La città cieca Stampa Email



È una cecità mentale quella che colpisce persone che non sanno più distinguere il falso dal vero, riconoscere i segnali che limitano la libertà dell’individuo e sovente la mortificano. Mille occhi ci seguono ogni giorno eppure i nostri non sanno più restituire immagini da far analizzare al nostro cervello e suscitare in noi senso critico.

Muri di edifici senza finestre e alloggi sfitti con le finestre chiuse; cinema che lasciano posto al commercio, negozi  che abbassano la saracinesca; panchine al riparo sotto le pensiline delle fermate dei bus o in spazi pubblici dotate di divisorio anti barboni. L’elenco dei sintomi da cecità mentale non si esaurisce certo qui, ma non commettiamo l’errore di pensare che riguardi solo altri e tra i primi gli amministratori delle nostre città.

Gli architetti sanno indignarsi? Hanno qualcosa da dire per far valere il valore del loro ruolo sociale? Possono essere il megafono di un desiderio di cambiamento che non deleghi solo alla street art il compito di rendere meno grigia la città? Hanno la forza e l’entusiasmo di fare proposte intelligenti?

“Se sei muto ridi con gli occhi, se sei cieco ridi con la bocca. Se sei muto e cieco c'è ben poco da ridere” (Roberto Freak Antoni degli Skiantos).

Liana Pastorin
17 04 2014

 

Commenti   

 
+5 #1 Davide Maria Giachino 2014-04-18 17:59
Credo sia fondamentalment e errato delegare alla street art il compito di rendere meno grigia la città, certo è che si tratta di una pratica che si sta diffondendo sempre più in tutto il mondo. Ci sono grandi artisti come i brasiliani Os Gemeos, il californiano Momo o ancora più vicino a noi la ricerca di 2501, che sicuramente hanno dimostrato le potenzialità forse inaspettate dell'arte della pittura in città. Hanno offerto importanti spunti alle comunità locali, hanno contribuito a mettere in discussione la città, hanno permesso di riavvicinare la gente alla città, alle volte ai limiti anche della legalità.
Credo però come promotore del progetto paracity, riuso dei muri ciechi come nuovi terreni verticali da edificare, che sia necessario provare strade più difficili ma dalle capacità risolutive nettamente superiori. Grazie per la sollecitazione.
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