Non sprecare: almeno nel tuo frigorifero Stampa Email

Andrea Segrè

L’equazione ‘meno rifiuti = meno inquinamento’
impone l’imperativo ecologico di ridurre lo spreco

È oramai necessario che la città e i suoi abitanti si rendano conto che le risorse sono limitate e che troppo spesso vengono sprecate, anche e soprattutto nelle aree urbane dove la concentrazione antropica è maggiore: nei negozi, nei centri commerciali, nei ristoranti, nelle farmacie, soprattutto nelle nostre case e in particolare nei nostri frigoriferi – i più grandi giacimenti di prodotti pronti per essere gettati via – ma ovunque in verità. Del resto, la merce prodotta e accumulata se non viene consumata deve essere in qualche modo eliminata, distrutta, al limite regalata, per fare posto agli altri prodotti che vengono continuamente ‘sfornati’ dal mercato stesso. Dove metteremmo altrimenti quelli nuovi? Lo spreco è un valore aggiunto del mercato, ne fa parte: si accumula. Usa e getta, obsolescenza programmata sono ormai le parole d’ordine del nostro sistema produttivo. Che genera rifiuti, inquinamento, malessere, povertà.

Cosa significa sprecare? “Consumare inutilmente, senza frutto; usare in modo che determinate qualità o quantità di una cosa vadano perdute o non vengano utilizzate”. Chiaro, ma non completo. Bisogna entrare nei particolari per capire meglio questo “consumare senza discernimento”. Sprecare, dunque sempre legato al verbo consumare, significa in particolare: “non utilizzare proficuamente o nel modo giusto”. Non a caso nella società contemporanea lo spreco costituisce sempre più spesso il frutto non tanto e non solo dell’eccessivo consumo, quanto del mancato utilizzo di un determinato bene. Che invece potrebbe ancora essere usato, almeno da qualcuno: per vivere.

Appunto: il ciclo di vita dei beni, e talvolta anche delle persone, è proprio breve. Brevissimo. Le ‘isole ecologiche’ come si chiamano oggi, invece che discariche, sono piene di prodotti di ogni genere ancora integri, commestibili o funzionanti, scartati a causa di qualche difetto del tutto irrilevante, oppure sacrificati per fare spazio al ‘nuovo che avanza’ nell’effimera civiltà dell’‘usa e getta’. È come a Leonia, una delle città invisibili di Italo Calvino dove “l’opulenza […] si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove”.

Come ci ricorda Zygmunt Bauman, nella società consumistica è necessario scartare e sostituire: il consumismo, oltre ad essere un’economia dell’eccesso e dello spreco, è anche un’economia dell’illusione. L’illusione, come l’eccesso e lo spreco, non segnala un malfunzionamento dell’economia dei consumi. È al contrario, sintomo della sua buona salute, del suo essere sulla giusta rotta. Ed è segno distintivo dell’unico regime che può assicurare a una società dei consumatori la sopravvivenza. Oggi – è paradossale, ma è così – dobbiamo ‘sopravvivere al troppo’ o, in alcuni casi, al troppo poco.

È il caso del cibo, ad esempio. Guardiamo dentro il nostro frigorifero, osserviamo il nostro comportamento di consumatori eccessivi e spreconi. Secondo alcune stime ogni nucleo familiare italiano getterebbe via il 19% del pane, il 17% della frutta e della verdura, ogni anno 515 euro di prodotti alimentari su una spesa mensile di 450 euro, circa il 10%. Il fautore del ‘principio di sovrabbondanza’, Peter Sloterdijk, scriveva che: “Mentre per la tradizione lo spreco rappresentava il peccato per eccellenza contro lo spirito di sussistenza, perché metteva in gioco la riserva sempre insufficiente di mezzi di sopravvivenza, nell’era delle energie fossili si è realizzato intorno allo spreco un profondo cambiamento di senso: oggi si può dire che lo spreco è diventato il primo dovere civico. L’interdizione della frugalità ha sostituito l’interdizione dello spreco – questo significano i continui appelli a sostenere la domanda interna”. In realtà l’obsolescenza programmata dei prodotti è uno dei principi dello spreco che perdura anche nel Ventunesimo secolo.

Ma se adottiamo comportamenti che tendono a ridurre lo spreco ci indirizziamo verso una razionalizzazione del nostro stile di vita seguendo un’ottica pro-ambiente. Meno spreco vuol dire meno rifiuti, meno danni all’ambiente, meno inquinamento, insomma più ‘eco’. Ridurre lo spreco deve quindi divenire un imperativo ecologico, un diktat da seguire, che non ne porterà alla sua eliminazione ma sicuramente ad una sua contrazione, perché paradossalmente lo spreco, o almeno una sua parte, può fare del bene.

Infatti lo spreco, ciò che si getta via, almeno in parte può essere utile, almeno per qualcuno. I prodotti invenduti possono essere considerati come una potenziale offerta di prodotti. Alla stessa stregua è possibile immaginare che vi possa essere una domanda inespressa proprio per quegli stessi prodotti. Pensiamo solo agli indigenti, consumatori senza potere di acquisto. Ecco un ossimoro: lo spreco utile. Ciò che per tanti è abbondanza, e quindi spreco, per qualcun altro è scarsità e quindi opportunità.

Lo spreco può dunque trasformarsi in risorsa. E soprattutto può diventare il paradigma di una nuova società. È ciò che propone e fa concretamente Last Minute Market, spin off accademico dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. Un sistema di recupero dei beni invenduti auto sostenibile che coniuga, per davvero, solidarietà con sostenibilità. Prolungare la vita dei beni vuol dire allungare anche quella di chi li utilizza: cestinare e distruggere i prodotti prima del loro uso o della loro fine naturale è un po’ come farli morire, e con loro eliminare le persone che invece potrebbero consumarli. Ma non basta. Perché l’equazione meno spreco più ecologia porta ad una nuova società. La società sufficiente dove abbastanza non è mai troppo, dove più non è sempre uguale a meglio, dove anzi si può fare di più con meno e, se necessario, anche meno con meno. È una società capace di sostituire, quando serve, il denaro (mercato) con l’atto del donare, e non soltanto perché si tratta di un anagramma: il dono porta alla relazione e alla reciprocità. È una società capace di prevenire la formazione di rifiuti promuovendo nuovi stili di consumo e di vita. Ed è questo anche il senso della campagna europea Un anno contro lo spreco 2010, promossa da Last Minute Market con il Parlamento Europeo (Commissione Agricoltura), campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi legati allo spreco e alle modalità per ridurlo. Campagna che ha avuto una tappa importante a Torino Spiritualità il 25 settembre con una serie di azioni concrete contro lo spreco.

 

Approfondimenti
Andrea Segrè, Lezioni di Ecostile. Consumare, crescere, vivere, Bruno Mondadori, Milano 2010.

www.lastminutemarket.it

www.unannocontrolospreco.org

www.andreasegre.it

 

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