Riprendiamoci lo spazio. Gioverà al nostro tempo Stampa Email



Ci siamo assuefatti a farci depredare tempo e spazio?

Fino a metà degli anni Settanta, i bambini circolavano liberi e chiassosi nei cortili condominiali, i negozianti e i custodi di palazzi si intrattenevano sugli usci a chiacchierare, i vicini si conoscevano per gentilezza o per forza, complici i panni che sfuggivano alla presa di chi stendeva o la necessità di un bicchiere di latte o un limone a negozi ormai chiusi.

Reduci dai favolosi anni Sessanta del boom economico e demografico, ci si nutriva di quel tempo libero da dedicare alla famiglia e agli amici conquistando piazze, giardini e parchi in città. La condivisione era libertà come oggi la mancanza di tempo e spazio decretano la nostra prigione. La tecnologia ci ha illuso di far meglio e più in fretta, intasando al contrario ancor di più la nostra vita.

Così, a partire dagli anni Ottanta, gli amministratori di condominio, indifferentemente dalla zona della città in cui insistevano i palazzi o dal numero di abitanti, hanno esposto l’odioso cartello “Vietata ogni forma di gioco”. Agli adulti non è sembrato vero sostituire la permanenza in cortile dei bambini con la loro auto, salvo poi ritrovarsi a girare come fessi nell’isolato in cerca di parcheggio (quando il cortile risultava sovraffollato e successivamente interdetto anche alle auto), angosciati dai figli da raggiungere, non più tra amici (o vicini, ora per lo più sconosciuti) in un luogo sicuro e vigilati dall’occhio attento di un genitore che faceva di tanto in tanto capolino dal balcone sul cortile.

Oggi, ai cortili desolati fanno eco le piazze e i giardini a cui l’amministrazione cerca di dare dignità con sporadici restyling della pavimentazione e cura del verde (sempre meno presente per via della necessaria manutenzione) e investendo in artificiosi giochi per bambini, molti dei quali di dubbio interesse e di evidente pericolosità.

Gli adulti hanno fallito. Provate a chiedere ai ragazzini uno sforzo di fantasia per restituire ciò che gli abbiamo tolto: ci spiazzeranno! In occasione dell’evento torinese di Biennale Democrazia per esempio, alunni delle elementari hanno trasformato 100 sedie: riciclo e creatività per occupare spazio (venerdì 12 aprile dalle 10 alle in piazza Carlo Alberto), per ingannare il tempo, per riscoprire giochi antichi e inventarsene di nuovi.

Liana Pastorin

11 04 2013

 

Commenti   

 
+8 #1 Andrea 2013-04-12 17:09
La popolazione composta dalle generazioni tra i 30 ed i 50 anni presenta un 50% di famiglie mediamente allo sfascio con prole limitata anche per ragioni di scarso lavoro e reddito; il restante 50% non si è sposato nè ha figli per motivazioni simili a quelli che la famiglia ce l'hanno.
Poche famiglie (sane) = pochi bambini = società 1/2 malata
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