Appello per la tutela dell’architettura industriale moderna Stampa Email

 



Progetto e ricerca, saldati nella sperimentazione dell’architettura, costituiscono la cifra del lavoro di Guido Laganà, curatore dell’esposizione dell’opera di Oscar Niemeyer in occasione del XXIII Congresso Mondiale degli Architetti UIA Torino 2008 e dell’antologia (G. Laganà, M. Lontra) Oscar Niemeyer 100, Electa Editrice, 2008.
Ci parla di Pierluigi Nervi ed Oscar Niemeyer, di destini incrociati, recuperando il concetto di bellezza come funzione dell’architettura e ammonendo dal pericolo di conservare senza capire.

Venti anni dividono i progetti delle cartiere Burgo a Mantova e dei loro uffici a San Mauro Torinese.
Pierluigi Nervi disegna la fabbrica sospesa nel 1961, Oscar Niemeyer, progetta la “grande ruota“ nell’80.
La prima illustra l’impeto della ripresa industriale dell’ Italia postbellica; la seconda la sua maturità.
Entrambe testimoniano la capacità dell’architettura di interpretare le fasi di un processo produttivo ed una civiltà, la civiltà industriale
.
Entrambe vengono oggi abbandonate ad un destino incerto, segnato dalla recessione e dal consolidarsi di una nuova epoca, l’epoca della globalizzazione economica.
Se, tuttavia, tentiamo di decodificare il linguaggio architettonico di cui sono fatte, ci accorgiamo ben presto come esse siano l’espressione di veri e propri programmi compositivi, non la meccanica traduzione di funzioni.
La sospensione della fabbrica di Nervi è certamente ispirata da precisi fattori produttivi, così come le geometrie di Niemeyer rispondono a criteri microclimatici e di organizzazione del lavoro negli uffici.
Ma l’opposizione tra pesante / leggero (la fabbrica sospesa), tra vuoto e pieno (la corona sollevata da terra e segnata dall’alternanza tra pannelli opachi e vetrati del prospetto), sono elementi di una ricerca che indaga le sorgenti del bello.
Questa mi sembra la prima, essenziale, ragione per cui dobbiamo conservare questi testi di architettura. Non per cristallizzarli; ma per capirli e offrire loro nuove vite.
La reazione immediata al problema della tutela e della salvaguardia - anche la mia, lo confesso - è quella di conservare l’involucro attraverso l’immissione di funzioni compatibili. Come se solo nuove funzioni possano dare a queste opere il diritto a sopravvivere.
“E se fosse la bellezza”, invece, come soleva ripetere Niemeyer, “la funzione dell’architettura?”.
Forse con questi occhi nuovi potremmo affrontare il problema della salvaguardia attiva di questi edifici e di tanti altri, come questi, che popolano il nostro paese
.
Ho il sospetto allora che queste opere potrebbero offrirci non immaginati gradi di fungibilità e adattabilità a nuove funzioni e destinazioni.
Perché allora noi architetti, proprio per la nostra vocazione a progettare, a proiettare cioè la vista oltre, non assumiamo l’impegno civile e culturale ad avviare una riflessione - attraverso workshop per esempio - sulle nuove, possibili vite di queste opere?
Forse potremmo così contribuire a definire, al di là dei singoli casi, indirizzi e politiche di una gestione globale della cultura architettonica moderna e contemporanea sedimentata sul nostro territorio.

01 02 2013


DO.CO.MO.MO Italia, associazione culturale onlus per la documentazione, conservazione e valorizzazione dell'architettura moderna, lancia un appello per la tutela di due opere di Niemeyer e Nervi.
Ne parla Cristiana Chiorino.

L. P. Il patrimonio architettonico del secondo Novecento è in grande sofferenza perché la cattiva conservazione dei materiali ne impedisce il recupero o perché un cambio d’uso invasivo o a destinazione privata potrebbe negare per sempre al pubblico la riconoscibilità del progetto originale. Di quali edifici vi state occupando?
C.C.
Come DO.CO.MO.MO Italia vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica su due grandi opere, la cartiera di Mantova di Pier Luigi Nervi e la sede degli uffici di San Mauro Torinese di Oscar Niemeyer, entrambe realizzate per il produttore piemontese di carta Burgo che ha sempre avuto un occhio di riguardo per generazioni di piccoli e grandi maestri dell'architettura. Opera matura di Pier Luigi Nervi, la cartiera, la cui elegante sagoma a ponte si staglia sul panorama del lago mantovano, è uno degli edifici industriali più importanti del Novecento. Unicum nella carriera progettuale del grande architetto e ingegnere italiano, la Cartiera Burgo di Mantova è una icona dell'architettura industriale moderna, un modello per via della sua unicità funzionale, chiarezza statica e intraprendenza compositiva: una struttura singolare in grado di risolvere pienamente le esigenze di funzionalità della committenza con un esito di grande forza espressiva.
A Torino invece la Burgo aveva commissionato gli Uffici Direzionali in corso Matteotti a Gualtiero Casalegno con Piero Versano (1955-56) – oggi ridestinati – e la sede di San Mauro Torinese a Oscar Niemeyer, realizzata tra il 1978 e il 1981.

L. P. Perché gli edifici di Mantova e San Mauro Torinese sono da considerarsi a rischio?
C.C. Il gruppo, ora noto come Burgo Group, il cui pacchetto di maggioranza relativa dal 2004 è stato acquistato dal Gruppo Marchi di Vicenza, ha annunciato la cessazione dell'attività produttiva nello stabilimento di Mantova a partire dal 9 febbraio.


È notizia invece di questi giorni che entro la primavera di quest'anno anche la sede di San Mauro verrà svuotata di tutti gli uffici e messa in vendita.
L'appello può essere letto su www.docomomoitalia.it ed è possibile firmare la petizione per la richiesta del vincolo della Cartiera su:
http://firmiamo.it/salviamo-la-cartiera-burgo-di-mantova.

24 01 2013

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna