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Reclaim the screens

Dalla richiesta di aiuto di un naufrago in una bottiglia di vetro ad un tweet trasmesso sul web, qualunque messaggio presuppone un destinatario che “apra” e legga. A meno che chi ha in mente un messaggio non possa scriverlo direttamente sui muri.
È un po’ questa l’idea del collettivo artistico VR/Urban, che, promuovendo una riappropriazione collettiva degli spazi urbani attraverso dei “graffiti luminosi”, invita a partecipare alla loro performance “Reclaim the screens” per un’informazione accessibile e tangibile inserita nel programma di Share Festival e nella Notte delle arti contemporanee di Torino. Chiunque sabato 10 novembre potrà scrivere un sms e lanciarlo con una particolare fionda su una parete pubblica e precisamente quella dell’ingresso del padiglione centrale del MOI dalle 21 alle 24.

E tu, quale messaggio vorresti spedire con la fionda?


25 10 2012


Open Your City

Il filo conduttore dell’edizione 2012 di Share Festival (che inaugura il 30 ottobre a Torino col titolo “Open Your City”) è il concetto dell’open source, non inteso solo a livello puramente tecnologico, ma soprattutto etico e culturale.
Secondo Simona Lodi, art director del festival, “attualmente tutte le riflessioni sulla città ruotano attorno al concetto di ‘smart city’ e si basano su una prospettiva tecnocratica secondo la quale il cambiamento può avvenire solo per mezzo della tecnologia. Questo invece non è sufficiente. È necessario innanzitutto promuovere un cambiamento culturale. Una città aperta è una città in cui i cittadini partecipano alla vita pubblica, in cui si apre la porta di casa agli altri, perché la città è un bene comune.”
Non è casuale l’utilizzo del termine ‘Your’ nel titolo: il festival si concentra sulla necessità di responsabilizzare i cittadini ad una riappropriazione dal basso della città, non solo di spazi fisici, ma anche politici e culturali, per un cambiamento del paradigma da città verticale a città orizzontale.
“Per gli artisti presenti in mostra, ‘aperto’ è soprattutto non finito, non chiuso; la partecipazione si esprime attraverso una rinuncia del copyright sui propri lavori in funzione della condivisione. Il ruolo dell’arte in questo processo è fondamentale perché offre una prospettiva di riflessione sul futuro della città e fornisce gli strumenti per un’analisi anche critica.”

18 10 2012


aperto [a-pèr-to] agg., s.

Un luogo aperto è spazioso, come una piazza; se è in mare aperto o in aperta campagna è lontano dalla costa e dall’abitato.
L’aggettivo “aperto” può avere significati diversi per lo più positivi ma anche con risvolti negativi.
Una città si considera aperta se è accogliente, democratica e favorisce l’integrazione.
Durante la seconda guerra mondiale, però, le città dichiarate aperte erano quelle consegnate all’occupazione del nemico. Una dichiarazione che, se unilaterale, non ha potuto garantire la protezione di alcune città dichiarate aperte e comunque bombardate e violate, come Belgrado e Roma.
Che cosa fa di una città un luogo aperto? È una questione fisica, sociale, amministrativa, …?

11 10 2012

 

Commenti   

 
+1 #8 redazione taomag.it 2012-11-06 15:10
grazie per il commento. A beneficio di chi non conosce la scuola Boncompagni di Via galvani 7 a Torino, riportiamo le informazioni tratte da www.museotorino.it
La scuola è citata nel libro Cuore di De Amicis, ma si hanno testimonianze già dal 1871 quando, con il nome di Scuola Borgo San Donato, si tenevano le prime lezioni in via San Donato e in via Balbis.
Ampliamento: 1926; Variazione: 1884. Intitolazione a Carlo Boncompagni; Inaugurazione: 1884; Rifacimento: 1960 - 1980
La Scuola elementare Carlo Boncompagni oggi fa parte dell’Istituto Comprensivo Pacinotti e dal 1985 ha come succursale l’elementare De Filippo. Già nel 1871 la scuola è presente con la sezione femminile in via San Donato 19 e la maschile, con corsi sia diurni che serali, in via Balbis. Le due sezioni sono riunite nel 1882 quando si inaugura il nuovo edificio scolastico, costruito nella sede attuale su progetto dell’architetto Pecco. Due anni dopo avviene l’intitolazione a Carlo Boncompagni (1804-1880), ministro della Pubblica Istruzione e promulgatore delle leggi scolastiche piemontesi del 1848. Nella scuola vengono sperimentati i ricreatori festivi aperti dal Comune per intrattenere gli alunni fino alle 17 in giorni non scolastici. Una relazione del 1898 indica la Boncompagni come modello «di edificio scolastico razionale e moderno»¹, già dotato di sistemi di riscaldamento e di palestra. La capienza di 24 aule ben presto diventa insufficiente e nel 1902 si affittano altre dieci stanze in un edificio privato in via Susa. Sono gli anni in cui è preside Michele Lessona e in cui si stabilisce il primo ampliamento dell’edificio, realizzato poi solo nel 1926. Questi lavori permettono di recuperare altre 15 aule, bagni, cucina, una terza entrata e una sala laboratorio del legno e del ferro per il corso integrativo di avviamento professionale, istituito dal Comune a partire dal 1923. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Boncompagni viene usata come infermeria e negli anni successivi ospita i corsi del liceo classico Cavour la cui sede era inagibile. Negli anni Cinquanta-Sessa nta la scuola ha due succursali in via Vidua e in via Le Chiuse, la sola sede ospita oltre 1500 alunni. Gli anni Sessanta e Ottanta vedono nuove ristrutturazion i per attrezzare aule-laboratori o per i progetti di sperimentazione . Oltre a via Le Chiuse si sommano le succursali in via Del Sarto con solo quarta e quinta elementare e una in piazzale Umbria con solo una prima e una seconda, per un totale di cinque classi e 112 alunni. La succursale di piazzale Umbria presentava una struttura sperimentale che, per far fronte all’estremo bisogno di spazi scolastici di quegli anni, ricorreva a aule mobili su ruote.
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+1 #7 Mila 2012-11-05 17:54
Ciao a tutti!
Ho quasi 10 anni, e la città aperta a tutti è il sogno di tutti i bambini ed è per questo che ho voglia di dire la mia. Alla fine del quarto anno di primaria abbiamo realizzato un progetto di apertura della scuola Boncompagni, al quartiere; a questa iniziativa, dopo mille difficoltà prodotte dalle ISTITUZIONI, Siamo riusciti col supporto dei genitori e delle insegnanti a richiamare più di mille persone in un giorno. Abbiamo avuto modo di rappresentare le nostre capacità creative: spettacoli teatrali, realizzazioni di costumi e maschere, giochi e interscambio di cibi di varie culture, coinvolgendo più di 1000 persone. Questa per me è la città aperta. Spero che i GRANDI ce lo lascino fare ancora. LO VOGLIAMO!!!
P.S: La nostra scuola è molto rovinata soprattutto nei muri esterni
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+1 #6 Raffa 2012-10-26 12:10
sveglia..la vita non ti aspetta!!!
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+3 #5 Giovanni 2012-10-17 17:29
Una città aperta è una città disponibile al cambiamento e all'innovazione .
Una città aperta è una città curiosa, che ha sete di novità culturali, politiche, tecnologiche,.. .
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+4 #4 Francesca D. 2012-10-14 13:51
Aperta è una città che integra ed accoglie.
Ma una città può esser tale solo se tutti coloro che ne partecipano condividono questo valore.
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+4 #3 Laura 2012-10-12 09:56
Una città aperta è una città con regole chiare, ordine, decoro. Chi vive in un posto bello si sente a suo agio, lo rispetta e desidera condividerlo.
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+6 #2 Francesco 2012-10-11 20:12
Una città aperta è una città in cui l'informazione è liberamente accessibile (open data).
Parlo di informazione di vario tipo: social networks, dati ambientali, dati geografici e demografici eccetera.
L'interazione, lo scambio di informazione, l'incontro è il seme della città e della cittadinanza.

Con l'era delle nuove tecnologia la città ha una grande opportunità di re-inventarsi e riscoprire l'importanza dello spazio pubblico aperto.
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+7 #1 carlo 2012-10-11 19:09
Una città aperta è una città interconnessa, con i gruppi sociali che si frequentano, si mescolano e si intersecano, con le attitudini e le specificità culturali e intellettuali che si sovrappongono e si amplificano. Una città partecipe e "bottom up" dove le sollecitazioni partono dal basso e si ordinano e si addensano in alto, dove i ruoli decisionali selezionano i contributi migliori. Una città in scambio vero e non conflittuale (di tregua armata mascherata da festival in comune) con le città vicine. Una città ospitale ma anche "ospite" ove per ospite si intende il maestro di cerimonia dell'accoglienz a nei confronti di chi viene a portare idee anche diverse.
Cosa intendo? Il clima e la temperie di Firenze e delle capitali del Rinascimento nel 400, di Roma nel 500, di Napoli e Palermo nel 700. di Milano e Torino stessa nell' 800, di Parigi e di Vienna a fine 800, di Londra New York, L.A. e San Francisco negli anni 60, di Berlino, Barcellona, Madrid, Parigi e N.Y. negli anni 80 di Shangai, Hong Kong Rio De Janeiro e Buenos Aires Oggi ecc ecc.
Torino non è così. La glaciazione dei fedeli alla linea dura da 40 anni e fenomeni come la recente farsa della vendita, cammuffata variante di riqualificazion e,alla Continassa lo testimoniano. Torino è ancora una città chiusa. Ha sempre bisogno di un nemico per dire io non sono mica quella cosa lì. Si piange addosso e dorme sugli sugli allori. Scambia per sofisticazione chic la spocchia snob.Mostra undestantment ma nasconde mancanza di coraggio e di idee.
Torino è l'avanguardia dei conservatori incartapecoriti che gridano "formidabili quegli anni" mentre qualcuno sta già schiacciando il tasto reset.
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