La metafora del muro Stampa Email



I muri dell’edificio sulla strada, i muri a suddividere gli spazi della quotidianità, i muri a delimitare spazi aperti.
Come percepiamo il muro, è un limite fisico alla nostra libertà o una garanzia di protezione, un’anonima quinta urbana o un’occasione di comunicazione?
L’invitabile trasformazione di un muro dovrebbe essere lasciato al suo destino o guidato dal progetto?
Un muro dall’intonaco parzialmente sgretolato e disegnato dalla fioritura di macchie di muffa o il muro che si copre e si spoglia della vegetazione nel cambio delle stagioni, hanno una poetica che una parete verticale verde non riesce ad eguagliare. Eppure un’operazione che sta prendendo sempre più piede tra i progettisti è proprio questa modalità di controllo su tecniche di idrocoltura, selezione delle piante, più che a coprire muri, a costruirne di nuovi, restituendo un’idea di verde così armonioso da risultare artificiale, da apparire bello, perché rifatto.
Ci sono muri disegnati dall’autore del progetto e così austeri che non vorremmo vedere aggrediti, altri così ciechi e tristi che necessiterebbero di un’azione vivificatrice capace di renderli messaggio, la narrazione del tempo che passa e che tutto trasforma, come metafora della nostra vita.

Liana Pastorin
27 03 2014

 

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