Lo strano caso della Regione Piemonte Stampa Email



Ci vorrebbe un pieno di energia per andare avanti e non vanificare la profusione di lavoro fin qui svolto in tema di certificazione energetica degli edifici e adeguare la legislazione piemontese alla direttiva europea. Perché non è possibile l’aggiornamento? Risponde Paolo Fop, coordinatore del focus group ‘Sostenibilità ed Energia’.
“L’annullamento della Giunta Cota e le prossime elezioni hanno ovviamente fermato, forse solo rallentato, qualsiasi attività legislativa. Nel 2007, la nostra regione promosse il processo legislativo in campo energetico, come altre regioni soprattutto del nord Italia, dotate di un albo dei certificatori e fautrici dell’obbligo di superare un corso per l’accreditamento del professionista fuori dal suo territorio di provenienza. Il mancato allineamento alla direttiva europea 2010/31 ha decretato la decadenza della LR 13/2007, complici anche il vuoto politico e la crisi economica”.

Avrebbe allora ancora un senso riscrivere la LR 13/2007?
“Probabilmente oggi no, costringerebbe solo chi opera in questo settore ad un ulteriore sforzo di aggiornamento. Sarebbe forse più utile concentrare le energie (efficienza energetica) per una forte azione semplificatrice, mantenendo l’impostazione nazionale, ma agendo con regolamenti regionali, eliminando gli allegati energetici dai regolamenti edilizi comunali; è urgente  istituire una procedura unica e consolidata, a scala non minore di quella regionale, per il processo di certificazione, dalla fase del progetto a quella di esecuzione; introdurre norme cogenti per la promozione ed il finanziamento delle diagnosi energetiche (l’APE non è una diagnosi energetica ma solo una premessa); intervenire sul patrimonio edilizio esistente con politiche incentivanti e non deprimenti, come l’obbligo di insufflaggio… Quanti avranno ‘insufflato’ in Piemonte? Non lo so, ma pochissimi avranno ritinteggiato!”

Torino è stata tra le prime città italiane a firmare il Patto dei Sindaci, il principale movimento europeo che coinvolge e impegna le autorità locali sul tema globale dell’uso efficiente di energia e della riduzione di CO2. Torino e il Piemonte stanno affrontando questa sfida con aspettative di successo?
“Ricordo che la scadenza per costruire edifici ad energia quasi zero è il 2020 per l’edilizia privata, ma è il 2018 per gli edifici pubblici: una riframmentazione regionale dell’impianto normativo certamente non favorirebbe la rapida comprensione e quindi l’applicazione delle nuove prescrizioni e verrebbe ad ampliare ulteriormente la forbice fra regioni virtuose e regioni che lo sono state assai meno. Forse ci vorrebbe un gesto forte da parte del Governo Centrale, persino una moratoria delle autonomie regionali in campo energetico-edilizio. So che è una provocazione, ma il 2020 è dopodomani!”

Liana Pastorin
9 4 2014


 

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