Idee e creatività in tempo di crisi Stampa Email



La terribile costante italiana, indipendente dai momenti di crisi economica, è la situazione dell'indignazione e dell'emergenza
. Ci si indigna e ci si muove in emergenza da sempre, per un'alluvione, una frana, un terremoto, poi per gli scafisti, il lavoro senza garanzie… ma tutto dura poco poi si rientra nei ranghi e ci si dimentica che programmare, prevenire, investire oltre ad essere una buona politica in senso generale, è anche un risparmio di risorse che nella nostra perenne situazione di scarsità, male non fa.
Anche gli architetti, e non solo loro, sono “alluvionati”, ma mai hanno avuto almeno la soddisfazione, si fa per dire, di essere considerati una emergenza ottenendo qualche attenzione, anche se, ad essere del tutto sinceri forse - “grazie no” - perché quando qualcuno si accorge di noi, è proprio allora che il livello delle acque si alza.

Per quanto la considerazione della progettazione sia una Cenerentola in Italia, è pur sempre il primo passaggio, non solo del processo edilizio ma anche delle opere per l'assetto ed il governo del territorio, dal quale si genera un processo che produce lavoro diffuso tanto quanto è diffusa nel territorio la progettazione. Con questo non voglio riferirmi alla classica funzione anticiclica del settore edilizio che pure conserva una sua valenza ma ben di più; faccio riferimento piuttosto al sistema dell'assetto e protezione del territorio ed al suo governo per renderlo innanzitutto sicuro e adatto ad ospitare processi di innovazione del sistema economico industriale e terziario ed anche qualificato in termini di qualità architettonica ed urbana. Bisogna essere consapevoli infatti che non c'è nessuna attività innovativa e di pregio che abbia interesse ad insediarsi o rimanere in un territorio insicuro ed inospitale, come spesso e purtroppo si dimostra essere quello italiano a dispetto dei luoghi comuni che imperversano … quando non c'è una emergenza.

Allora per far nascere nuovo lavoro per gli architetti ma non solo per loro occorrono delle idee ed occorre creatività, il campo proprio degli architetti. Ma in tempo di crisi, quale spazio ha l'investimento in idee e creatività? I fatti lo dimostrano, poco, allora è venuto forse il momento di impegnare i nostri sforzi per trovare una “convenzione” con altri attori del sistema, costruire un progetto, un progetto che sia inconfutabilmente un investimento, che sia nel solco del rinnovamento territoriale urbano ed edilizio, un progetto che realizzando opere non consumi territorio anzi ne liberi e bonifichi parti consistenti.

Per parte nostra metteremo in campo la possibilità di unire le forze con le organizzazioni ed il sistema socio economico, ma anche i singoli architetti sono invitati a pensare, suggerire, progettare e partecipare affiancandosi al lavoro delle organizzazioni di categoria.
Che investimento in creatività siete disponibili a fare?

Giorgio Giani
Presidente Fondazione OAT
06 12 2013

 

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