Architetto, concilia? Stampa Email



Il genere femminile ha i numeri negli albi professionali (il 41%, di cui il 10% ha meno di 31 anni e il 35% è tra i 31 e i 40 anni), 16 donne siedono ai vertici di Ordini provinciali (su 104), il 27% siede ai CdA dei consigli provinciali e il 6% al nazionale. Il 54% degli architetti under 40 è donna e alcune più di altre hanno saputo imporsi come professioniste, ma a quale costo?*

Le professioniste vengono pagate meno dei colleghi maschi a causa di discriminazione di genere (la potenziale maternità è di per sé fattore penalizzante), ma anche per la necessità di ridurre il tempo per il lavoro a vantaggio della propria famiglia. Il lavoro è sovente totalizzante e non esistono incentivi che agevolino la professione, conciliandola con la sfera privata.

Il bell’articolo di Vittoria Capitanucci su L’Architetto di febbraio è un excursus su nomi noti dell’architettura di tutti i tempi, che offre una soluzione positiva: professioniste come Simona Malvezzi (Kuehn-Malvezzi), Giulia de Apollonia (ABDA), Alessandra Segantini (C+S) e Floriana Marotta (MAB) hanno scelto di associarsi con partner uomini e lavorano (alla pari) con soddisfazione in Italia e all’estero.

Altre testate giornalistiche (complice la ricorrenza dell’8 marzo) si stanno occupando di donne architetto che hanno superato la crisi: come Renata Sias, architetto e direttore responsabile di WOW! Ways of Working, e Caterina Tiazzoldi, architetto designer basata a Torino e New York (www.tiazzoldi.org), entrambe citate sul web di Repubblica.


Gli architetti Elisabetta Terragni e Luisa Fontana erano nella short list delle finaliste del nuovo “ArcVision Prize – Women and Architecture” premio internazionale promosso da Italcementi Group e vinto (l’aggiudicazione è di ieri) dall’architetto brasiliano Carla Juaçaba con il progetto padiglione Humanidade 2012 per Rio +20, con tre menzioni d’onore conferite alla spagnola Izaskun Chinchilla, all’indiana Anupama Kundoo e alla estone Siiri Vallner. Nella giuria, composta di sole donne, c’era Benedetta Tagliabue, fondatrice con Enric Miralles dello studio d’architettura EMBT.

Può il nostro Paese continuare ad ignorare le difficoltà delle donne architetto? Quali sono gli ambiti personali e professionali più penalizzati? Esistono soluzioni possibili?

Liana Pastorin

*I dati sono tratti dall’articolo di Lisa Borinato “Donna e architetto, le tappe di un percorso”, L’Architetto, febbraio 2013



08 03 2013

 

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