Progettare il buio Stampa Email



Intervista a Paola Urbano di Liana Pastorin


“Illuminare bene non vuol dire illuminare tanto”. Paola Urbano – torinese, membro fondatore dell’Apil associazione professionisti dell’illuminazione, dal 1992 docente di lighting design presso lo IED di Torino e per 10 anni alla Bilgi University di Istanbul -, è una lighting designer da 25 anni
, una progettista della luce, perché non basta essere architetto. Tra gli ultimi suoi progetti l’intervento su un vecchio edificio ottomano - ex deposito del sale - sul Corno d’Oro di Istanbul, destinato a uffici di un’agenzia di pubblicità, che nelle ore serali ospita anche eventi e mostre. Di corpi luminosi se ne vedono pochi, eppure la luce è la protagonista assoluta dello spazio, in un dialogo intimo con i materiali, di cui ne esalta la composizione, il colore e la funzionalità.

“La sfida, condotta su un manufatto di cui si è scelto di preservare la memoria e di accettarne i limiti spaziali come stimolo creativo, coniugando esigenze tecniche e volontà estetica, è stata facilitata dalla presenza di un cliente di grande sensibilità e dalla gestione del progetto - fin dall’idea iniziale - in team e sintonia con gli architetti incaricati della ristrutturazione”. L’edificio infatti riceve luce naturale solo dai lucernari e non ha finestre esterne, ma corridoi interni con aperture sapientemente illuminate artificialmente per restituire, a chi si trova negli spazi comuni e di passaggio, la sensazione dell’operosità delle diverse attività in svolgimento negli uffici.

Ma come si illuminano i luoghi di lavoro? “Ogni attività ha le sue esigenze, ma al di là delle normative, non c’è una regola generalizzabile. Ciò che conta è il valore della progettazione, l’analisi e la percezione dei luoghi, la sensibilità personale, la comprensione delle funzioni e il conseguente utilizzo di effetti luminosi e di soluzioni tecnologiche adeguate. Il tutto deve essere orientato a ottenere un ambiente di qualità e attraverso un attento controllo di tutti i parametri che concorrono alla progettazione della luce, abbiamo il dovere di creare luoghi in cui le persone stiano bene. Chi lavora nell’ex deposito del sale oggi gode di una luce confortevole, non monotona, che nel contempo valorizza gli spazi”.

Attenta alle questioni ambientali e di risparmio energetico - nel progetto di Istanbul impiega sorgenti ad elevata efficienza luminosa ed alta resa cromatica, ma assolutamente non alogene né lampade ad incandescenza.

Conoscenza dei manufatti, continua formazione e sensibilità estetica devono guidare le scelte dei professionisti. “Con la luce diamo la possibilità di vedere e indichiamo anche con quale gerarchia farlo”. Si può anche lavorare per sottrazione e Paola Urbano estremizza:  “Illuminare bene non vuol dire illuminare tanto o spalmare eccentrici effetti luminosi cromatici solo per attirare l’attenzione, a fronte di alcuni interventi invasivi, vorrei progettare il buio proprio per resettare l’alterazione percettiva e riportare l’attenzione al valore del progetto come atto primario per interpretare lo spazio e istruire l’importanza del concept della luce”.

I designer sanno progettare lampade che siano anche utili oltre che belle? “Sì e ad esempio sento molta affinità con Ross Lovegrove, di cui condivido la stessa sensibilità e attenzione verso i materiali e la loro interazione con la luce.”


29 03 2013

 

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