INQUINARE PIÙ DI O,6 VOLT METRO.
ALTRIMENTI CHE ARCHITETTI DEL VERDE SIAMO?
BASTA CON IL WI FI COME REGALO SENZA CHE VI SIA STATO DIBATTITO.
BISOGNA DARSI DA FARE PER RIPORTARE TORINO A O,6 VOLT METRO.
SI PUÒ FARE COSA SI ASPETTA? SE NON ORA QUANDO?
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