Crisi economica e povertà di idee Stampa Email



Gli architetti italiani non riescono ad alzare la testa. La crisi economica ha messo molti professionisti in ginocchio: debiti verso le banche e i fornitori, crediti da clienti pubblici e privati, scarse opportunità di lavoro e una concorrenza spietata tra colleghi e altre professionalità tecniche.
Gli Ordini professionali attuano da qualche anno misure di solidarietà e a Torino non mancano le iniziative rivolte ai giovani under 35, alle neo madri e agli iscritti in difficoltà (vai al sito OAT). L’esonero dalla quota di iscrizione è l’azione principale, un piccolo gesto che non può risolvere la situazione.
Sovente la crisi economica travolge il campo professionale (e poi quello affettivo), privando della lucidità di dare una svolta alla propria vita, con coraggio e voglia di misurare le proprie capacità in altri settori. Molti architetti hanno recuperato passione, creatività e capacità progettuale applicandosi a nuove materie, sostenuti dalla flessibilità e versatilità acquisita nel percorso di studi.

Hai un’idea diversa in tema di solidarietà?
Proponi una misura solidale, concreta e sostenibile.


Liana Pastorin
22 01 14

 

Commenti   

 
+4 #2 Fabrizio Tartara 2014-01-27 14:43
dopo tanti anni di iscrizione rispondo finalmente ad una domanda di un Ordine italiano.
In sintesi potrebbe essere una idea vantaggiosa (e d'attualità) per la categoria introdurre la normativa in vigore in altri paesi per cui:

- un professionista abilitato ha modo di "snellire" le pratiche burocratiche assumendosi l'onere di asseverare la pratica di fronte ai UU.PP e comportandosi da "Ufficiale di pubblica utilità". Qualora tale facoltà venisse travisata con illeciti o con errori in malafede; immediata radiazione e procedimento penale per direttissima.
- una pratica edilizia deve soggiacere ad una vidimazione formale dell'Ordine che, previo incasso della parcella stabilita (a questo punto si potrebbe valutare i veri prezzi di mercato) rilascia il permesso.
- un professionista abilitato può accedere a progettazioni private e pubbliche in relazione al proprio curriculum e potrà accedere a progettazioni "superiori" solo mediante tutoraggio dell'Ordine stesso (pagato dal committente). Nel mercato delle "opere minori" e delle "pratiche burocratiche" si assegna random e a rotazione a tutti gli iscritti (che hanno potere di accettare e/o rinunciare) lo svolgimento delle pratiche richieste dai committenti.

Direi che già con questi tre punti l'Ordine ritornerebbe ad avere una centralità sociale e una valenza economica dal punto professionale. Oltre che calmierare le logiche di mercato che facilitano alcuni ed affossano altri. Se si iniziasse a far lavorare i propri iscritti (tutelandoli e salvaguardando l'onorabilità di una professione) l'ultimo dei problemi sarebbe quello di pagare un'iscrizione ad un servizio utile. Sono a disposizione per eventuali chiarimenti sulle mie idee che necessariamente sono molto più articolate di quanto sopra espresso.
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+6 #1 Eugenio Bastianini 2014-01-24 14:58
Visto che lo chiedete propongo:
-) se proprio bisogna pagarla abbassare la quota di iscrizione annuale a una quota simbolica di 50 euro. (continuo, dopo 10 anni di iscrizione a non capirne il motivo!);
-) se proprio bisogna farli, corsi di formazione gratuiti.
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