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Architetti fuori porta Stampa Email


Bernard Mauplot, Presidente de l'Ordre des architectes d'Île de France
, uno degli autori del prossimo numero di TAO e relatore della conferenza "Architetto in Europa. Confronti e proposte per il futuro degli Ordini" tenuta il 30 marzo, mette in luce una tendenza tra gli architetti nell'esercizio della professione in Francia: "il ritorno ad agenzie più strutturate, organizzazioni in reti o in società in alternativa all'esercizio solitario della professione per essere finanziariamente più forti, più reattivi, maggiormente in grado di soddisfare le diverse esigenze e le nuove forme di committenza".

Il 36% degli iscritti all'Ordre des architectes d'Île de France fa parte di società di architettura e la tendenza è maggiormente diffusa tra i giovani.

La costituzione di società di architettura potrebbe anche in Italia rappresentare uno strumento per dare vita a soggetti più competitivi e più forti, in grado di far valere i propri diritti?


30 03 2012

 



Non sempre è facile essere accolti nelle comunità straniere e l’iscrizione ad un Ordine spesso non garantisce il radicamento nel territorio. Ci racconta la sua esperienza Hugh Dutton, un architetto inglese in Francia:
“L'Ordre des Architectes è un'organizzazione essenziale, ma più nel suo ruolo simbolico, come manifestazione della coscienza dell’architetto. L’Ordre offre molti servizi e 'conseil', pubblicazioni e assistenza. Per l’insegnamento, l'Ordre è un riferimento importante da questo punto di vista. Tuttavia, nelle piccole difficoltà della nostra esperienza quotidiana, siamo molto soli.

Io, un architetto inglese a Parigi, sono sempre un étranger non facente parte del 'Etablissement'. La mia esperienza di lavoro con un ingegnere Peter Rice ha fatto sì che io sia stato classificato come 'Bureau d'Etudes', piuttosto che come parte della comunità degli architetti.”

Si può essere ‘stranieri’ anche nella comunità degli architetti di cui si fa parte? Cosa può fare l’Ordine professionale per ridurre questo isolamento e aiutare gli architetti nell’esercizio quotidiano della professione?


Raccontateci le vostre esperienze e scrivete i vostri commenti.

22 03 12


Tra i prossimi autori di TAO Paola Boffo, architetto italiano laureatasi a Firenze e attualmente RIBA London Region Chair.

Uno stralcio dal suo testo per le vostre riflessioni:
“Un Ordine di professionisti, oggi, non dovrebbe porsi solo il problema della condotta professionale, dimensione implicita del ruolo dell'Ordine, ma dovrebbe invece fare attenzione a come generare nuove commissioni, nuovo lavoro, nuove occasioni di innovazione e trasferimento di conoscenze per continuare a fare Architettura in un mercato che sta cambiando e sta sviluppando approcci più orientati al benessere ambientale e sociale che alla capitalizzazione finanziaria ed economica.”

15 03 2012


Perché un architetto che ha studiato in Italia decide di lavorare all’estero?

“Per curiosità e per la volontà di mettersi in gioco”. Non ha dubbi Pier Massimo Cinquetti, consigliere dell’OAT che per l’Ordine di Torino si occupa di internazionalizzazione. “Rispetto ad altri colleghi europei, gli architetti italiani dimostrano magari meno tecnica ma una cultura più ampia e soprattutto maggiore flessibilità nell’affrontare un contesto molto diverso da quello di origine, sia per regole che per caratteristiche tipologiche edilizie”.

Un messaggio positivo e di speranza per quegli architetti che vogliono tentare la carta dell’estero per esercitare, con un’unica avvertenza: individuare attraverso l’Ordine professionale di competenza i partner locali con i quali condividere e scambiare esperienze nel loro paese.

“Ero un giovane architetto 38enne quando ho deciso di guardare ad altri contesti, prima in Cina grazie ad una collaborazione con un collega cinese conosciuto in Italia e poi in Bulgaria, paese dove ho vinto un concorso di progettazione, che mi ha fornito la motivazione per esercitare con continuità anche in quella nazione – dove sono iscritto alla Camera degli Architetti Bulgari – oltre che in Italia”.

E voi cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

09 03 2012


Che cosa spinge un architetto a lavorare in un paese diverso da quello di origine?
“La vita, il fato ed il cuore” per l’architetto Teresa Sapey che, laureata al Politecnico di Torino, lavora stabilmente a Madrid, dove ha fondato l’Estudio de Arquitettura Teresa Sapey nel 1990, uno studio internazionale specializzato in design d’avanguardia per case, negozi, ristoranti e oggettistica.
In Spagna, diversamente dall’Italia, per potersi iscrivere ad un ordine professionale non è necessario il superamento dell’esame di stato, ma è sufficiente il conseguimento della laurea; le tariffe sono orientative; gli iscritti sono soggetti ad un codice deontologico e possono unirsi in società composte solo da professionisti.
Ma quale valore ha per l’architetto e per la comunità la sua iscrizione all'Ordine professionale di competenza?
Teresa Sapey risponde laconicamente: “Ogni giorno meno, peccato!”

E voi cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

01 03 2012


 

Che cosa spinge un architetto a lavorare in un paese diverso da quello di origine? Quale valore ha per sè e per la comunità la sua iscrizione all'Ordine professionale di competenza?
Sei un architetto italiano iscritto all'albo di un altro paese?

Racconta brevemente la tua esperienza, segnalando alcuni dati: ammontare della quota, servizi offerti e di cui ti sei servito, che cosa giudichi negativamente, per quale motivo non torneresti in Italia.
Hai una doppia iscrizione in Italia e all'estero?

Motiva la tua scelta.
Sei un architetto straniero che ha scelto l'Italia?

Perchè? Che rapporto hai con il tuo Ordine?

23 02 2012

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