La questione dei Concorsi di Architettura Stampa Email



In che modo un grande architetto combatte la sua gara
per ottenere l'assegnazione di un progetto? Il documentario, intitolato The Competition e diretto dallo spagnolo Angel Borrego Cubero, ripercorre ciò che succede “dietro le quinte” di alcuni studi di progettazione tra i più noti a livello internazionale: Frank Gehry, Jean Nouvel, Zaha Hadid, Dominique Perrault e Norman Foster sono impegnati nell'elaborazione del progetto per il futuro National Museum of Art of Andorra, il primo nel principato sui Pirenei.

Il documentario non ha ancora una sua distribuzione, ma è già possibile guardare il trailer ufficiale della pellicola.

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10 05 2013

 


Intervista a Livio Dezzani (Direttore Programmazione strategica, Politiche territoriali ed Edilizia), con la collaborazione di Osvaldo Ferrero (Responsabile settore Attività di gestione e valorizzazione del paesaggio) e di Marina Bonaudo (Funzionario settore Attività di gestione e valorizzazione del paesaggio) per la Regione Piemonte.

Qual è l’approccio della Regione Piemonte nei confronti del concorso come strumento democratico per selezionare non architetti, ma progetti di qualità?

La Regione Piemonte in questi ultimi anni ha intrapreso importanti iniziative che, all’interno del quadro legislativo delineato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio entrato in vigore nel 2004, sono significative di una precisa e chiara volontà di porre il paesaggio al centro delle politiche di gestione del territorio.
Tra i provvedimenti legislativi approvati, uno dei più rilevanti per la valorizzazione paesaggistica è la legge regionale n. 14/2008 “Norme per la valorizzazione del Paesaggio” che, prioritariamente, intende promuovere una cultura comune maggiormente sensibile al paesaggio, non soltanto per il rilevante contributo che esso svolge per il benessere delle popolazioni, ma anche perché costituisce un elemento essenziale per il successo delle iniziative economiche e sociali, siano esse pubbliche che private.
In questo quadro il ricorso al concorso di idee nella progettazione paesaggistica è fortemente valorizzato, riconoscendolo quale strumento che, oltre a dare alle pubbliche amministrazioni la possibilità di una scelta più ampia, garantisce la qualità del progetto.

Che fine ha fatto la legge sul paesaggio?

La legge regionale n. 14/2008 “Norme per la valorizzazione del paesaggio” ha finora finanziato tre Programmi negli anni 2009, 2010 e 2011. Nei primi due anni di programmazione sono stati finanziati sia progetti per la qualità del paesaggio, sia concorsi di idee; mentre il terzo anno, in cui il bilancio regionale aveva una limitata disponibilità economica, le risorse sono stati indirizzate al solo finanziamento dei concorsi di idee.
Nell’anno 2012, come purtroppo noto, la crisi economica e le scarse risorse delle pubbliche Amministrazioni non hanno più permesso la programmazione di incentivi per la qualità del paesaggio.
Tuttavia gli uffici stanno lavorando, con gli enti che hanno ottenuto i finanziamenti negli anni 2009, 2010, 2011, alla definizione degli ultimi concorsi di idee ed al proseguimento dei lavori dei progetti per la qualità paesaggistica, nei tempi individuati dalla programmazione.

La bellezza e la qualità dell’architettura e del paesaggio sono perseguibili attraverso il confronto tra le migliori idee o per un ente pubblico sarebbe preferibile (maggiore garanzia di controllo, …) scegliere il progettista e il suo studio?

La Regione ha investito molto gli scorsi anni nel concorso di idee, poiché crede fermamente che questo sia lo strumento più efficace a operare scelte orientate alla qualità.
Infatti con il concorso di idee molti progetti e molte idee innovative vengono portati e messi a confronto sullo stesso tavolo, offrendo alle amministrazioni una ampia gamma entro cui poter effettuare la scelta. Inoltre, le fasi di pubblicizzazione (pre e post concorso) contribuiscono a diffondere una cultura progettuale orientata alla qualità e a far emergere i progetti esemplari. Tutti i concorsi di idee che abbiamo finanziato si sono conclusi con esiti molto favorevoli e risultati interessanti, che auspichiamo possano evolversi in progetti altrettanto validi e nella realizzazione delle opere.

Quale è il tuo giudizio sul concorso di idee? Potrebbe rappresentare l’occasione di chiamare a raccolta giovane creatività professionale anche per ambiti ‘minori’ da riqualificare o ripensare?

Il concorso è senza dubbio lo strumento più efficace a garantire la qualità dei progetti a qualsiasi scala, facilitare la scelta delle amministrazioni, raccogliere nuove idee anche dal mondo dei giovani professionisti.
Forse la difficoltà risiede un po’ ancora nelle piccole amministrazioni che hanno grossi problemi nella gestione al proprio interno dei concorsi di idee e spesso non hanno i mezzi economici per incaricare un terzo esterno. Per superare questo ostacolo stiamo pensando ad una forma di assistenza a livello regionale che, con la collaborazione del Vostro Ordine, garantisca una sorta di ausilio tecnico gratuito nell’espletamento del concorso di idee e di progettazione legati alla LR. n. 14/2008.

Liana Pastorin

03 05 2013


Cino Zucchi, la sfida dei concorsi
Nella sua carriera di progettista Cino Zucchi ha maturato molta esperienza sui concorsi di architettura, come partecipante ma anche come giurato. Negli ultimi anni tuttavia il suo studio, come tanti altri di grandi dimensioni, ha diradato sempre più la partecipazione ai concorsi cosiddetti liberi.
“Stiamo lavorando a un importante concorso a Monaco. Abbiamo superato la prima fase e da 12 studi siamo rimasti in 5. Ultimamente partecipiamo quasi sempre a concorsi a inviti, che in genere contemplano un rimborso. Nonostante ciò, il mio studio investe annualmente almeno tre o quattro volte l’ammontare complessivo dei rimborsi che deriva dalla partecipazione ai concorsi, e quindi essi rappresentano un grande impegno sia in termini di fatica che di risorse. Oggi è diventato sempre più frequente il ricorso alla consultazione a inviti anche da parte di privati, e se questo è da lodare in termini qualitativi, appesantisce ulteriormente l’impegno alla ‘performance’ e il rischio per gli studi.”
“Non esiste una formula ‘perfetta’ per un concorso. Oggi spesso i bandi chiedono un eccesso di documenti e approfondimenti tecnici in fasi che dovrebbero riguardare solo l’ideazione. In questo senso, trovo più ragionevole il concorso in due fasi, la prima limitata alla richiesta di una candidatura su curriculum di un gruppo di progetto e alla produzione di un concetto o di uno ‘statement’ di metodo. Dopo una selezione iniziale, che potrebbe mischiare gruppi dal curriculum più consistente e nomi più affermati con team più giovani dall’approccio innovativo, la progettazione delle fasi più tecniche dovrebbe essere riservata alla seconda fase.
A sentirlo raccontare dell’impegno profuso in ogni concorso dal suo studio CZA – con qualche nota di rammarico per quello di Europan3 su piazza Sofia a Torino tanti anni fa, vinto senza che ne seguisse alcuna forma di coinvolgimento e la parallela gioia di averne appena vinto uno a Settimo Torinese insieme a Onesitestudio – Cino Zucchi potrebbe essere definito a competition’s addict. “Sono favorevole ai concorsi perché tengono alto il livello della competizione, favoriscono la concorrenza e stimolano la ricerca progettuale. Tuttavia non vi è alcun dubbio che al crescere dei mezzi tecnici a nostra disposizione – i migliori rendering sono ormai indistinguibili dall’oggetto realizzato – è cresciuto anche di molto l’impegno che va profuso in essi. Come nei meccanismi di dipendenza e assuefazione da sostanze psicotrope, per avere lo stesso effetto bisogna aumentare sempre la dose, generando un’escalation pericolosa che in questo caso droga il committente, che richiede sempre di più e non si rende conto dello sforzo professionale che c’è dietro."

È importante che i bandi siano redatti in maniera approfondita, e non si scarichi troppo sul professionista ruoli e compiti che dovrebbero essere gestiti dalla committenza.
“In passato i concorsi erano spesso occasioni importanti di confronto e dibatto architettonico; oggi i concorsi istruiti bene e gestiti con trasparenza e onestà sono strumenti utili per il ricambio generazionale tra gli architetti; una lunga serie di giovani studi di 35-40enni, spesso di nazionalità mista italiana ed estera (come i MAB, Barozzi Veiga, o Kuehn Malvezzi) bravi anche nella restituzione grafica dei progetti, sono cresciuti e maturati attraverso i concorsi, fino a diventare presenze importanti nel panorama europeo.

www.zucchiarchitetti.com/cinozucchi/biografia.html

Liana Pastorin

24 04 2013


In Europa, (in particolare in Francia, Germania, Svizzera), sul totale di incarichi di progettazione (edilizia o urbanistica), il 30-40% viene attribuito con concorsi di progettazione o di idee.
La crisi economica ha contratto ovunque l'uso del concorso, in particolare in Spagna ed Italia, dove in generale sono drasticamente diminuiti gli incarichi.
Nel nostro Paese, le procedure di gara per titoli o procedure integrate di progettazione e costruzione sono lo strumento di gran lunga più utilizzato in alternativa al concorso, a cui è riservato solo il 5% sul totale degli incarichi.
Eppure il Codice degli Appalti ed il Regolamento assegnano al concorso grande valore, sostanzialmente prioritario per opere importanti. Il concorso inoltre è strumento essenziale per promuovere la qualità urbana e del paesaggio secondo alcuni provvedimenti regionali (per esempio in Emilia Romagna o in Piemonte).
Parrebbe inoltre interessante promuovere l'utilizzo del concorso presso i privati, invogliati da incentivi procedurali di ragionevole entità.
L’OAT ritiene opportuno che vengano banditi più concorsi, che provvedimenti normativi specifichino i casi ove esiste la necessità del concorso, che si studino i meccanismi che permettano la partecipazione di professionisti giovani e che gli Ordini degli architetti continuino a svolgere la loro opera di diffusione del concorso.
Anche perché i professionisti italiani, nonostante le grandi difficoltà in cui operano (e forse proprio a causa di queste), sembrano apprezzare i concorsi anche a fronte di scarse probabilità di vittoria ed ancor più ridotte possibilità di ottenere incarichi.
Tu come la pensi?


Mario Carducci, coordinatore focus group Concorsi OAT

18 04 2013

 

Commenti   

 
+2 #12 Roberto Secci 2013-05-07 16:26
Dieci anni di attività di promozione sul campo e di coordinamento dello strumento concorsuale da parte della FOAT mi pare che abbiano dato alcuni risultati innegabili e abbiano messo in luce alcuni punti deboli del procedimento concorsuale sul nostro territorio.
Il concorso, come procedura di affidamento di incarico, soffriva, e purtroppo spesso soffre tutt'ora, di una pessima reputazione presso gli Enti pubblici, anche a causa di molti concorsi pessimamente ideati e peggio ancora gestiti nelle fasi operative in passato.
Il coordinamento del concorso effettuato con professionalità da personale in possesso di esperienza specifica ha portato sul campo una sorta di "marchio di qualità" per i concorsi che - per ammissione di molti professionisti iscritti ad Ordini anche distanti dal nostro - é garanzia di serietà e trasparenza, e costituisce un motivo per scegliere o meno di investire tempo e denaro nella partecipazione ad un concorso.
Molti dei concorsi realizzati tramite il supporto della FOAT non sarebbero peraltro mai esistiti senza l'assidua attività di informazione che la Fondazione stessa ha svolto in questi anni presso le Pubbliche Amministrazioni.
Il rovescio della medaglia é che sostanzialmente il ricorso allo strumento concorsuale avviene solamente per concorsi di idee, i quali sono un interessante e stimolante primo passo per la focalizzazione di idee progettuali per temi complessi, ma quasi mai trovano adeguata applicazione in successive fasi progettuali.
Ciò accade in parte certamente per carenza di risorse economiche, ma anche per una carenza di coraggio da parte degli Enti banditori nell'affidarsi allo strumento del concorso di progettazione per la realizzazione di un progetto preliminare, nonché dei successivi sviluppi della progettazione.
Si tratta a mio parere di uno scoglio culturale che é possibile superare solamente con l'azione su tre fronti:
1.La conoscenza.
L'intensificazione dell'attività di promozione culturale che già la FOAT ha messo in essere in questi anni: la promozione dello strumento concorsuale anche per interventi promossi da privati é secondo me una strada che può dare un impulso notevole alla diffusione della cultura della qualità.
Solamente con esempi di concorsi riusciti e di opere di qualità realizzate tramite concorso si può andare oltre e fare in modo che la qualità in architettura torni ad essere argomento di attualità nel dialogo tra i progetisti e i committenti.
2. L'accordatura dello strumento
Il nostro sistema di norme ci consentirebbe di applicare forme di concorso più snelle e più adatte ad un mercato in crisi e al pubblico dei giovani professionisti, con preselezioni basate sull'esposizion e sintetica di idee e fasi successive di approfondimento.
3. Il supporto economico
Così come la LR 14/2008 ha consentito la realizzazione di quasi tutti i concorsi di idee banditi negli ultimi anni in Piemonte, é necessario prendere coscienza che senza un valido supporto normativo e appositi programmi di finanziamento delle spese relative alla procedura concorsuale, non é possibile pensare ad uno sbocco reale per i due punti precedenti.

C'é molto da fare ancora, ma una direzione da percorrere c'é e le teste pensanti per lavorarci su ci sono...
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+4 #11 Luca Sabbatucci 2013-05-03 21:06
Anni di concorsi, vinti primi premi, incarichi zero. Concorsi come propaganda di amministrazioni in fase preelettorale, primi premi che non ci si paga nemmeno le spese. Grandi concorsi (rarissimi) vinti da big dell'entourage accademico architettonica politica.
Io tutto st'impegno per i concorsi da parte di enti che fluidificano discorsi in merito non ne vedo.
Ho raccolto una serie di pietose scene post vincita di concorsi in amministrazioni locali di regioni anche a statuto speciale da far accapponare la pelle, soprattutto nelle gare per aggiudicazione di lavori pubblici..quasi a lutto perchè ha vinto "uno straniero", per una qualche clausola salva amici saltata nel copia e incolla della redazione del bando da parte della segretaria.
Ma continueremo lo stesso a farne di concorsi, siamo architetti.
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+10 #10 Franco Francone 2013-04-27 10:15
Al momento mi pare che la situazione economica del comparto pubblico consenta spazi limitati. Uno spunto interessante sarebbe lo strumento del concorso per opere private (ma al momento non ritengo possibile una percorso giuridico corretto). Probabilmente alcuni interventi significativi finanziati con fondi immobiliari o leasing in costruendo a parziale capitale pubblico, potrebbero anche essere vincolati alla procedura concorsuale. Tema interessante per un nuovo governo che dovrebbe intervenire sulle disponibilità di investimento dei gruppi bancari.
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+6 #9 paolo perotti 2013-04-24 10:01
Concordo pienamente. I premi sono, più che irrisori, in certi casi sfacciatamente ridicoli. Se poi si arrivasse finalmente a concorsi con realizzazione dell'opera e incarico al vincitore, come dovrebbe essere, questo (il vincitore) avrebbe già l'incarico e si potrebbero incrementare i secondi e terzi premi a scapito del primo, premiato con l'incarico.
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+9 #8 paolo perotti 2013-04-22 10:28
Il lavoro di questi anni di OAT e FOAT sui concorsi ha prodotto risultati significativi, ma ancora del tutto insufficienti. Esiste un problema di fondo di tipo culturale che condiziona le Pubbliche amministrazioni orientandolole a privilegiare le gare di appalto (e già questa definizione la dice lunga!) sui concorsi. Ne consegue che i concorsi vengono usati pochissimo e in modo del tutto inadeguato, svilendoli in tal modo e vanificandone totalmente i potenziali effetti positivi. I concorsi rappresentano l’unica procedura che può consentire ai giovani di affrontare la progettazione di opere pubbliche significative, di creare cultura e innovazione, di aprirsi possibili orizzonti. Non dimentichiamo che molte eccellenze architettoniche sono emerse grazie ai concorsi. Il giovane Renzo Piano con le attuali normative ben difficilmente avrebbe potuto arricchire il mondo con il Beaubourg!
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+8 #7 Chiara Turinetto 2013-04-22 10:18
Sarebbe indubbiamente auspicabile un maggiore ricorso ai concorsi, siano essi di idee o finalizzati a un successivo incarico.
Ci sono tuttavia tre questioni da considerare:
1 - La possibilità di accedere ai concorsi. Spesso è richiesta una competenza riconosciuta, ossia l'aver già non solo progettato, ma anche portato a compimento dei progetti di analogo valore economico e appartenenti allo stesso ambito negli ultimi 5 anni. Ma questo esclude a priori non solo i giovani architetti, ma anche tutti coloro che si sono trovati a collaborare con piccoli studi o stanno tentando la strada della libera professione costruendo passo a passo un proprio studio professionale.
2 - Ogni concorso è gestito in modo diverso, con differenti modalità di presentazioni, invio, persino organizzazione delle buste in cui chiudere gli elaborati. L'errore è sempre dietro l'angolo. Si potrebbe semplificare notevolmente la procedura.
3 - A fronte del tempo richiesto per la preparazione del progetto i premi sono spesso irrisori, andrebbero in molti casi incrementati e sarebbe auspicabile prevedere un premio in denaro non solo per il vincitore, ma anche per il secondo e terzo classificato.
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+7 #6 Rolando 2013-04-20 15:07
Concorsi gestiti da esperti dell'arte e dell'architettu ra e non da politici... estrema salvaguardia delle proposte con siglatura a codice a barre casuali e un riconoscimento spese minimo per i lavori più interessanti indipendentemen te dal risultato raggiunto... e poi il 5%? Lasciamo stare...
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+7 #5 Stefano 2013-04-19 19:52
Più che concorsi di idee, direi che si tratta di concorsi tra tessere di partito e conoscenze che permettono di far considerare i propri progetti a quelle "persone" che siedono poltrone che contano, ma non diciamo eresie......... ..se fosse cosí facile trovare incarichi...... ..........non ci sarebbero tanti colleghi giovani in cerca di lavoro!
Basta leggere i nomi degli studi che firmano la stragrande maggioranza dei progetti proposti tramite i soliti "finti" concorsi di architettura per farti pensare, anzi per farti imbufalire.
Senza fare riferimenti "a cose o persone" vorrei ricordare qualche concorso di idee proposti per le valli olimpiche...... ..detto tutto, LASUMA STÉ veramente!
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+8 #4 Valter Vijno 2013-04-19 17:15
Il confronto con gli altri paesi europei dovrebbe essere fatto SEMPRE in maniera corretta.
In Germania, ad esempio, l'incoraggiamen to alla predisposizione , al coinvolgimento ed allo svolgimento dei Concorsi passa attraverso dei presupposti e si svolgono all'interno di prassi che, a citarli adesso mortificherebbe ipso iure qualsiasi argomentazione di merito e confronto con la Bella Italia.

Per piesì LASUMA STÈ!
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+14 #3 Ale 2013-04-19 15:25
Sulla questione dei concorsi di idee leggo sempre tanti bei propositi, ma nei fatti non cambia mai nulla. E' una vita che sento l'Ordine denunciare il mancato utilizzo dei concorsi di idee, ma l'unico concorso di idee patrocinato dalla FOAT a cui mi è capitato di partecipare è stato quello gestito peggio a cui abbia mai partecipato. Non bisogna inventarsi nulla...guardat e all'estero la maggior parte dei concorsi di idee come sono gestiti!Non voglio fare il qualunquista ed unirmi alla lunga coda di coloro che puntano sempre il dito rinfacciando i metodi che ci sono all'estero, ma la differenza è abissale!
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