Un parco con qualcosa in più Stampa Email

Intervista a Gianluca Cosmacini di Raffella Bucci


Naturale + artificiale,
dentro + fuori,
artista + pubblico:
il valore aggiunto del PAV

Domanda Nella definizione del progetto del PAV da un punto di vista artistico e architettonico, quanto è stato vincolante il luogo in cui il PAV si è inserito?

Risposta Il PAV è stato realizzato sul territorio di un’area industriale dismessa, spazio in tensione verso un’inedita trasformazione che è diventata oggetto, per una pluralità di attori, di trattative finalizzate alla sua realizzazione in sostituzione di un più tradizionale parco urbano attrezzato. Anche il lavoro con gli artisti, nella fase preliminare, è stato utile per svelare le qualità dello spazio: uno spazio ibrido in cui si assiste a una vita pionieristica animata dall’insediamento di molte specie vegetali dotate di una vitalità propria. L’idea progettuale si è precisata in questa fase del processo e a partire da alcune osservazioni: un parco, non totalmente progettato con un linguaggio formale, che si struttura e si definisce attraverso la ‘processualità’ del vivente, cioè attraverso le relazioni che si formano tra piante, animali, persone e che generano trasformazioni inaspettate e non determinate a priori di questo frammento di paesaggio urbano. I vincoli sono derivati prevalentemente dal sottosuolo e dalle caratteristiche del suolo, dalla sua stratigrafia, dai relitti di manufatti e sottoservizi antichi e recenti contenuti al suo interno, che però hanno rappresentato anche una opportunità per entrare in relazione con il luogo e la sua storia, anche utilizzando il metodo e il punto di vista originale degli artisti che partecipano al progetto culturale e artistico del PAV.

 

D Quali limiti, quali sfide e al tempo stesso quali opportunità ne sono derivate?

R Una delle sfide è portare all’esterno l’esperienza del PAV. Il territorio del PAV, i suoi tre ettari non si devono configurare come un hortus conclusus ma sviluppare un’osmosi dei confini, che implica una relazione tra il dentro e il fuori. Tra PAV e città. È vitale ridefinire i parametri tradizionali del concepire e fare esperienza del paesaggio, aprendosi alla creatività delle persone (il pubblico), risorsa e strumento imprescindibile dell’idea di abitare, collettivamente e individualmente, questo luogo. Questo vuol dire assumere una prospettiva di ‘colonizzazione’ del territorio urbano per portare questa esperienza in altre realtà sociali e luoghi della città. Il limite non è nello spirito, ma nelle risorse economiche disponibili nella gestione del progetto.

 

D Qual è il confine tra la componente naturale e spontanea e la componente artificiale e progettata nel disegno del PAV?

R Non esiste questo confine e se c’è è mentale. Non esiste una opposizione tra naturale e artificiale. I luoghi della naturalità sono spazi oggetto di azioni di salvaguardia e in questo senso spazi ‘progettati’. Pochi nel pianeta sono i luoghi naturali che presentano un’autonomia evolutiva incontaminata: gli habitat marini e artici, alcune foreste pluviali. Al PAV la naturalità presente è frutto di un progetto, tutto il territorio è un intreccio di componenti naturali e artificiali. Per esempio, scegliere la miscela di sementi locale è questione non secondaria. L’uso di semi di origine locale con germoplasma di provenienza nota evita fenomeni di inquinamento genetico nel rispetto della biodiversità floristica. E allora il termine ‘naturale vs artificiale’ assume un’altra prospettiva. La naturalità (natura) dobbiamo proteggerla, incrementarla, salvaguardarne l’evoluzione anche spontanea, nel senso che l’esito non è definibile a priori e questo comunque è un atto progettuale, consapevole. Tutto questo è nelle intenzioni del PAV: un progetto evolutivo, un ‘cantiere ininterrotto’ appunto, un intreccio dialogico di esperienze aperto alle alterità innovative, in omologia con i sistemi viventi della biosfera, un luogo di negoziazione tra uomini e cose, un territorio artistico in evoluzione, un modello di sviluppo sostenibile tra le pratiche artistiche e lo spazio d'esposizione dove le ‘opere’ si producono e si mostrano.

 

D L’arte al centro del progetto del PAV è definita ‘relazionale’. Che cosa la caratterizza?

R Il PAV si struttura e si definisce attraverso la ‘processualità’ del vivente, cioè attraverso le interconnessioni che si formano tra piante, animali, persone e che generano trasformazioni inaspettate e non determinate a priori del paesaggio urbano. Il progetto del parco fa proprie le sollecitazioni degli artisti, le relazioni di questi con l’ambiente, con i suoi vincoli e le sue potenzialità, con il gruppo di lavoro del PAV, con il pubblico e le committenze sociali, in un sistema di interazioni in cui il territorio è il luogo di produzione e di esposizione delle opere, dove le opere, entrando in rapporto fra loro, concorrono al processo di costruzione di questo frammento di paesaggio urbano. Ecco il valore aggiunto. Il progetto si pone come obiettivo la crescita culturale della persone, e architettura e paesaggio sono un mezzo e non un fine.



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