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Pier Luigi Meneghello


Scritto rinchiuso nei muri.
Un attimo che si prolunga all'infinito

Gli spazi dove si svolgono le azioni sono luoghi reali e hanno una parte importante nel determinare il senso e il tema dell’azione; li penso  come altre forme di vita con cui entrare in contatto anche solo per breve tempo perché chiedono disponibilità verso l’avventura nello spazio e nell’imprevisto di situazioni e luoghi sconosciuti.
Dal momento che non vedo nulla di insignificante in sé,  quello che può essere insignificante non sono le cose stesse o in se stesse, ma la relazione che intrattengo o no con quelle cose, così come le cambio e le dispongo.
La scelta del luogo scaturisce nel tentativo di trasformare queste situazioni in uno spazio  libero con una sua vita ascendente  questa non è più una metafora né una metafisica ma una via per sperimentare ‘l’andare oltre’, un esercizio ascetico  per cambiare la vita, perché la si deve cambiare, nel mio caso mediante l’inserimento di oggetti, materiali e testi che formando una composizione ne modificano la sua funzione abituale. Il concetto nasce di volta in volta insieme a qualcuno o qualcosa. La fotografia da me realizzata come documento viene data come sintesi dell’azione, creando così un distacco tra me stesso e l’atto. Il titolo che la accompagna, staccando la sua relazione con essa, rivela al tempo stesso qualcosa che sta al di là dell’immagine stessa.

Come si può fermare la luce?
L’insieme di queste scritte di strati e stati
d’animo, sovrapposti uno sopra l’altro
uno dopo l’altro, suggerisce l’esistenza
di una struttura nascosta che apre
uno spazio 'nuovo' che deve essere
la continuazione naturale di 'profondo'.
L’acuta temporalità di un pensiero errante
è contenuta proprio all’interno di questa
spazialità: vi circola, penetra, si dissolve,
e viene eliminata senza la minima indulgenza.
E’ cosi che la luce si 'ferma'.

Pier Luigi Meneghello, 2004

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