La riduzione delle ore di insegnamento di storia dell’arte Stampa Email



L’insegnamento della storia dell’arte non sparirà ma sarà solo ridotto nel numero delle ore. Tanto basta a far tirare un sospiro di sollievo a chi ostinatamente cerca di trovare positività nelle riforme che ‘colpiscono’ la scuola. Di fatto è una magra consolazione che mina le basi della nostra cultura e inibisce la capacità di riconoscere il bello e la qualità di ciò che ci circonda.
Il tema della diffusione della cultura umanistica, della storia dell’arte come dell’architettura dovrebbe stare a cuore principalmente agli architetti, non solo per godere del privilegio di veder riconosciuta una preparazione specifica dagli organi competenti, ma anche affinché la loro professionalità venga considerata desiderabile da un pubblico consapevole.  
La recente sentenza del Consiglio di Stato (12/2014 del 9 gennaio) afferma infatti in via definitiva che il coordinamento e la responsabilità del restauro per la tutela degli immobili di interesse storico e artistico del patrimonio italiano spettano all’architetto, cui si riconosce una formazione culturale necessaria ad assolvere a tale prestazione professionale. Bella soddisfazione! Questa capacità, non riconosciuta agli ingegneri, per esempio, ha però origini più lontane, rintracciabili anche nel percorso di studi che precede la formazione universitaria e che magari l’hanno ispirata.
Per cavalcare l’onda dell’indignazione, che parte dalla bellezza del nostro territorio, della sua storia e delle realizzazioni artistiche e architettoniche che tutto il mondo studia e ci invidia, bisognerebbe non solo aumentare le ore di insegnamento della storia dell’arte dai licei agli istituti professionali negli indirizzi di turismo e grafica, ma introdurre la materia fin dalle scuole materne.
Perché non tutti hanno genitori preparati, sensibili e appassionati disposti a trascorrere proficuamente un po’ di tempo libero con i figli al museo, nella pinacoteca, in galleria. E lo stesso ragazzino godrà del fatto di poter cambiare il suo status da peso indolente trascinato nelle varie sale a ‘critico’ che riconosce colori, forme, artisti studiati.
Quel ragazzino crescerà e magari non sarà un architetto, ma riconoscerà la professionalità di chi esercita questa professione e saprà pretendere bellezza e qualità.

Liana Pastorin
06 02 14

 

Commenti   

 
+5 #1 Enrico Bettini 2014-02-07 20:37
Condivido pienamente. L'arte non è 'affare' esclusivo per specialisti, é il massimo livello di espressione dell'uomo, la libera rivelazione del suo spirito trascendente la realtà, la cifra del genio che è in lui. Sacrificare lo studio dell'arte -nel paese artisticamente più dotato al mondo- corrisponde ad una amputazione della storia della civiltà e della cultura mondiali, non solo di quelle italiane; è il tragico segnale del progressivo affidamento della cultura alla sola 'tekne' (Galimberti) per l'assolutismo dell'homo tecnologicus ed economicus; è la rinuncia alla libera interpretazione del mondo e della vita con la capacità critica con cui l'arte ha sempre saputo anticipare l'evoluzione del pensiero e del 'sentire' di ogni popolo; è la sepoltura della possibilità di formare e stimolare i nostri figli alla ricerca costante della bellezza e al rispetto dei valori dell'armonia in ogni contesto in cui opereranno.
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