Il fragile patrimonio italiano Stampa Email

Questo non è un Paese civile

L’Italia è un Paese in cui non si tutela il patrimonio culturale e non si protegge la vita di chi abita l’architettura e la città.
Gli esempi del recente terremoto emiliano e di quello più lontano de L’Aquila mostrano come esista un modo per prevenire i danni di un terremoto; il sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi sottolinea infatti come in entrambi i casi, laddove sono stati effettuati interventi di restauro, non ci siano stati crolli. Ma mancano i piani paesaggistici. E spesso manca la volontà di pianificare.

L’Italia è un Paese in cui dopo i danni di un terremoto le città non vengono ricostruite e sono sostituite da anti-città.
L’Aquila è “un enorme buco nero, un luogo di non-vita dove tutto è restato allo stadio di detrito, di avanzo. Esito, come davanti a un corpo vivisezionato, a elencare quel che s'intravvede negli squarci dei muri: una moka rimasta sui fornelli, le piastrelle illese d'un bagno, una foto appesa alla parete. […] La città com'era prima (come dovrebbe essere ogni pòlis) è cancellata, non solo dal terremoto: la sua metamorfosi in centro commerciale è possibile. […] Le New Town sono anti-città: sono dormitori, fanno pensare all'autistico rinchiudersi in casa che i giapponesi chiamano hikikomori. Sono un'insidia perversa, inoltre. In pratica sono regalate, in comodato gratuito: il comodante le consegna al comodatario perché se ne serva per un tempo determinato, con l'obbligo di restituirle intonse. Non puoi portare mobili della tua casa.

da “L'Aquila, la città che non c'è più invasa da New Town fantasma”
di Barbara Spinelli,  La Repubblica, 6 giugno 2012.

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07 06 2012


In Italia 6 milioni e 267 mila edifici risiedono in area sismica, 1 milione e 259 mila in area a rischio idrogeologico. Questi edifici sono il nostro patrimonio, sono, parafrasando le parole di Salvatore Settis, un pezzo della nostra identità e della nostra memoria storica, ma sono una eredità fragile, che rischia di andare perduta per sempre, come ha confermato il recente sisma in Emilia Romagna.

Ricostruire per porre rimedio ai danni di un evento naturale affinché la memoria non vada persa è importante, ma prevenire è fondamentale. Ad esempio attuando il piano per la protezione del patrimonio monumentale dal rischio sismico messo a punto nel 1983 da Giovanni Urbani e mai concretizzato. Oppure creando un fondo pubblico attingendo ad una quota dell’IMU e introducendo l’obbligatorietà del libretto dell'edificio che certifichi lo stato di sicurezza dell'immobile, come propone il Consiglio nazionale degli Architetti.

Altrimenti alla prossima calamità ci ritroveremo di nuovo inermi a piangere le nostre ferite.

Guarda l'intervista a Salvatore Settis su La Repubblica TV.


24 05 2012

 

Commenti   

 
+2 #2 Donatela DAngelo 2012-06-08 23:05
Conosco molto bene quelle zone essendo mia mamma di Finale Emilia ed avendo gli anziani parenti ancora lì residenti anzi sino alla notte del sisma residenti proprio sotto la Rocca di Bartolino da Novara ,gran costruttore di Rocche militari in tutto il nord d'Italia (la zona padana) poi divenute residenze come il Castello di Ferrara.
Così affezionata che feci un "gemellaggio" simbolico tra la Rocca di Finale e quella di Settimo Torinese ,da me restaurata nel 2003 e a cui sia io che il Sindaco del comune piemontese dedicammo un libro;
avvisai più volte i vari Sindaci di Finale d'intervenire strutturalmente sulla Rocca (che presentava vistose fessurazioni) e non solo ad appesantire solai con nuove pavimentazioni delle pur pregiate piastrelle emiliane....la Rocca era malata da tempo ed ora mi piange il cuore vedere, quello che è stato il mio primo approccio con un bene culturale, in frantumi ,così come il bellissimo Palazzo Borsari e Veneziani ,il Duomo e la Torre dell'Orologio,d iventata ahimè Simbolo del sisma.
Pochi a Torino ma anche in altre parti d'Italia sanno che questi piccoli Centri Storici ,conosciuti per l'economia forte ,l'agricoltura, i motori, hanno viceversa un patrimonio storico rilevantissimo. .Ne sapeva qualcosa Giorgio Bassani che riaccompagnai a Finale quando Lui era Presidente naz di Italia Nostra ed io Pres della sez di Torino, a visitare il cimitero ebraico ,altro vanto del paese...
Sono ovviamente a disposizione per offrire il mio contributo culturale e tecnico verso degli edifici che ben conosco da anni e per i quali spero che la memoria non vada irrimediabilmen te perduta...
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+1 #1 redazione taomag.it 2012-06-01 10:43
EMERGENZA SISMA EMILIA ROMAGNA: IL CONTRIBUTO DEL CNAPPC

E' già attivo, presso la Federazione degli Ordini degli Architetti PPC dell'Emilia Romagna, il Coordinamento degli Architetti italiani, che stanno offrendo il loro contributo volontario alle attività della protezione civile, partecipando alle ispezioni per certificare l'agibilità degli edifici danneggiati dal sisma che ha colpito l'Emilia Romagna.

Dieci squadre sono già scese in campo, mentre il Coordinamento Operativo lavora costantemente per programmare gli accertamenti che saranno eseguiti nelle prossime settimane. La selezione dei volontari avviene facendo riferimento agli elenchi dei volontari compilati dagli Ordini o dalle Federazioni/Con sulte, in adempimento alle indicazioni di cui alla circolare n°71 del 29 maggio e della nota informativa n°1 del 30 maggio.

www.awn.it
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