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Dalla città all’edificio
Che cos’è uno Smart Building? Con questo termine si intende generalmente un edificio dotato di una piattaforma di servizi integrati per la gestione intelligente degli impianti energetici, il monitoraggio dei consumi, l’adozione di sistemi di sicurezza e videosorveglianza. Ricondurre tuttavia lo ‘smart building’ ad una questione puramente tecnologica è senz’altro riduttivo, se si considera che esso si inserisce in una ‘smart city’, ossia in una città che (secondo le vostre definizioni) sia capace di sviluppare reti di relazioni umane, che favorisca il senso critico dei suoi cittadini, a misura d’uomo (e di bambino), che garantisca la partecipazione, che favorisca una mobilità sostenibile e che renda possibili le sinapsi sociali.
Quale può essere il contributo dello 'smart building' a questa città? Una casa smart è una casa in cui...
13 10 2011
Continuiamo a pensare (e scrivere) smart
Oltre 120 commenti per oltre 1300 visite alla pagina del blog magazine www.taomag.it: questi i numeri dell’interesse della rete sul tema “smart”. Il workshop Smart Building in Torino Smart City promosso dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Torino si è concluso sabato 1° ottobre ma l’impegno di taomag su questo tema non si esaurisce qui. Continuate a seguirci per vedere come il tema della Smart City sarà affrontato nelle prossime settimane.
06 10 2011
Smart City è una iniziativa europea che può consentire alle città candidate di elaborare un progetto strategico innanzitutto culturale, attraverso il quale misurare la capacità tecnologica e di innovazione, progettuale e di cambiamento (di mentalità) di amministratori, aziende, tecnici e cittadini.
Ma che cosa fa di una città una città smart? La sua “intelligenza” avrà a che fare con la capacità di dialogo, di messa in rete con altre città e con altri soggetti che operano sul territorio, con la volontà di rendere accessibili le informazioni e i servizi, di agire su mobilità, sicurezza, benessere perché l’ambiente urbano sia sostenibile e democratico.
Quale città vogliamo? Una città smart è una città in cui...
15 09 2011
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Commenti
I progetti compresi quelli per il wi fi sono di parte, non sembrano per nulla attenti alla salute. Sono sordi anche nei riguardi dei gruppi che avvisano dei problemi che si possono avere dall'inquinamento elettromagnetico.
Erano terroristi quelli che avvisavano dei danni dell'amianto?
La nuova progettazione è quella capace di criticare anche la politica
per risolvere i problemi. Per pretendere di contare.
Faccio semplici esempi:
Superga o alla Maddalena sono da anni i nostri gioielli torinesi, ma, sono anche i più inquinati d'Italia perchè ?
Con tutti gli uomini di scienza che si hanno? Perchè ancora un territorio tanto offeso. Perchè tante famiglie a rischio?
Altro esempio: se un vostro caro è inserito in una scuola con la sperimentazione per il Wi Fi? Starete tranquilli sapendo che in Francia lo levano dalle biblioteche?
Gli architetti di Torino debbono ascoltare la gente. Progettare l'etica.
Alle generazioni future non servono patinate teorie ma esempi semplici e positivi.
Si devono creare speranze di cambiamento etico. Si deve poter credere prossimo uno sviluppo ecocompatibile. Si deve risanare, ascoltare, saper andare indietro per balzare in avanti.
Torino ha bisogno di aiuto.
Torino non ha bisogno di politici sordi nè di architetti "intortati".
Servono occhi ed orecchi sinceri.
Ci sono?
Bene, è ora di uscire allo scoperto per fare cordate sane.
Saluti.
http://www.urbanexperience.it/.
purtroppo non ho tempo ora x sviluppare un ragionamento, ma lancio una domanda:
è meglio una Città a maglie larghe o una Città a maglie strette?
E ancora: centri sociali, associazioni, case di quartiere: una città smart non è diffidente ma accogliente. Escludere significa perdere l’apporto di una parte del tutto e creare resistenza. Il cervello della città è composto da sinapsi sociali, che nascono e si ricompongono infinite volte, seguendo regole di funzionalità più che di idealità, di opportunità più che di appartenenza. “Tutti portano qualcosa”, sembra essere lo slogan.
Una città smart consuma meno ed è semplice da usare. Ottenere “il risultato del massimo effetto con il minimo significato”, come sostiene il professore del Mit di Boston John Maeda nel definire la semplicità, è la sua way of life. Applica la ricerca in ogni aspetto della sua multiforme vita.
Anche il linguaggio deve essere smart: raccontare la complessità può non essere poi così complicato. TaoMag potrebbe provarci per noi?
Per la piccola esperienza internazionale che ho avuto (negli Usa), mi permetto di suggerire di verificare l'opportunità di introdurre nel progetto anche la certificazione Leed di sostenibilità ambientale. Sarebbe un plus significativo.
In ogni caso, in bocca al lupo e... buon lavoro!!!
Inutile citare i vantaggi per l'ambiente: si lasciano a casa un bel pò di auto per percorrere un breve tragitto a piedi. Ma vantaggi ci sono anche in termini educativi, di cittadinanza, di sicurezza, ecc...
Avendo io portato l'esperienza a Mirafiori Nord, sono disponibile a collaborare nel caso si scegliesse questo mezzo di trasporto collettivo nelle iniziative legate a Torino Smart City. Grazie e buon lavoro
Evito di annoiare con un testo specialistico e rimando la lettura delle mie teorie a questo video con audio: Micromobilità (http://www.systematica.net/video/micro-m/)
Sono troppo utopico?
La Smart Cities Initiative della Commissione Europea rappresenta dunque un’opportunità per ripensare al modello di città in cui desideriamo vivere, mettendo in campo soluzioni concrete per affrontare la sfida energetico-ambientale. Dai consumi energetici, alla mobilità, al turismo, all’accesso alla cultura, fino alla partecipazione sociale e alla creatività, le città sono chiamate a creare ecosistemi urbani più vivibili e sostenibili, facendo leva sulle tecnologie e la capacità innovativa dei diversi sistemi industriali.
L’impegno della CE in questa direzione, insieme alla crescente sensibilità dimostrata da numerose amministrazioni pubbliche italiane e internazionali, conferisce una importante dimensione di concretezza ad una tematica – quella delle Città Intelligenti – certamente affascinante e molto dibattuta per le sue implicazioni ambientali e per l’impatto sulla qualità della vita nei prossimi anni.
L’esperienza di città come Torino conferma la possibilità del sistema Paese di cogliere questo treno di cambiamento e allineare il Bel Paese alle eccellenze europee.
E’ quindi fondamentale per le imprese la definizione di politiche e strategie che pongono alla base gli aspetti ambientali e che siano orientate ad una gestione responsabile.
E’ prevedibile che nuove tecnologie andranno a sostituire gradualmente il sistema tradizionale d’incenerimento che comporta notevoli costi ambientali in termini di emissioni e di impatto psico-sociologico sulla popolazione (sindrome di Nimby).
“Riciclare” – per riprendere le parole dell’architetto americano William McDonough nel suo rivoluzionario libro ’Cradle to cradle: remaking the way we make things’ – “vuol dire semplicemente che stiamo riciclando le nostre tossine. La ragione è che alcune delle sostanze chimiche normalmente usate nella fabbricazione degli oggetti di cui ci serviamo diventano nocive quando vengono rilasciate nell’ambiente. Quando portiamo la nostra spazzatura in discarica, stiamo facendo la nostra parte nel trasformare la discarica locale in un piccolo sito tossico. Per dirla con un motto: ‘quando gettate via qualcosa, in realtà non c’è proprio nessuna “via”’. Rimane tutto qui, sulla terra.”
Sul fronte del riciclaggio potremmo fare molto di più. “Un giorno”, come suggerisce McDonough, “avremo un riciclaggio totale, dove tutte le componenti di un prodotto potranno essere riutilizzate in nuovi prodotti o scomposte interamente in molecole che la natura è in grado di riassorbire. Per adesso, tuttavia, facciamo quella che sembra una scelta sufficientemente buona date le opzioni, mentre non riusciamo a renderci conto che quella che ci viene inizialmente offerta è una gamma arbitraria e molto ristretta di varianti possibili”.
La gestione dei Rifiuti è l’asse portante della tutela dell’Ambiente che con la responsabilità sociale costituiscono temi interconnessi che incidono fortemente sulla competitività delle imprese.
Anche nella Jam citata da Carlo (www.innovatorijam.it) si era fatto un sondaggio ed i risultati erano molto distribuiti
Io cambio il punto di vista: per me la Città Smart è quella che sfrutta le opportunità offerte dalle nuove tecnologie (ora più accessibili, più facili, più flessibili,....) per fare meglio quello che le serve, per realizzare le sue priorità. Si può lavorare su tante aree, trasporti, scuola, sicurezza, servizi al cittadino, ma occorre partire dalle priorità della città, dai suoi bisogni
Allora per me qui sta uno dei punti forti su cui puntare: in questo territorio di turisti attratti dal nuovo centro di Torino o dai Castelli Sabaudi vogliamo finalmente decidere di mettere nella top ten il nostro paesaggio?... Quel grande valore di cerchia alpina, fiumi, colline che Le Courbusier continua sempre a ricordarci? O lasciamo questa risorse, fatta di sentieri, di parchi dove fare il pic nic e di cento risorse agrituristiche, che altre aree metropolitane non hanno, nella continua indifferenza? ... Lasciando nell'indifferenza anche le nuove produzioni locali come l'Orto del Pianalto?... Chi lo conosce?... Appunto, esiste anche la necessità di comunicare gli asset su cui lavorare, e fra questi i cittadini attendono aria pulita, mangiare sano e qualità del vivere. Smart si, ma sulle cose che contano per fare di più anche con meno, cioè con tutto quello che già abbiamo in questo fantastico ambiente intorno alla città...
Basti pensare alle potenzialità che ci offre il magnifico paesaggio che possiamo attraversare tra Torino e Milano, con le città e le risorse degli spazi aperti (i fiumi, le risaie, le colline, le opere legate alla produzione agricola e industriale): un luogo di alta qualità spaziale, compreso tra due aree metropolitane sempre più vicine tra loro, ma dove si corre anche il rischio di una progressiva esclusione reciproca tra centri principali e secondari, tra luoghi densi e spazi diffusi, tra città e campagna.
L'occasione di Expo 2015 a Milano è ideale per provare a pensare a questi temi in modo concreto, rivedendo la relazione tra città e paesaggio agricolo in modo nuovo, valorizzando proprio i luoghi intermedi (vera e propria esposizione del tema "feeding the planet energy for life") e le relazioni tra i centri prinicipali e i terriori circostanti, luoghi del loisir ma che devono mantenere anche la propria vocazione produttiva.
Per questo, le tecnologie smart possono fare molto, soprattutto nel campo della mobilità e della fornitura di servizi ai cittadini, oltre che nel settore turismo, puntando su concetti come accessibilità e ospitalità.
L'alta Scuola dei Politecnici di Torino e di Milano è impegnata da tempo su questo fronte e abbiamo ora in corso un progetto che, non a caso, si intitola E-scape: il paesaggio naturale o agricolo come luogo di "fuga", complementare alla città, ma anche come occasione per sperimentare, attraverso progetti innovativi, il possibile ruolo delle tecnologie smart per migliorare la qualità dello spazio abitato.
Ho pubblicato la proposta del nostro gruppo sul nostro blog, vi invito a passare e commentare.
http://complexitys.com/english/2960/
-ci sia una sola tessera per prendere i mezzi pubblici che possa essere usata dal bike sharing fino al treno metropolitano passando per car sharing e mezzi gtt
-in cui il car sharing sia destibuito e geolocalizzato con il gps
- in cui i rifiuti differenziati che produco mi vengono pagati
- in cui ogni fonte di energia venga recuperata e le case siamo smart, consumino poco e siano molto efficenti
- in cui gli spazi di città abbandonati vengano usati per ripensare la socialità, permettendo la nascita di cohousing
La favola della fine del mondo di Stefano Benni
e soprattutto per non finire come gli abitanti della Rocca di Caldè citati da Dario Fo nel suo discorso per il Nobel, "jogulatores obloquentes":
"ancora oggi - raccontava il vecchio soffiatore di vetro - se ci si affaccia sullo spuntone di roccia rimasto a picco in quel punto del lago... se in quell'istante scoppia un temporale, i lampi riescono ad illuminare il fondo dell'acqua e, incredibile, là sotto si scorge il paese affondato con le case e le strade ancora intatte e, come in un presepe vivente, si scoprono loro, gli abitanti della vecchia Rocca, che si muovono ancora... e imperterriti ripetono: "non è successo niente". I pesci passano loro davanti di quà e di là, .... fin nelle orecchie ..... "niente paura! .... è solo un tipo di pesce che ha imparato a nuotare nell'aria", commentano.