Rimmel per mascara Eternit per amianto Stampa Email



Ci sono brand che entrano così prepotentemente nella nostra vita da permanere nella memoria collettiva come termine generico, annullando di fatto quello originale. Certi portano con sé un’allure di fascino, altri un simbolo di malattia e di morte.
A Bruxelles si è recentemente discusso su “Promuovere il lavoro sano per i dipendenti con malattie croniche”, mentre lavoratori sani continuano ad ammalarsi in luoghi di lavoro a rischio, assumendo ormai carattere di cronicità.

L’amianto, per dire, è di casa a Torino e non solo. Lo sa bene il procuratore Raffaele Guariniello e lo sa chi lavora nel grattacielo Rai di Torino, nella sede dell’Università a Palazzo Nuovo, gli operai e i cittadini di Casale Monferrato e adesso anche quelli di Ivrea, per citare pochi casi piemontesi: si sa che respirare fibre di amianto provoca il cancro ai polmoni. Il 13 febbraio 2012 il tribunale di Torino ha emesso una sentenza storica a favore di 3000 parti civili e di un territorio e contro i vertici aziendali dell’Eternit AG, condannati a 18 anni di reclusione. I capi di accusa sono chiari: disastro ambientale doloso permanente e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche.

Ma l’amianto è ovunque intorno a noi. Brevettato e battezzato Eternit a inizio del secolo scorso divenne popolare in un solo decennio e fu utilizzato fino agli anni Novanta per la produzione di lastre, lastre ondulate e tegole, fioriere, tubi per la costruzione di acquedotti. Non solo tetti e capannoni per l’industria: dagli anni Quaranta anche molti oggetti di uso quotidiano sono in fibrocemento con amianto, prodotto in varie colorazioni.
A parte alcune situazioni certe ed eclatanti come Casale Monferrato, il lungo periodo di incubazione della malattia (30 anni), la capillarità della diffusione dei prodotti, il limite di intervento per lo smaltimento solo dei manufatti in avanzato stato di degrado, il rischio derivante da questa operazione e dalla bonifica di intere aree sono tutti fattori che rendono il problema di difficile inquadramento e gestione.
Ci sarebbe bisogno allora di un’eroina della class action alla Erin Brockovich per ogni situazione anche di dimensioni ridotte rispetto al caso di Casale Monferrato. E chissà quanti altri film sarebbero possibili, come quello interpretato dall’affascinante Julia Roberts.

Un po’ di mascara per denunciare ed eliminare tutto l’amianto
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Liana Pastorin
14 11 2013

 

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