Cercasi futuro disperatamente Stampa Email



Domus (luglio – agosto 2013) propone un’intervista ad ateliermob, studio di progettazione con sede a Lisbona dal 2005, che ha saputo affrontare la crisi economica scegliendo l’aspetto militante della professione.

Progetti di ristrutturazione e recupero funzionali condotti nei quartieri indigenti di Lisbona in collaborazione con gli abitanti. Interventi a piccola scala che incontrano l’interesse di organismi statali, fondazioni private e organizzazioni culturali, disposti a finanziarli. Un’attività di mediazione che restituisce all’architetto un ruolo importante nella società. Ecco gli ingredienti per uscire dalla crisi.

Ma gli architetti hanno bisogno di costruire per esercitare il loro mestiere? Prioritariamente sembra esserci un gran bisogno di usare l’architettura per combattere per una causa sociale, tema che sarà proposto anche dalla prossima Triennale di Architettura di Lisbona dal titolo Close, Closer: Plurality in Contemporary Spatial Practice (12 settembre – 15 dicembre).

La speranza nel futuro e il desiderio di capire quali prospettive può avere una professione che deve necessariamente modificarsi valgono un viaggio a Lisbona. L’architetto non deve ‘sopravvivere’, ma essere interprete attivo della richiesta dei cittadini di vivere meglio e parte di quella pluralità coinvolta nella pratica spaziale contemporanea.

Liana Pastorin

25 07 2013

 

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