|
Riscrivere le regole
I numerosi commenti pervenuti testimoniano la gravità della situazione professionale degli architetti e lo stato di logoramento di molte situazioni personali. In questa fase di crisi economica e politica, anche gli Ordini vivono faticosamente il passaggio critico di un’epoca che cambia. Il mondo è diverso almeno da vent’anni, ma gli Ordini non sono mai stati riformati e la legge che ne determina il funzionamento risale al 1944 secondo norme ormai inadatte a far loro svolgere quel ruolo di garanzia verso la collettività, che costituiva il compito prioritario. Riccardo Bedrone, presidente dell’Ordine di Torino, ricorda inoltre che nella forma attuale gli Ordini sono impossibilitati a svolgere attività di tipo sindacale, come pure molti richiedono a gran voce: semplicemente non è quello il loro compito istituzionale. Possono invece dare un importante contributo alla stesura delle regole che riformeranno gli ordinamenti professionali. Proprio oggi l’Ordine di Torino partecipa alle consultazioni a livello nazionale, invitato dal CNA.
I commenti dei suoi iscritti saranno raccolti e costituiranno la base di verifica per le proposte che saranno elaborate dal Consiglio di Torino. Dalla prossima settimana, inoltre, dal sito web dell’Ordine sarà possibile scaricare alcuni documenti d’aiuto per un’idea più precisa delle alternative che si prospettano: abolizione degli Ordini, loro mantenimento con alcune modifiche sostanziali, sostituzione degli Ordini con strutture professionali di carattere associativo.
Qual è la vostra posizione? In che cosa vorreste cambiare l’Ordine? Oltre che lasciare commenti su questa pagina, l’invito è di collegarsi al sito OAT da cui sarà prossimamente possibile rispondere al sondaggio.
24 11 2011
Nelle ultime tre settimane sono stati raccolti oltre 84 voti e commenti e le pagine del blog magazine sul tema hanno ricevuto più di 2000 visite. Tanti spunti per proseguire la riflessione avviata. Ultima settimana per commentare.
18 11 2011
“In termini economici, soprattutto nel confronto con gli altri Paesi europei, è evidente quanto, nel nostro Paese, lo squilibrio reddituale tra le diverse generazioni sia accentuato. Rapportando i volumi d’affari medi per classe di età con la media complessiva si osserva, infatti, come in Italia, secondo i dati di Inarcassa, gli architetti con meno di trent’anni registrino un fatturato medio inferiore del 71% rispetto alla media, questo mentre in Europa la discrepanza (secondo le indagini del Consiglio Europeo degli Architetti) sarebbe intorno al 43%. Per gli architetti con un’età compresa tra 30 e 34 anni i fatturati sono mediamente inferiori del 52% in Italia e di appena il 3% in Europa. Ma già nella classe successiva, mentre in Italia i giovani pagano una differenza rispetto alla media ancora intorno al 30%, in Europa i loro volumi d’affari sono addirittura più alti del 15%.”
L’intervento di Antonio Mura I giovani architetti, la trasformazione, la crisi, in TAO 10, p. 24 (LEGGI TUTTO), sarà approfondito durante la presentazione dell'indagine che, condotta per volontà dell’Ordine di Torino, ha analizzato la condizione economico-professionale degli architetti under 40 iscritti all’albo. L’incontro avrà luogo mercoledì 16 novembre alle ore 9.30 presso il Salone d'Onore del Castello del Valentino, di Torino.
Lascia il tuo commento
11 11 2011
|
Commenti
La fascia tra i 50 e 65 anni non può mollare perchè impoverita dalle tasse e dal Decreto Bersani,i media hanno illuso i giovani con articoli patinati sulle archistar , gli Ordini ,tranne rare eccezioni anzichè difendere la categoria, hanno contribuito al mito di costoro illudendo generazioni destinate alla disoccupazione perenne.
Si tratta di promuovere una legge di pochi articoli, che preveda:
> Il divieto assoluto per i geometri di firmare qualsiasi tipo si progetto, facendo così cessare un'odiosa concorrenza sleale (è come se gli infermieri potessero fare operazioni chirurgiche).
> Impedire agli architetti che non versano i loro contributi all' Inarcassa, di firmare i progetti.
E' infatti noto che molti architetti iscritti all'Albo, che lavorano come dipendenti (e quindi versano i contributi all'INPS) fanno una concorrenza sleale (specie dopo la legge Bersani) a chi deve tirare avanti con le spese di uno studio professionale.
Semplice no? Forse troppo ...
Detto questo, io sono scappato da questa vita perchè son riuscito ad avere lavoro nella scuola e quindi mi son DOVUTO iscrivere all'INPS. Fosse per me io rimarrei iscritto ad INARCASSA, a me converrebbe almeno maturerei un pò di anzianità li!!invece mi è proibito!!ora io non capisco perchè non debba poter firmare (non che riesca a firmare molto dato che come pianificatore sono in concorrenza con architetti e ingegnieri che di esami di urbanistica ne hanno dati ben pochi) dei progetti dato che l'unico modo (non arrivando da una famiglia facoltosa) per poter avere un proprio studio è avere un altro lavoro!!
Servirebbe in ogni caso una vera riforma delle professioni che metta ordine nelle varie competenze e gli Ordini dovrebbero diventare ei meccanismi di tutela per i propri iscritti e vigilare sul mal costume degli stessi
E' inutile che ve la prendete con Bersani o altro politico o i geometri o chissa' chi, non nascondete la testa sotto la sabbia, tanto sapete come funzionano le cose in questo Paese. Siamo stati per troppo tempo dei privilegiati ed è vero ed ora che non ci sono piu' le condizioni per esserlo viene a galla tutta la verità. Bisogna correre, correre e poi correre ed avere il coraggio di prendersi le proprie responsabilità. Quante volte si dice "è colpa del Commitenet....è colpa dell'impresa" . Basta con tutte queste scuse.E' ora di capire che siamo troppi e la magior parte non sa neache come è fatto un cantiere o come si fa un muro, perchè si perde quotidianamente tra le mille scartoffie e normative invece di vivere il cantiere.
tanto quel che conta è incassara i soldi, non importa la qualità del lavoro, tanto se è sbagliato è colpa dell'impresa. Vergogna a tutta la categoria.
Per non avere ritorsioni del caso, chiamatevi vigliacco ma non lascio il mio recapito e/o nominativo.
Abbiate il coraggio di mettervi in prima linea e non dietro le spalle di qualcuno.
un saluto e buon lavoro
Parli di coraggio e ti nascondi come un coniglio. Vergognati tu.
Con tipi come te, non si va certo molto lontano...
senti in giro e le imprese... e quel committente.... e però quel tecnico del comune.... Basta!basta! e poi! basta. Perchè non essere architetti contemporaneamente? prima però bisognerebbe insegnare ai nostri nuovi laureati che è in cantiere che si forma il professionista non tra le mura di un ufficio. per le normative e relative scartoffie il tempo lo si trova sempre. La vita reale è ladove si realizza un opera. i problemi del muratire piuttosto che del capocantiere o o ecc....
non sono piu' i tempi delle vacche grasse se qualcuno non lo ricorda forse è meglio che vada a fare altro!
Ho lavorato per 2 anni in uno studio di progettazione. Risultato? pagato pochissimo per 12-14 ore di lavoro giornaliere, cosa ho imparato? NULLA di NULLA.
poi sono andato a fare il capo cantiere. Altra esperienza piu' faticosa ma ricca di soddisfazioni perchè vedo quello che altri hanno solo pensato senza sapere come si realizzava. Poi grazie all'esperienza fatta sono passato a rivestire la carica di Direttore Tecnico di cantiere per un consorzio rinomato.
Adesso progetto, faccio il Direttore tecnico (ogni giorno per 3 ore sono in cantiere), e a volte per piccoli lavori faccio anche il capo cantiere. Gestisco i contratti di fornitura del cantiere, parlo con tutte le imprese coinvolte e loro manovalanza e moltissime altre cose. ho anche una piccola impresa Lavoro anche 16 ore al giorno senza guardare il portafoglio nonostante abbia famiglia e due figli.
Ecco cosa faccio. Ecco cosa intendo quando dico che bisogna scendere dal piedistallo. La società di oggi non si può permettere il lusso (l'architetto,l'ingegnere ecc..).
rispetta chi fa le scartoffie cioè progettazione con resposabilità micidiali e ormai ingestibili. Tu sei solo fuggito per soldi e hai fatto bene è stata una scelta che rispetto ma non si parla così a gente che stà subendo ingiustizia a seguito di un tariffario inadeguato che risale al 1949 e purtroppo ribassato quando ormai la professione rispetto a come si faceva in quegli anni è completamente cambiata con un'enormita di competenze, prestazioni e scartoffie che comunque vanno fatte e responsabilità giuridiche ormai tecnicamente ingestibili e ancora non mi capacito di capire perchè non ce le facciamo pagare che è il vero problema della professione " PROGETTISTA e DIRETTORE DEIL LAVORI" Come si fa a dire che la società di oggi non può permettersi il lusso dell'Architetto l'ingegere ecc. No caro mio ed è questo uno dei motivi per cui tanti PROGETTISTI Architetti, Ingegneri, Geometri stanno soffrendo ingiustizie retributive perchè molti in italia la pensano come te. Voglio dire La nostra professione come si fa a riconoscerle la "GIUSTA PAGA" che è il vero problema che stiamo subendo e non mai dibattuto ed affrontato se c'è gente che come te NON STA RISPETTANDO I PROGETTISTI.
Voi del Cantier come si dice dalle mie parti mi avete un pò stufato vi conosco benissimo e so che avete il Vizio di credervi superiori ai progettisti per quella deformazione culturale per cui l'importante l'è el cantier .
FALSO perche tutto è importante dal disegno NON RISPETTATO al progetto NON RISPETTATO alla realizzazione
ARCHITETTI, INGEGNERI, GEOMETRI, "PROGETTISTI" continuate a fare questo lavoro siatene fieri se poi non ce la fate più come me cambiatelo pure ma senza però diventare come questo Tutto lui del cantier
oggi ho 38 anni e mi sono laureato 33 e a 34 ho superato l'esame di stato (al primo colpo) ... dopo i 24 anni, per vicissitudini personali, lo studiare e dare gli esami è stato un passatempo ... nel frattempo dovevo lavorare ... ho fatto qualsiasi lavoro, anche non inerente alla mia attuale professione di architetto ... in poche parole ho vissuto il "cantiere" di molteplici attività lavorative ... ed ho capito che l'architetto è la professione piu bella che ci possa essere perchè racchiude molteplici aspetti del sociale e del lavoro ... l'architetto può/deve rapportarsi quanto con il manovale che con il burocrate ... può/deve essere sociologo, artista, politico, altruista ... così facendo possiamo "nobilitare" la nostra professione ... da molti siamo considerati professionisti petulanti "incravattati" (purtroppo molto spesso a ragion veduta) ... comunque per farla breve prima di lamentarci impariamo a far bene la nostra professione con coscienza e voglia, cerchiamo di progettare ambienti, case, strade ecc pensando che il prossimo le debba vivere ... quando abbiamo fatto tutto questo possiamo giustamente lamentarci con le imprese, le committenze e con i raccomandati ... p.s. bonanima di mio padre era operaio, mia madre operaia ... oggi insieme al mio collega "sfigato come Me" ... abbiamo vinto un concorso per la ralizzazione di un opera pubblica molto importante ... senza raccomandazioni ... questa può essere un bella speranza
E' vero c'e' molta poverta' in giro, facciamoci forza e facciamo attenzione a chi se ne approfitta che con la scusa della crisi abusa di noi e della nostra professionalita' e pazianza. Auguri a tutti e penso che un professionista in gamba non sara' mai senza lavoro.
E' evidente a tutti che ci siano in giro una marea di liberi professionisti "fasulli" e con ciò non intendo denigrare nessuno, anzi... Molto spesso chi lavora a partita iva nella realtà è un dipendente a tutti gli effetti. Si lavora per un unico studio, otto ore al giorno, seduti al computer a eseguire gli ordini del capo... Ovviamente facendo fattura.
In questo modo i giovani sono enormemente sottopagati, si trovano a dover versare contributi che non gli competerebbero, non hanno mutua, ferie pagate, tredicesima ecc... mentre il datore di lavoro non paga ciò che dovrebbe. E' molto comodo, ma perchè nessuno ha il coraggio di dire che è una truffa a tutti gli effetti? Sembra che si vogliano difendere gli interessi dei più forti a scapito di quelli dei giovani ( e non solo).
Ho 33 anni, faccio l'architetto da più di 8, perciò ho deciso di "rimboccarmi le maniche" come oggi si usa tanto dire...lavoro completamente in proprio, da casa, perchè fare troppi lavori esterni adattandomi alle situazioni più assurde comprometteva la mia salute...e per crederci fino in fondo, riconquistare sogni e dignità...ma quanta fatica e, soprattutto, riuscirò nell'intento?
Sono passata anch'io dagli studi professionali come "dipendente" a tutti gli effetti, accettando consapevolmente le condizioni. Gli studi mi garantivano un "fisso" quasi tutti i mesi, ma alla lunga non mi hanno fatto crescere granché professionalmente.
Ho fatto un'esperienza di collaborazione a progetto in una societá di Facility Management, che dopo essere iniziata molto bene si é troncata bruscamente a seguito della mia gravidanza.
Ora mi ritrovo, a tre anni dalla nascita dei miei figli, a non avere un'entrata mensile nemmeno paragonabilea a quella di un precario, e siamo arrivati all'assurdo di farmi pagare i contributi Inarcassa (e non solo quelli!) da mio marito, dipendente a tempo indeterminato.
Eppure, appena la mia situazione di mamma libera professionista me lo ha consentito, mi sono rimboccata le maniche, ho speso soldi (molti!) in formazione costante, ho cercato uno spazietto raccogliendo le "briciole" di chi giá aveva una clientela affermata, insomma, ci ho provato!
MA ora che toglieranno probabilmente anche il regime dei minimi a cui aderivo da qualche anno, non so se i miei costi fissi non eliminabili sarebbero giustificati dalle esigue entrate che registrerò.
Per la prima volta dopo 10 anni non sono piú sicura che continueró a voler fare l'"Architetto".
Forse non sa che dopo la Legge Merloni di fatto siamo diventate imprese e come tali per partecipare alle gare abbiamo gli stessi doveri delle Imprese di Costruzione (DURC,Fatturato,Assicurazioni,dipendenti ,attrezzatura) ma a differenza loro (che fanno cartello) ci massacriamo da quando esiste il famigerato DECRETO BERSANI con RIBASSI ALL'80%!!!!!
Non solo ma l'opinione pubblica ci percepisce grazie ai media (l'altra sera Vespa a Porta a Porta ,stamattina a Paese Reale Rai 3) come una CASTA al pari dei Poltici Megamanagers etc!!
Il risultato è la concorrenza al limite dello sleale (mi riferisco, ad esempio, al casino tirato fuori dall'OAT in merito allo studio di certificazioni energetiche che con Groupon offriva ACE a 59 €, di cui peraltro il 50% resta proprio a Groupon; io a 'sti prezzi non potrei mai fare un buon lavoro, per cui piuttosto dico di no, con somma gioia dei certificatori dii cui sopra), anche tra professionisti (tutti fanno progettazione architettonica, ma prova tu a fare una pratica di successione o a fare il progetto di un impianto elettrico di un alloggetto micro senza che un geometra o un ingegnere ti sbrani vivo...); il decreto alla firma in questi giorni, peraltro, complicherà ulteriormente le cose in nome di una "liberalizzazione" che colpirà, come al solito, solo i professionisti più piccoli e "deboli" (che non riusciranno mai a superare la "massa critica" necessaria per iniziare ad imporsi come realtà locali), continuando ad ingrassare gli studi strutturati (che, per inciso, si sono strutturati grazie ai soldi incassati quando le regole erano diverse e molto più favorevoli ed i liquidi giravano che era una bellezza, ed oggi ci girano le spalle dimenticando colposamente la fortuna avuta...).
In conclusione, non credo che la soluzione sia (come prospettato da eddie-lancio-il-sasso-e-nascondo-la-mano) guardare alle imprese come unica soluzione, anche perchè l'esperienza da me maturata è che proprio le imprese ti trattano sempre più come una sorta di dipendente con partita IVA, imponendoti scadenze impossibili e ritmi a volte massacranti, senza garantirti peraltro alcuna continuità, pagandoti sempre meno e mettendoti in difficoltà con tempi di pagamento biblici (sempre se i soldi li becchi e le imprese non ti falliscono sotto il naso, cosa che ultimamente avviene con preoccupante frequenza)... Non credo neppure si debba guardare troppo in là, attendendo una legge salva-architetti o qualche intervento politico di rilievo... Piuttosto, credo che, per iniziare, serva fare in modo che il nostro Ordine, con il nostro aiuto, comprenda le radici del problema ed inizi, almeno a partire dal livello locale (Amministrazioni pubbliche, organi rappresentativi dei vari committenti privati e delle imprese, ecc.), a concertare misure che favoriscano effettivamente l'inserimento dei giovani professionisti, la loro qualificazione (la formazione specialistica ha a volte dei costi decisamente esorbitanti) e l'inserimento dei meritevoli nelle dinamiche decisionali di consulenza prima ed affidamento poi delle commesse; ovviamente, da parte nostra potrebbe essere auspicabile un atteggiamento un po' meno passivo ed improntato alla teoria, ma più fattivo e pratico.
Per iniziare, ad esempio, io proverò a partecipare all'incontro di mercoledì mattina al Valentino, sperando non sia l'ennesima inutile perdita di tempo. Poi, se son rose fioriranno.
Sono d'accordo con chi sostiene che sarebbe necessario fissare dei paletti ben precisi ai limiti di attività dei vari livelli di preparazione, eventualmente anche sorpassabili in seguito ad importanti cicli di formazione: i geometri dovrebbero avere un certo raggio d'azione, gli architetti junior un altro, gli architetti completi un altro... e chi si forma può salire dei gradini e chi non si forma scenderli.
Sono d'accordo sul fatto che la liberalizzazione rende più difficile le cose, però: se gli ordini cominciassero a scremare gli evasori, che ci sono; coloro che non pagano l'iscrizione all'ordine, e ce ne sono; coloro che hanno subito imputazioni per vicinanza ad associazioni mafiose, e ce ne sono anche di questi...
Credo anche che gli ordini dovrebbero farsi carico di tenere un'archivio delle lettere di incarico e di offrire dei modelli per la redazione delle stesse: se ogni volta che vengo incaricato da un committente depositiamo presso l'ordine la lettera firmata da entrambi, con tanto di tempistiche chiare e precise, allora dovrebbe essere più difficile procrastinare ostinatamente e con mille assurde scuse il momento di pagare. Invece l'ordine non ha mai preso posizione in questo senso. Operativa intendo, non di comodo.
Infine: i ritardi ed i ribassi della pubblica amministrazione. Io ho scelto di non provare nemmeno a lavorarci, perchè attendere mesi e mesi per ottenere il saldo di una fattura mi sembra assurdo.
Probabilmente anche in questi ambienti si è fatta strada la convinzione che siccome i professionisti guadagnano tanto e possono evadere, allora farli penare non è peccato. E si ritorna al discorso di prima: scremare coloro che non si dimostrano all'altezza dell'importanza della nostra professione.
Io sono un architetto di 41 anni e svolgo la libera professione da 13 anni e ti assicuro che ho scarpinato molto eppure oggigiorno e' innegabile che sia molto piu' difficoltoso perche l'edilizia(non so se te ne sei accorto) è in una profonda crisi!!!
Vorrei farti una semplice domanda; cosa ne pensi di quell'obbrobrio che Fuksas (mega archistar!!) ha realizzato a porta palazzo (Torino)?
Se ci fosse stato un incarico a qualche architetto magari meno famoso e, forse, anche meno pagato, non credi che probabilmente sarebbe uscito qualcosa di meglio?
Allora vogliamo capire che ormai il nostro settore è fatto di meganomi (spesso paraulati in vario modo) e poveri tapini (non per questo meno bravi) che devono sbranarsi per qualche lavoretto?
meditate gente, meditate.
Se fosse l'opera di un qualunque architetto non famoso, si sarebbe gridato allo "scandalo".
Scandalo è invece affidare (per mere ragioni politiche) a presunti "artisti", progettazioni ultra pagate che poi si rivelano dei mega-flop.
e gli altri che tirano a campare.....
certo che se "se la raccontano sempre tra loro".......non andiamo distante....il problema e' il sottobosco non le cime....
ed io non mi lamento anzi sono abbastanza soddisfatto.
ho letto in ritardo del vostro incontro al Castello del Valentino sulla crisi
degli architetti, volevo raccortarvi la mia situazione.
Vi scrivo da Torino, ho 37 anni, sono un architetto (abilitata ma non
iscritta all’ordine) per anni ho lavorato negli studi professionali per pochi
euro, in nero (quando me li davano), la libera professione è impensabile e
purtroppo c’è molta concorrenza tra ingegneri, geometri e architetti perché più
o meno si lavora sulle stesse pratiche e la committenza con la crisi che c’è, a
volte non paga i lavori o molto in ritardo. Si aggiunge anche il fatto che gli
studi professionali ora prendono i tirocinanti gratis e alla fine in questi
uffici non si impara nulla. Insomma purtroppo per ora ho abbandonato e ho
iniziato a fare concorsi (sia amministrativi che tecnici) mettendomi a studiare
con molta pazienza il diritto (io ho fatto il liceo artistico) e aggiornandomi
periodicamente sulle vari leggi, decreti e regolamenti. Ho fatto molti concorsi
sono in graduatoria in due diversi concorsi per tempo determinato sostenuti
presso Università degli Studi di Torino e praticamente non chiamano nessuno
perché non ci sono soldi!
In questo momento sono iscritta ad una cooperativa che ogni tanto mi chiama
(ho un contratto a chiamata per 4 euro netti all'ora), per fare lavori del tipo
hostess di sala nei musei, per carità un lavoro onesto, ma sapete che cosa vuol
dire stare in piedi senza proferire parola per parecchie ore? Senza fare
assolutamente nulla? Mi sembra di spegnermi pian piano, non imparando nulla.
Non pretendo chissà quale tipo di lavoro ma un contratto più stabile, un lavoro
che mi faccia sentire un po’ più viva e che mi permetta magari se non chiedo
troppo di crescere professionalmente e crearmi una famiglia. Noi over 35 siamo
fuori mercato, “vecchi” per il lavoro e nessuno ci vuole (cercano ragazzi
giovani in età da apprendistato), penso che la Legge Biagi vada cambiata al più
presto possibile, non si può andare avanti con questi contratti tipo quello che
ho io a chiamata. Sono disposta a mettermi in gioco, ho fatto tanti tipi di
lavoro e ho anche avuto la possibilità di lavorare un anno al Comune di Torino
con i cantieri di lavoro qualificati (architetto) e al Rettorato dell’
Università degli Studi di Torino come impiegata e devo dirvi che sentire
lamentele continue da chi è assunto a tempo indeterminato non è accettabile per
chi ha un lavoro precario.
In questo caso si parla di libera professione, quando mi iscritta ho preferito
fare una facoltà difficile come Architettura (invece per esempio dell'Accademia
di Belle Arti) perchè era convinta di imparare un mestiere ed avere un futuro e
invece dopo tanti sacrifici mi ritrovo con un futuro incerto!
Cordiali saluti
Antonella Alù
E loro non lavorano per 4 euro netti all'ora. Anzi.. Poi mica lavorano veramente. Si stanno immaginano che lavorano... danno indicazioni. Professori che non hanno mai fatto un progetto veramente da soli...
Ci sono cosi tanti poveri giovani schiavetti che devono pagare il mutuo.... Mica si chiedono quante ore lavorano e per quanto e come fanno andare avanti .. Qcuno di loro pensate che si e fatto un paragone fra quello che prende lui e uno giovane ?
Solo una osservazione:
Com'è che al castello del valentino alla conferenza del 16 eravamo non più di 15 persone?
Capisco che era uno degli orari più scomodi... ma possibile che non si possa sacrificare mezza giornata per capire e fare valere le proprie ragioni? tutti pronti a scrivere sul pc e pochi ad uscire allo scoperto? Che autocad e 3dstudio max ci abbiano drogato?
In ogni caso due cose sono chiaramente emerse, dalle parole dei diretti interessati:
1) l'arch. bedrone, per sua stessa ammissione ha detto che "se fosse in lui abolirebbe gli ordini", sostenendo che l'ordine è impotente e non ha poteri decisionale di fronte ai problemi gravi di cui tutti ormai siamo consci. (quindi aboliamo?... riformiamo?....)
2)Prof. Curto Rocco (preside di facoltà), interpellato sul perchè non si mette un numero chiuso alle facoltà (120.000 architetti in italia creano una concorrenza spietata, il risultato e sotto gli occhi di tutti) e perchè l'università sia così distante dalla realtà per quanto riguarda formazione e inserimento, ha risposto che carenza di fondi e Gelmini non consentono di cambiare le cose (Berlusconi + crisi sono i migliori alibi per tanti, da dieci anni!)
Quindi, ordine e facoltà ci abbandonano....
Ragazzi, SIAMO SOLI!
E pensare che di cose da fare ce ne sono!!! E che non le fanno....
E tocca anche a noi darci una sveglia!! Diamine!!
2. Se non erro a Torino ci sono 2 facoltà di architettura e ho detto tutto.
2 b. Per essere più chiari: è meglio imboscarsi nel pubblico impiego.
Fondamentalmente questa professione abbraccia troppi campi, siamo troppi e forse bisogna specializzarsi di più e invece di farci la guerra a vicenda con i ribassi bisognerebbe coalizzarsi cercando di colmare le lacune di ognuno per dare un buon servizio finale al cliente.
CI HO GUADAGNATO......
E (FORSE) TORNERO'
laurea, esame di stato, ordine, partita Iva......10,11 ore in uno studio a fare la "libero professionista" otto anni, qualche cliente in proprio, ma niente di che e poi tanto tempo, tanto dedicato al lavoro.......
i figli mi hanno imposto una scelta proprio in questione di tempo e stabilità..
qualcosa doveva cambiare, ma il cambio verso la libera professione era troppo in salita; è stato più facile vincere un concorso e passare le notti a studiare tra una poppata e l'altra e tanta volontà e un po' di fortuna...
a 34 anni sono diventata tecnico comunale di un paesino; non è semplicissimo, il "pubblico" sa chi sei e che la colpa è sempre tua, ma è gratificante, come lo è portare a casa uno stipendio..
........un rimpianto???.........forse è solo un passo e in futuro chissà, ma nel frattempo i miei figli non possono vivere dei miei ideali e senza di me (modesta!)
In futuro spero di uscire da questa bolla surreale, ma ammetto che uno stipendio fisso al mese e' quasi un privilegio, in questo momento.
L'universita e' un acquario in cui ti mostrano cose meravigliose, una fabbrica di illusione. La cultura che ti fornisce questa facolta' forse ti permettera' di fare voli pindarici, ma quando si cade dall'alto ci si fa piu' male. Quindi, per ora, sto volando basso, cerco di imparare il piu' possibile dal cantiere e dai colleghi ( quelli bravi, pochissimi ) e tengo il sole in tasca per tempi migliori.
http://www.groupon.it/deals/torino/piemonte-energia/1663467?nlp=&CID=IT_CRM_1_0_0_325&a=231
59 euro per certificazione energetica di immobili di qualsiasi metratura, accatastamento, consulenza sulla ristrutturazione e adeguamento impianto...il tutto valido per Torino e prima cintura e per ora 102 acquistati...
SVEGLIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
In più se cerchi di farti strada da solo di trovi a dover svendere le tue prestazioni professionali, perchè non esistono tariffe minime e purtroppo esistono tanti altri professionisti (per primi i geometri) che rovinano il mercato riducendo i prezzi a dei limiti intollerabili... vedi le certificazioni energetiche a 75 euro lordi!!!
ma allora quando sarà il momento giusto per svolgere un'attività "normale" con uno stipendio "normale" e un orario "normale"?
Credo che essere architetto non debba significare per forza essere imprenditori, avere un mega studio o essere Renzo Piano, ci sono architetti che possono svolgere bene anche lavori subordinati e più modesti, però mi chiedo: perchè un qualsiasi impiegato svolge il suo lavoro ed è pagato per quello che fa, ha la sua maternità, la sua mutua, malattia ecc..... perchè un artigiano (decoratore, idraulico, elettricista ecc....) è pagato per quello che fa senza troppe questioni.......e perchè un architetto solo per il fatto di essere architetto non può contemplare un contratto di lavoro o avere una partita iva senza dover rincorrere la parcella o giustificarla con il cliente che obbietta continuamente il preventivo a lui sottoposto???
Ultima domanda: perchè all'università di Architettura se uno studente va all'esame e fa scena muta molti docenti gli danno comunque 18 invece di segarlo????? L'Università è diventata ridicola, è solo un business a discapito di tutta la società, credo dovrebbe essere molto più selettiva, non a numero chiuso ma semplicemente i docenti dovrebbero pretendere di più sulla preparazione degli studenti.
Buon lavoro a tutti
ho letto con attenzione tutti i commenti che si sono rincorsi su questo blog evitando di intervenire all’inizio per non indirizzare la discussione. Ora tuttavia vorrei proporvi alcune osservazioni e mie interpretazioni che si incentrano in modo particolare sul modo di considerare la figura dell’architetto e sul ruolo dell’Ordine. Osservazioni che derivo dall’esperienza personale sul piano professionale e della attività che ho sempre dedicato all’Ordine sia partecipando al lavoro esternamente sia come consigliere e Segretario.
È evidente dagli interventi una polemica cocente - a parte quella su chi si firma e chi non lo fa lanciando giudizi pesanti sulla categoria - sul ruolo e le responsabilità dirette del fare dell’architetto. A ben vedere si può sintetizzare nella “delusione” di veder vanificata la ricerca di formare una propria specializzazione nell’attività da una risposta insufficiente del mercato dovuta alla crisi, dovuta alla concorrenza sui prezzi, dovuta alla concorrenza con altre categorie professionali classicamente rappresentata da ingegneri e geometri.
Io penso che sul tema della specializzazione gravi sulla nostra categoria un errore di interpretazione di cui bisogna essere consapevoli e che vi propongo come riflessione: è possibile reggere la concorrenza con le altre categorie ed il mercato sul piano della specializzazione senza mantenere e mettere in evidenza la peculiarità che deriva all’architetto dalla propria formazione? Io penso di no, perché è la capacità dell’architetto di specializzarsi mantenendo la visione dell’insieme (sia si parli di architettura sia di urbanistica o territorio) a rappresentare la nostra caratteristica principale e su questa bisogna fare leva. Visione d’insieme e competenze puntuali sviluppate con la formazione (continua) e con l’esperienza possono “dire al mercato” che gli architetti sono in grado di offrire un valore aggiunto con il loro operare: non tuttologi inconcludenti, come spesso i luoghi comuni ci disegnano ma professionisti esperti di un campo con la capacità di mantenere unito il sistema complessivo. Di questo mi piacerebbe discutere.
Il ruolo dell’Ordine. Rifiuto categoricamente ogni interpretazione che consideri l’Ordine incapace o impossibilitato ad agire non tanto perché io me ne occupi direttamente e quindi mi senta attaccato su ciò che faccio ma perché dati oggettivi dimostrano il contrario.
Mi iscrissi all’Ordine a metà degli anni ’80, un Ordine allora davvero inconcludente, corporativo e centrifugo verso le nuove istanze che in quel tempo da neolaureato e giovane architetto rappresentavo e mi posi allora, ovviamente non da solo, l’obbiettivo di cambiare. Non rivendico meriti che non ho, semmai ho responsabilità ma non c’è più traccia di quel modo di agire oggi e la distanza fra quell’Ordine e quello di oggi è abissale.
Ovviamente ci sono mezzi di comunicazione e lavoro ben più rapidi di allora ma non è solo questo, l’evoluzione è stata molto forte soprattutto negli ultimi anni. Non è questa la sede per uno spot pubblicitario sull’Ordine ma invito tutti a considerare l’insieme di servizi dedicati alla professione attraverso: le consulenze dirette; il sistema informativo e quello di formazione; l’azione diretta attraverso la promozione della professione con attività per gli architetti ma dedicate al pubblico affinché conoscano il lavoro degli architetti; “ l‘accreditamento” dell’Ordine come rappresentanza degli architetti nel sistema economico sociale del nostro territorio per essere considerati interlocutori necessari; i rapporti diretti con le strutture pubbliche per migliorare/ semplificare l’attività professionale quotidiana degli architetti in un proliferare pressoché quotidiano di norme e leggi spesso in contraddizione fra loro. È questo un elenco parziale che potete autonomamente completare navigando sul sito OAT verificando di prima mano le attività sviluppate in questi anni da confrontare per chi ha memoria storica con quanto accadeva non molti anni or sono.
Non v’è dubbio ne sono convinto che sia sempre possibile migliorare e sia sempre possibile aggiungere una nuova attività, un nuovo servizio ma allo stesso modo penso che nei giudizi che tendono a non riconoscere quanto è stato possibile fare (mortificante anche per la struttura interna – e non penso ai consiglieri - che con dedizione ed in modo intelligente presta la propria opera) si celi la voglia di delegittimazione di un organismo di rappresentanza elettivo a tutto discapito della categoria e conseguentemente a noi stessi.
A volte per migliorare, per fare un nuovo salto di qualità, basta poco, basta partecipare uscendo dall’isolamento e mettendo a disposizione una piccola parte del tempo che dedichiamo a considerare in modo isolato la nostra condizione di crisi. All’OAT si può fare gli spazi ci sono altri se ne possono costruire, molti colleghi già spendono parte del loro tempo per elaborare azioni per tutti noi, dallo sfogo si può passare facilmente al lavoro e la somma dei lavori può fare la differenza. Questo è il secondo tema che vi propongo di discutere.
Scrivo perchè in quest'ultimo periodo rimango veramente desolato di fronte alla decadenza della nostra professione.
Sono ormai sette anni che mi sono iscritto all'Ordine degli Architetti sotto la spinta della mia "titolare".
Dico "titolare" perchè anch'io sono stato obbligato ad aprire P. Iva mascherandomi da lavoratore autonomo a partire dal 2006. Si parla tanto di tenere alto il profilo della professione dell'architetto e poi viene permesso questo scempio. Non posso credere che un'Ordine professionale non abbia gli strumenti per tutelare i suoi iscritti da queste situazioni. Da una parte ci viene detto di non svendere il nostro lavoro e dall'altra dobbiamo lavorare senza alcuna forma di garanzia. Se mi succede qualcosa e rimango a casa non vengo pagato; agosto non mi viene pagato perchè lo studio per cui lavoro chiude ed ovviamente se non si lavora non si guadagna (ma io non vado in letargo ad agosto!), la XIII e la XIV neanche a parlarne, così come altre forme di previdenza che invece sono assicurate per un altro tipo di lavoratore a tempo indeterminato che svolge anche lavori meno qualificati.
Fa scandalo che due ingegneri, non iscritti all'Ordine, facciano ACE a prezzi stracciati tramite siti internet tipo groupon e invece sembra normale il fatto che la quasi totalità dei giovani architetti debbano convivere con queste incertezze e lavorare per studi che non forniscono alcuna garanzia, facendoti il "favore" di farti lavorare per loro con P. Iva.
Ho provato anch'io a fare qualcosa per conto mio, specializzandomi negli ACE. I risultati sono stati che se vai da qualche notaio o agenzia immobiliare a proporre una collaborazione con ACE a 150,00€ ti dicono che puoi startene a casa perchè hanno qualcuno che li fa a meno. Sinceramente anche a me era venuta l'idea di Groupon perchè se non ti fai largo in questo modo ormai non vai da nessuna parte. Però noi siamo fortunati perchè abbiamo un Ordine che ci impone una deontologia da rispettare!
Ultimamente mi rendo conto che la professione di architetto, a partire dall'abolizione delle tariffe minime, non è più redditizia. Guadagna di più ed ha meno preoccupazioni una colf o una badante.
Salve colleghi architetti
forse la mia esperienza può essere utile a qualcuno. Ci vuole un po' di coraggio ma alla fine non succede niente di così grave.
Dopo aver lavorato per anni come collaboratrice professionale a partita IVA in uno studio, mi è stato detto che, a causa della crisi, non mi si poteva più garantire alcuna continuità: mi avrebbero chiamato solo all'occorrenza. Io mi sono portata via TUTTI i lavori che ho fatto nel suddetto periodo, compresi quelli ancora in fase di elaborazione (che senz'altro avrebbero fatto finire a qualche schiavo per 5 euro l'ora) e vi assicuro che corrispondono almeno all'80% dei lavori totali. Da libera professionista io ho provveduto, nel periodo della collaborazione, a fornire allo studio tutti gli elaborati ed i documenti richiestimi ma non sono tenuta a lasciargli il mio archivio, i dwg, le relazioni o qualunque altro elaborato in formato digitale, modificabile e riproducibile. Ovviamente ho dato la mia disponibilità a collaborare nel caso lo studio avesse necessità di disporre di qualche documento, previo raggiungimento di nuovi accordi. La proprietà intellettuale del lavoro professionale non è di chi lo firma ma di chi lo fa (questo dice il mio legale) e aspetto ancora che mi dimostrino che lo hanno fatti loro. Ovviamente si sono arrabbiati molto e mi hanno accusato di scorrettezza...ma tant'è, il mio archivio non lo avranno mai.
In quanto a Bedrone visto che dice che per lui l'ordine potrebbe chiudere spero abbia la decenza di dare le dimissioni immediatamente, prima della fine del mandato e indire nuove elezioni. ma siccome è un ipocrisia e il nostro presidente è attaccato al potere che la carica gli dà non lo farà continuando a prendere in giro quelli che dovrebbe rappresentare.
Bedrone fai qualcosa per le partita iva o vattene! vergogna
la crisi è prima di tutto etica
meno male che ultimamente è diventato di moda parlare di etica! magari cambierà qualcosa.
L’approdo in un comune -, è la giusta ricompensa, per quelli come me, che si sono iscritti alla facoltà di architettura, senza sapere poi ,quello che avrebbero fatto nella vita. Per quelli, come me, che hanno sempre idealizzato, durante il proprio percorso formativo l’idea del lavoro dell’architetto, un po’ romantico, mezzo artista e mezzo filosofo. Si aimè, sono sempre stato un nichilista-pessimista! Ma la differenza, rispetto ai miei compagni di corso, che frequentavo in quell’epoca era manifesta: loro figli di architetti-imprenditori borghesi torinesi, io figlio di contadini-operai della provincia, con la V° elementare. Me ne sono accorto in ritardo! Comunque sono riuscito far evolvere la mia stirpe, almeno culturalmente. A metà dei miei studi, è comunque successo, che mi sono innamorato dell’ARCHITETTURA. E questo è stato il dramma, che mi ha condizionato per sempre.
Nonostante questo, dopo 20 anni, io continuo ancora ad amare, profondamente, l’ARCHITETTURA, anche se non mi permetterà mai di vivere, facendo il mestiere del vero architetto, che progetta. Non mi sono ancora rassegnato, scrivo di architettura, qualche volta, sui blog, e ho fatto per me e la mia famiglia una piccolissima sopraelevazione, che ha destato, per ora, un certo interesse, anche presso riviste molto conosciute. Vedremo, gli sviluppi futuri, anche se il mio profondo desiderio, che si sta insinuando in me, è quello di mettermi a coltivare e curare un orticello, vivendo dei prodotti che la terra può dare.
Sentitamente. P.S.: Perdonatemi l’anonimato
Aggiungo la mia storia alle vostre, anche se è simile a molte di quelle che ho letto.
Mi sono laureato 4 anni fa con 110 e lode con tesi di progettazione dopo anni di impegno ed entusiasmo. Ho frequentato al Politecnico di Torino, una delle facoltà più serie d'Italia a quanto mi dicevano. Quando mi sono iscritto avevo letto che l'80 % dei laureati in architettura ad un anno dalla laurea erano proficuamente inseriti nel mondo del lavoro.
Oggi credo di avere investito molto male la mia intelligenza in un settore nel quale non vedo alcuna prospettiva ed in parte imputo il mio errore alla fiducia con cui mi sono messo nelle mani dell'istituzione universitaria.. Credo di aver veramente specato la mia serietà, tutte le mie capacità, il mio entusiasmo. Non riesco ad immaginare il mio futuro e la mia vita come continuo sfruttamento sottopagato delle mie potenzialità, investite in lavori che continuano ad arricchire i soliti signorotti dei piccoli paesi della provincia torinese e che rovinano il territorio. Non sono nemmeno riuscito a sostenermi con il lavoro da libero professionista. Dopo nottate dietro a lavori mal pagati, responsabilità che mi impedivano di dormire, mattinate di code nei vari uffici pubblici (comune, asl, paesaggio, provincia, regione e ritorno) mentre le normative mi cambiavano continuamente sotto gli occhi (dia leggera, dia pesante, scia, cia, cil, ogni ente ha la sua!) ho deciso di fare un passo indietro ed ho capito che se sono condannato alla povertà almeno non lo sono alla follia ed allo stress.
Fin qui le lamentele e la denuncia di una situazione frustante; ora vorrei lasciare spazio alle proposte:
- l'università se ancora c'è una serietà dovrebbe dichiare realmente quanti lavorano ed escludere dalle percentuali quanti di noi lavorano sì, ma con una p.iva fittizia che è solo un altro modo di definire una modalità di lavoro assolutamente iniqua. Si dovrebbe semplicemente smettere di prendere in giro giovani studenti che potrebbero senz'altro investire in altro modo le proprie energie. Vorrei sapere quanti si iscriverebbero sapendo che i laureati occupati corrispondono, non so, ad un 20%.
- poi l'ordine? francamente l'unico servizio che ricevo dall'ordine è la news letter che pubblicizza corsi di formazione a pagamento. Per questo dovrei pagare 300,00 annuali? non ho trovato nell'ordine alcun valido supporto, nessun accompagnamento verso la professione.
- forse la riforma della professione dovrebbe comprendere anche l'accesso alla professione stessa... l'esame di stato è un farsa, probabilmente un tirocinio pagato secondo un minimo sindacale sarebbe il modo migliore per affacciarsi alla professione... certo funzionerebbe se non stessimo parlando di un settore in crisi ed in cui gli studi un minimo strutturati, in grado di assorbire tirocinanti sono la minima parte...
A 29 anni sono arrivato a questa conclusione: il mestiere dell'architetto, così come è in Italia, non mi renderà mai soddisfatto nè felice, nè economicamente indipendete, dunque o cambierò stato o cambierò mestiere.
Le commissioni dell'Ordine potrebbero confluire in una Grande Commissione di Controllo che possa esercitare un ruolo forte sul territorio, e non solo agendo su segnalazione ma effettuando controlli presso gli Enti ove vengono depositati i progetti.
Quindi forte azione repressiva con sanzioni e quant'altro serva nei confronti dei colleghi sleali o poco preparati.
Non voglio assolutamente sembrare fascista ma chi ha un bene di valore lo deve preservare e custodire altrimenti gli viene defraudato...
Martedì 29/11 scorso, Donatella d'Angelo, supportata da Daniela Fabbris e da me, ha iniziato a cercare nel Presidente dell'OAT una sponda per qualche misura che ci aiuti a migliorare la nostra situazione; ovviamente esistono due fronti diversi: uno riguarda i "massimi sistemi" (riforma della professione, tutela della 143 e del D.M. 4/4/01) e va gestito a Roma, l'altro invece riguarda misure locali ed immediate (a titolo di esempio mi sono permesso di suggerire convenzioni tra gli iscritti all'OAT ed un istituto di credito da scegliere in seguito per aiutare a far fronte alla crisi di liquidità, oppure con uno studio legale, anch'esso ancora da definire, per il recupero dei crediti, giudiziale o stragiudiziale, a tariffe trasparenti e vantaggiose).
E' stato un primo incontro, conclusosi senza impegni chiari e definiti, ma con la disponibilità ad un dialogo in funzione di un "peso specifico" degli interlocutori un po' maggiore ed un elenco di proposte un po' più definito; per questo, chi è intenzionato a "supportarci" (di persona o tramite una "lettera di appoggio" tipo delega) può segnalarlo via mail al mio indirizzo (info@emmevistudio.com) o a quello di Donatella (info@studioda.org). Ovviamente, sono ben accetti suggerimenti pratici (direi che di lamentele abbiamo fatto il pieno...) per interventi utili, realizzabili a scala locale; per il resto lasciamo fare al Presidente, che mi pare sulla lunghezza d'onda giusta...
Ho sentito colleghi da tutt'Italia ed abbiamo tutte le medesime istanze ,mantenimento dell'Ordine purchè serio ,severo rigoroso selettivo che iscriva solo i veri liberi professionisti cioè quelli dotati di studio che esercitano eslusivamente la libera professione escludendo coloro che ci fanno illecita concorrenza ai danni del fisco e del cittadino (cioè gli imboscati in uffici pubblici e privati )pertanto ripristino dei minimi tariffari che garantiscono noi e committenti.
Come ha detto Vaschetti chi condivide la nostra lotta può scriverci o venire con noi alla prox riunione.PS Buone notizie dalla Severino ..mAI ABOLIRO' GLI ORDINI...
Se non ricordo male gli Ordini, come le corporazioni di medioevale memoria, erano costituiti solo da coloro che effettivamente svolgevano attività di libero professionista, e non dipendenti pubblici, professori universitari e/o medi, dipendenti di aziende private ecc.
Forse sarebbe ora di tornare indietro, ma come la mettiamo con la Marcegaglia che vuole a tutti i costi le società di solo capitale, forse per fornire servizi a prezzi stracciati ai ns. pseudo industriali? In ogni caso esprimo il mio sostegno a tutte le iniziative che verranno intraprese per fronteggiare l'attacco dell'Europa (bella roba, che ne dite del casino finanziario che i geni economici ci hanno creato) becera e senza qualità in nessun campo, casa, abbigliamento, alimentazione ecc. sta portanto ai PROFESSIONISTI italiani.
P.S. Non sono un professionista giovane, ho 28 anni di iscrizione all'Ordine, ma capisco i colleghi agli inizi, tengano duro e combattiamo insieme.
Saluti a tutti
http://www.edilportale.com/news/2011/11/lavoro/bando-di-gara-per-un-incarico-gratuito-il-cnappc-non-ci-sta_24983_33.html
Rinnovo l'invito a supportarci (di persona o mediante delega), perché casi simili (anche se non così estremi) sono sempre più frequenti, anche dalle nostre parti...
Annullata la procedura del Comune di Manziana, grazie al rapido intervento dell'Ordine Architetti PPC di Roma..
p.s. non sono pessimista ma la realtà e la storia del nostro paese ci insegna che in sistuazioni del genere non si torna piu' indietro.
un saluto a tutti e auguri di Buon Natale e felice anno nuovo
Spero si faccia marcia indietro almeno su questo punto, o perlomeno si distinguano i vari casi. Altrimenti chi me la paga pure l'assicurazione? Mi aprirò un mutuo, non per comprare la tanto agognata prima casa ma per pagare un'assicurazione che non mi serve a niente!
Buon 2012!!!!!!
0) troppi professionisti
1) troppi professionisti scarsi
2) tutti i professionisti bravi sono sottopagati
3) tutti i professionisti sfruttano i giovani colleghi sottopagati perchè sono sottopagati loro stessi
4) i giovani colleghi sono preparati malissimo dall'università
5) i professionisti bravi sono sottopagati perchè i professionisti scarsi produco architetture scadenti a bassissimo costo
6) le liberalizzazioni possono funzionare solo a parità di condizioni
7) ho paura che non ci siano soluzioni a breve termine