Regole spontanee Stampa Email



Si traduce in un ossimoro l’irrefrenabile desiderio di regolamentare la spontaneità di cittadini attivi, con il rischio di spegnere l’entusiasmo e i buoni esempi di partecipazione e condivisione di interventi per migliorare la qualità di spazi comuni.

Che cosa è accaduto? Accortisi che gruppi di cittadini sparsi qua e là in diverse città italiane, spinti dal desiderio di migliorare i luoghi di comune condivisione, si rimboccavano le maniche e si adoperavano a tinteggiare muri, pulire e sistemare giardini, ma anche ad occupare edifici inutilizzati per dare casa ad attività sociali, gli amministratori comunali hanno pensato di intrappolare in 34 articoli di un ‘Regolamento sull’amministrazione condivisa’ quella che definiscono l’indisciplinata volontà dei privati.

Le idee dei cittadini devono quindi trasformarsi in progetto da sottoporre ad un apposito ufficio comunale, che, si presume, ne avvalorerà la bontà, l’interesse, l’utilità, …ma per chi? Ma perché? E soprattutto, in tempi in cui si inneggia alla semplificazione, non si rischia di far tramontare anche il più facile e disinteressato slancio altruistico?

Liana Pastorin
25 02 2014

 

Commenti   

 
0 #1 andrea quarello 2014-02-28 12:22
Buongiorno, ma a Torino è già passato questo strumento, perchè in rete si trova solo quello della Città di Bologna.
Grazie
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