Waiting for Water: fluire di acqua, fluire di genti Stampa Email

Walid Mawed


Per riflettere sull’importanza dell’acqua
è necessario che non sia visibile.
Solo l’assenza ne mette in luce la presenza

Nel mondo occidentale, in un anno, mediamente, una persona percorre 18.000 chilometri e consuma 110.000 litri d'acqua: come dire 6 litri per ogni chilometro percorso o un cucchiaino d'acqua ogni due passi. L'acqua si muove con le persone, dove si muovono le persone.

L'acqua, fonte di vita per eccellenza, da risorsa preziosa diviene risorsa contesa, al punto di finire al centro di conflitti come quello israelo-palestinese: lo dimostra il fatto che, sottolinea Vandana Shiva, in Le guerre dell’acqua, "tra il 1967 e il 1982 le acque del West Bank e della striscia di Gaza sono state controllate dall'esercito” e che “i pozzi palestinesi non potevano essere più profondi di 140 metri, mentre i pozzi israeliani potevano raggiungere una profondità di 800 metri”.
Ma prestiamo mai la necessaria attenzione a questa risorsa o la diamo piuttosto per scontata, quasi fosse una costante immutabile?

Da queste riflessioni prende forma il progetto Waiting for Water, che attraverso azioni artistiche anticonvenzionali cerca di incidere sul nostro rapporto quotidiano con l'acqua per renderlo più rispettoso e consapevole, stimolando la crescita di una coscienza nuova, di una più diffusa consapevolezza delle problematiche connesse alla distribuzione, al controllo e all'impiego di questa risorsa.

Il progetto, avviato nel 2004 durante la partecipazione ad Unidee, residence internazionale per creativi curato da Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, si è concretizzato con l'installazione di ‘muri’ di tessuto nero sospesi sopra a fiumi, come sul Cervo a Biella, sulla Dora Baltea a Ivrea, sul Po a Torino per i Giochi Olimpici Invernali del 2006, sul Ledra a Gemona del Friuli o tesi in spazi urbani come a Messina o nel Quadrilatero Romano a Torino.

Un ‘muro’ nero a bloccare visivamente il flusso dell'acqua, ad impedire la visione di parte del ‘paesaggio liquido’ abituale, a nascondere e trasformare in sorpresa quel flusso continuo che ci troviamo davanti abitualmente e che di conseguenza ci appare ovvio.
Il nero, ‘non-colore’ potente ed invasivo, steso nel contesto naturale del letto di un fiume, rappresenta un puro elemento artificiale che ci costringe finalmente a prestare attenzione all'acqua, alla sua presenza naturale, resa solo presunta dalla barriera morbida imposta dall'installazione.

Interpretando l'incessante mutamento dell'acqua – sia nella forma che nella funzione – attraverso il suo scorrere dalla sorgente al mare, parte del tessuto usato per le installazioni si trasforma nella Water Collection, una collezione di abiti ispirata ai vestiti semplici e funzionali delle portatrici d'acqua.

L'ampio spettro delle attività sposta Waiting for Water dal terreno dei puri progetti artistici a quello della mobilitazione sociale, lo moltiplica e lo dissolve in un laboratorio aperto e collettivo, la cui forma è modellata insieme da una rete fluida di collaboratori – la watercollection.net – dalle reazioni e dai contributi del pubblico e poi ancora dalla continua azione delle forze naturali.
I diversi  interventi sono il prodotto di un ‘network instabile’ il cui proposito è restituire centralità all'acqua tanto nelle questioni socio-politiche, quanto nelle soluzioni proposte a tali questioni: l'acqua deve rimanere libera, poiché è la nostra stessa libertà possibile a riflettersi sulla sua superficie increspata.

 

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