Parola d'ordine: riqualificare Stampa Email

 

Modalità di gestione del precario patrimonio edilizio

Il patrimonio edilizio pubblico e privato, soprattutto quello che ha superato il mezzo secolo di vita, sta dando preoccupanti segnali di decadimento. La vetustà dei manufatti è acuita dalla necessità di adeguarli alle esigenze di sostenibilità ambientale, operazione non sempre semplice sull’esistente. La complessità degli interventi ha a che fare innanzitutto con le scarse risorse economiche disponibili (e non sempre utilizzate adeguatamente), complicata da norme che ostacolano la collaborazione tra pubblico e privato e dalla difficoltà di operare una verifica complessiva basata su indicatori misurabili dell’opportunità di recuperare anziché sostituire i manufatti edilizi.

Accesso al credito e incentivi per la riqualificazione energetica, individuazione di figure strategiche di riferimento per la verifica e la gestione di servizi, progettazione, esecuzione e gestione integrata sono azioni sufficienti per aspirare agli obiettivi indicati dall’UE in tema ambientale?

Le strategie pianificate dalle Amministrazioni, le green mission aziendali, le opportunità di finanziamenti offerte dagli Istituti bancari devono avere nei cittadini partner sensibili e preparati e negli enti di ricerca idee creative e innovative.

La Fondazione OAT ha attivato il workshop scenario Smart Building +1 (www.smartbuildingtorino.it): residential, public and industrial buildings, oggi (7 dicembre 2012) alla verifica di enti pubblici e privati.

Come è possibile gestire il precario patrimonio edilizio? Quali devono essere le priorità? Chi deve essere coinvolto e chi decide?


07 12 2012


 

Drastiche soluzioni e qualità della spesa

Abbiamo chiesto a Umberto D’Ottavio, assessore all’Istruzione e Edilizia Scolastica della provincia di Torino, come è possibile arginare i problemi che minacciano la sicurezza negli edifici scolastici, in assenza di risorse da investire per la manutenzione.

Da tempo mi chiedo perché intorno al dibattito sullo stato dell’edilizia scolastica non intervengono “i tecnici”. Non credo, infatti, che l’argomento possa essere limitato al tema delle risorse scarse che la politica mette a disposizione per affrontare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici.
Ritengo, invece, indispensabile, una considerazione sulla qualità della spesa, magari con qualche riflessione sulle tecniche di costruzione e sulle soluzioni più adeguate per offrire ambienti idonei all’apprendimento.
A Torino siamo diventati tragicamente famosi per il continuo crollo di controsoffitti. Sono proprio indispensabili? Credeteci, più volte mi sono chiesto se, essendo questo il nostro tallone d’Achille, non si possa pensare a drastiche soluzioni. Qualcuna l’abbiamo già messa in atto: abbiamo eliminato per esempio le controsoffittature come quelle del Darwin negli altri sei edifici dove c’erano.

Esiste una fotografia attendibile dello stato di salute degli edifici scolastici? Le scuole non dovrebbero essere la cifra per giudicare le credenziali di una città che si definisce smart e pronta alle sfide della sostenibilità?

La presenza nel nostro territorio di un sistema di controlli attento ha messo in crisi il nostro parco edifici che al 50% non è nato per essere scuola o che è stato costruito prima del 1970.
Il rapporto 2012 di Legambiente ha inoltre evidenziato come per il 40% degli edifici scolastici del nostro Paese costerebbe di più metterli a norma (dall’antisisma ai vetri anti sfondamento) che costruirne di nuovi.
Credo però che una discussione seria sull’argomento non possa che partire da una considerazione nazionale con la messa a disposizione di risorse e con la precisa indicazione di soluzioni costruttive impostate alla sostenibilità e alla riduzione dei costi di gestione.
Nella nostra provincia abbiamo già degli ottimi esempi. Alcuni Comuni hanno realizzato edifici bellissimi, con livelli altissimi di efficienza. Quasi sempre frutto di scelte illuminate di amministrazioni che hanno sacrificato interi bilanci alla scuola e spesso in beata solitudine, cioè, senza sostegno alcuno.
Quanto dobbiamo ancora aspettare per avviare un circolo virtuoso, invece di sopravvivere in un circuito vizioso che rischia anche di sprecare le poche risorse a disposizioni? Non basta una scelta locale, fatta anche di splendidi episodi, serve una scelta nazionale che in questo caso avrebbe anche la funzione di intervento anticiclico nella crisi creando lavoro nel territorio.
Non basta pensare di cancellare le Province o i Comuni per risolvere i problemi, non importa chi ma qualcuno dell’edilizia scolastica se ne deve occupare. A meno che non sia questa la scelta: di non occuparsene.


29 11 2012


Lo sguardo dritto e aperto nel futuro

Ai giorni del terremoto in Emilia Romagna è seguito l’appello degli Ordini locali ai propri iscritti perché tutti si rendessero disponibili per i sopralluoghi di emergenza. “Gli architetti qualificati con i corsi per la gestione dell'emergenza sismica rimangono prevalentemente a disposizione della protezione civile. Gli architetti non qualificati potranno essere impiegati a supporto dei Comuni per le prime verifiche dei danni”.

La drammaticità di eventi come il terremoto e l’alluvione, che rendono l’Italia un territorio vulnerabile e un paese in costante emergenza ha convinto il Consiglio Nazionale degli Architetti a reagire con una proposta concreta per un ruolo sociale degli architetti. Di una settimana fa infatti l’ufficializzazione della costituzione di presidi locali di protezione civile presso gli ordini provinciali e le consulte/federazioni regionali.

Le case, le scuole e le fabbriche, per la loro vetustà, cattiva realizzazione, mancata manutenzione o scorretto intervento, non temono solo fattori esterni straordinari e di grande entità distruttiva.

Il 23 e 24 novembre Cittadinanzattiva organizza la X Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole, appuntamento ormai fisso per migliaia di scolaresche di tutta Italia. Sono giornate queste che ricordano tristi anniversari: il terribile terremoto dell’Irpinia del 1980 e quello del 2002 con epicentro a Campobasso e il crollo dell’intera scuola elementare di San Giuliano di Puglia, in cui morirono 27 bambini e un’insegnante. Ma Il 22 novembre di quattro anni fa Vito Scaffidi moriva per il crollo del controsoffitto della sua classe al liceo Darwin di Rivoli in provincia di Torino e dalla ripresa dell’anno scolastico la crescente presenza in cronaca delle notizie di nuovi cedimenti strutturali nelle scuole italiane preoccupa.

Gli edifici scolastici dovrebbero assurgere a simbolo della nostra fragilità, della nostra incuria, della nostra colpa. Perché nella scuola e dalla scuola i nostri ragazzi dovrebbero vivere per imparare a sostenere uno sguardo dritto e aperto sul futuro.

Sembra che finalmente si stia facendo strada un’architettura della solidarietà, della green economy delle case bioclimatiche a basso costo e a basso consumo, eticamente corretta che fa scuole e ponti invece di voler essere solo la rappresentazione di un potere magniloquente, come ha osservato il giornalista Stefano Bucci.

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Mancano però soldi e iniziative del Governo. Che cosa fare allora? Chi può faccia la sua parte. Il 22 settembre scorso il concerto di 14 artisti italiani a Campovolo ha raccolto fondi per la ricostruzione di una scuola emiliana, dopo il recente terremoto.


Rimane però da garantire la sicurezza quotidiana per chi è a scuola tutti i giorni. Proposte?

22 11 2012


 

Il concorso come risposta

“In certi casi è certamente opportuno abbattere e ricostruire. I costi della riqualificazione non sarebbero inferiori, e, in situazione di particolari ristrettezze economiche e di lavori necessariamente parziali, non garantirebbero l’edificio in modo definitivo”
Così Mario Carducci, consigliere della Fondazione OAT, riconosce fragilità ma anche potenzialità all’edificio scolastico: “La scuola può costituire un efficace elemento di riqualificazione anche dell’isolato a cui appartiene, per la capacità di aprirsi alla zona urbana in cui insiste”.
Come è possibile però ottenere un progetto che risponda davvero alle esigenze di riqualificazione e apertura al quartiere?
“Lo strumento esiste ed è il concorso, che, obbligatorio per legge, dovrebbe diventare prassi ordinaria per scegliere il migliore progetto. Una grande responsabilità è affidata a chi redige e gestisce il bando”.
Augurandoci che un bando costruito con intelligenza e attenzione porti ad una naturale selezione dei concorrenti più sensibili, consapevoli e preparati e, quindi, a un buon progetto, è oggi più che mai necessario e urgente trovare le risorse per realizzarlo.

15 11 2012



Vi state ancora chiedendo che cosa sia meglio tra costruire il nuovo o riqualificare il vecchio?
Nessuna persona che abbia a cuore l'ambiente e il territorio riterrebbe oggi possibile perpetrare il consumo di suolo.
È vero però che in Italia circa il 55% delle famiglie abita in case costruite prima del 1971 (dato Censis) e che abitazioni vecchie di oltre 40 anni necessitano di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per fronteggiare il decadimento funzionale e strutturale.
Quali problemi (ed eventualmente quali opportunità) si aprono per il professionista e per il proprietario? La crisi economica non sembra poter incentivare il settore edilizio nonostante presumibili agevolazioni fiscali per opere di riqualificazione.
Che dire poi del patrimonio immobiliare pubblico? Quello che rimane invenduto dalle operazioni di risanamento delle casse comunali in quale stato versa? A chi fosse interessato, suggeriamo la lettura del X Rapporto 'Sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici':
www.cittadinanzattiva.it

Alcuni casi, particolarmente gravi, suggerirebbero l'abbattimento a favore del nuovo...


08 11 2012

 

Commenti   

 
+3 #5 Pietro Florio 2012-12-04 12:00
Le scuole della provincia di Torino non sono solo affette da una qualità costruttiva inadeguata. Anche l'incuria nella gestione è causa di notevoli sprechi. Uno studio del Politecnico di Torino del 2010 rileva come il 73% di un campione di 101 scuole site sul territorio provinciale non effettui erogazione parziale del riscaldamento durante l'orario scolastico (cioè il riscaldamento è sempre acceso in tutti i locali per tutta la giornata). Una possibile soluzione è il ricorso a tecnologie di monitoraggio e controllo automatico degli impianti, che inducono risparmi anche notevoli, come ho potuto constatare nella mia tesi di Laurea... qui un breve estratto

https://docs.google.com/open?id=0Bwfwdh6ZWz58VzRIYkpybFZiVzA
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+6 #4 Carlo 2012-11-12 16:15
Credo che attualmente manchi ATTENZIONE e QUALITA' nel costruire, sia opere pubbliche che private! l' importante è spendere poco, poi cosa importa se dopo due mesi iniziano i primi problemi
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+5 #3 Arianna 2012-11-12 15:44
La scuola è povera da sempre. A metà degli anni '70 frequentavo la scuola elementare M.L.King e durante i giorni di chiusura per festività i genitori si organizzavano per piccoli interventi di manutenzione, uno su tutti la ritinteggiatura . Ancora oggi i genitori, oltre a dividersi il costo per l'acquisto di materiali di consumo e attrezzature per la classe, suggeriscono interventi sugli spazi comuni della scuola, come i bagni, troppo spesso in condizioni igieniche vergognose a causa dei rivestimenti logori o rotti e di impianti obsoleti o mal funzionanti. A chi spetta il compito di verificare lo stato degli ambienti? Il personale scolastico è formato in tal senso?
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+4 #2 raffaluz 2012-11-12 13:48
E che dire degli ospedali? Che ogni 30 anni andrebbero abbattuti e ricostruiti, se si potesse tener conto del solo fattore di "infettività" intrinseca?
è necessario trovare e evidenziare indicatori dei costi nascosti, diretti e indiretti, dell'obsolescen za edilizia. si potrebbe scoprire quanto c'è da guadagnare da operazioni di sostituzione solo apparentemente costose e inaffrontabili. ..
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+6 #1 Liana Pastorin 2012-11-11 19:30
Domenica su La Stampa l'articolo di Martinengo e Gaino "Scuole da abbattere" che riporta il commento dell'assessore all'Istruzione Pellerino.
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