TAO 10 Guardare lontano Stampa Email

Nei prossimi giorni sarà sfogliabile on line l’ultimo numero di TAO dedicato ad approfondire gli esiti dell’indagine condotta sui giovani architetti torinesi. Ecco qualche anticipazione.

Negli ultimi venti anni le facoltà di architettura hanno subito cambiamenti radicali che hanno visto moltiplicare le loro sedi, aumentare vertiginosamente il numero di laureati – fintanto che non è stato introdotto uno sbarramento – e di conseguenza gli iscritti agli ordini professionali. Tutto ciò in assenza di prospettive di lavoro.

In un periodo di profonda crisi, come questo che stiamo attraversando, di tutto si sente il bisogno tranne che di architetti, che appartengono a una di quelle categorie che non possono neppure scioperare per far valere i loro diritti. Ve l’immaginate i 6.800 iscritti all’Ordine provinciale di Torino che incrociano le braccia manifestando in centro città? Quale disagio comporterebbero alla società? Farebbero forse innervosire solo i loro clienti per i probabili ritardi nella consegna dei progetti (sempre che ne abbiano).

E chi ha notizie di Daria Cini, il presidente dell’Ordine di Aosta che si è da poco dimessa per protestare contro i ribassi dell’85% chiesti dalla pubblica amministrazione? Ha avuto proseliti? Eppure, nonostante la sofferenza per una certa immobilità della situazione formativa e professionale, che riguarda soprattutto chi ha scelto l’architettura come percorso di studio e come attività lavorativa, il mestiere conserva ancora fascino e attrattiva e scopre nuovi campi di interesse e di applicazione, impensabili fino a pochi anni fa.

Oltre che verso i più tradizionali settori della progettazione nell’edilizia pubblica o privata di nuova realizzazione o di riqualificazione, nella pianificazione, nell’interior design, nel restauro, nell’architettura del paesaggio, i professionisti orientano i loro interessi su altri settori quali il disegno industriale, la grafica su carta e web. Particolare attenzione è ora riservata anche al tema ampio della sostenibilità, a dimostrazione della capacità di cogliere l’urgenza del cambiamento imposto dai nuovi bisogni della nostra epoca.

Che cosa manca allora agli architetti per esercitare dignitosamente la professione?

Il network 4T ha condotto per l’Ordine di Torino un’indagine sui giovani iscritti under 40 e l’interpretazione dei dati di Luca Davico e Cristiana Cabodi è stata completata dal focus group OAT ‘Professione Creativa’ con i contributi di Roberto Albano, Marta Santolin e Laura Milan, nonché dalle riflessioni di esperti della formazione e del mercato: Francesco Profumo per il Politecnico, Rocco Curto presidente della Conferenza dei presidi delle facoltà di architettura, Anna Maria Poggi per la Fondazione scuola della Compagnia di San Paolo, Giuseppe Roma per il Cresme, Antonio Mura per il Censis e Andrea Cammelli per AlmaLaurea.

Il campione significativo di under 40 ha risposto in merito ai guadagni, alla soddisfazione personale, al valore del percorso di studi. Ne è emerso un quadro di incertezza per un futuro che non sembra promettere nulla di buono. Scarseggiano, per gli architetti di ogni età, gli incarichi sia dal pubblico che dal privato, i ribassi e gli sconti imposti sono umilianti, e i concorsi di progettazione – significativi soprattutto per i più giovani per misurarsi con il progetto e avere occasione di esprimere qualità – sono rarissimi.

In attesa della tanto agognata riforma delle professioni – l’ordinamento degli architetti ha 88 anni – si fa un gran parlare di giovani e della necessità di valorizzarli e di riservare loro un futuro professionale; eppure, mentre, grazie ai loro versamenti contributivi, la cassa di previdenza pagherà certamente gli architetti prossimi alla pensione, nulla può essere garantito per la loro vecchiaia.

Questo numero monografico, arricchito dalle finestre di Matteo Pericoli, si intitola Guardare lontano e desidera essere di buon auspicio per i giovani architetti, perché le loro prospettive non siano bloccate e le loro speranze disattese, perché non rinuncino alla formazione continua, perché abbiano accesso al credito per iniziare e per far progredire la loro attività, perché sappiano affrontare la crisi unendo le forze e non isolandosi.

SFOGLIA TAO 10

27 10 2011

 

Commenti   

 
+1 #4 lorenzo 2011-11-03 17:29
Sono direttore e cofondatore di uno studio di architettura con sede a Londra e ultimamente ricevo parecchi cv di neo laureati italiani giustamente desiderosi di lavorare in uno studio all`estero ed iniziare un percorso nel duro mondo della professione; il problema e` che, nella maggior parte dei casi, sono CV compilati su un prestampato con il simbolo Europass (stelline con bandierina blu) come se questo fosse una garanzia (o una minaccia!) sufficente ad ottenere un lavoro. In questo documento, dal carattere un po` intimidatorio, non vi e` traccia alcuna di disegni, plastici, o un qualsisasi tipo di idea progettuale/gra fica che dimostri le capacita` del candidato. In compenso e` pieno zeppo di informazioni sulla patente di guida, hobbyes e passioni e una generica velleita` di “fare un`esperienza all`estero”. Nella maggior parte dei casi devo nasconderli ai miei collaboratori perche` mi vergogno: i neolaureati italiani sono gli unici, dico gli unici in Europa a presentarsi in maniera cosi` povera e poco competitiva rispetto ai loro coetanei europei. Non puo` essere solo colpa dell`universita ` che non funziona, perche` le informazioni e le conoscenze sono comunque accessibili ovunque al di fuori dell`ambito universitario (molto piu` del passato) e sta alla bonta` della persona usarle per arricchire il proprio bagaglio e proporsi allo stesso livello dei loro pari Europei. Ho l`impressione che questi benedetti giovani, sicuramente non aiutati dall`istituzion e universitaria, siano pero` molto bravi a lamentarsi, a pretendere diritti, il posto fisso e cosi` via ma un po` meno a mettersi in gioco e a guardare oltre il simbolino blu con le stelline che tanto li rassicura.
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0 #3 curiosity kills the cat 2011-10-31 17:07
cambi mestiere o ricominci altrove e dove?
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+5 #2 Roberto 2011-10-28 18:03
Mandaci una cartolina.
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+3 #1 archigrammo 2011-10-28 15:54
Alleluja

sono contento che finalmente l'ordine incomincia a prendere coscienza del problema.
Non occorre veramente "guardare lontano", basta a chiedere a qualunque architetto che non abbia più di 45 anni.
Noi, la nuova generazione, quella dei lavori in nero, delle finte partita iva, delle DIA a duecento euro, dei mille euro al mese in studi milionari senza ferie,orari. Quelli che non saranno mai invitati ai concorsi di architettura, che non possono permettersi master milionari, che devono decidere se fare le vacanze d'estate o pagare l'aticipo dell'IVA.
Quelli che, "..guarda che di architetti, ho la fila fuori dalla porta"...


Ringrazio il nostro ordine che incomincia a dare voce alla cosa. Spero che venga fatto qualcosa per ridare dignità alla professione.

Io intanto, la prossima settimana chiuderò definitivamente lo studio, chiuderò partita iva, saluto inarcassa e lascio il paese.
Il "fascino della professione" non mi basta più.

Auguri a tutti
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