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Gianluca Gobbi


Istantaneità, ubiquità e intimità
sono le caratteristiche di un medium
senza corpo come la radio

“Qualcuno esiste solo se ha una funzione, e chi ne ha poca esiste poco. Questo principio fondamentale dell’arte, come dell’etica, si realizza alla radio più radicalmente che non sul palcoscenico”. Le parole di Rudolf Arnheim, autore de La radio, l’arte dell’ascolto a distanza di più di settant’anni sono attualissime per definire un medium dalla vitalità insopprimibile. In grado per lungo tempo di essere il primo mezzo di comunicazione di massa e di incassare come un boxeur esperto l’avvento della televisione che, come uno specchio irriverente, lo mette di fronte alla sua sottrazione di spazi e di forme espressive.

Pur con i suoi limiti strutturali la radio gode di una libertà superiore a ogni altro mezzo di comunicazione, come rileva Guido Michelone nel suo saggio Dalla radiofonia alla radiodrammaturgia, perché esprime per intero la creatività, fornendo all’ascoltatore "l’oggetto e l’idea dell’oggetto, il reale e l’ipotetico”. Tra le sue caratteristiche, continua Michelone, spiccano “l’istantaneità e l’ubiquità”, perché non esiste “mediazione tra emittente e recettore del messaggio, recepito simultaneamente in luoghi diversi anche tra loro lontanissimi”.

McLuhan aggiunge l’intimità, dato che “la radiofonia tocca personalmente perché presenta un mondo di comunicazioni e sottintesi tra lo speaker e l’ascoltatore” e dunque “l’aspetto immediato della radio è questo: un’esperienza privata”. Tutti elementi che esaltano il desiderio del suo pubblico così appassionato e fedele di concorrere al successo dei programmi, in particolare dalla seconda metà degli anni Settanta quando irrompe nell’etere la radiofonia ‘libera’, privata, commerciale che porta ad un aumento esponenziale delle voci e della tipologia di emittenti. Le radio generaliste accusano il colpo e sono costrette a reinventarsi dotandosi di nuovi linguaggi e aprendo i microfoni ai cittadini, sempre più desiderosi di essere parte integrante delle trasmissioni e non semplici ascoltatori.

Negli ultimi quindici anni la presenza su larga scala del telefonino e la crescita di Internet si rivelano due straordinari propulsori per la radio, che può raggiungere chiunque in tempo reale sollecitando l’ospite anche sull’ultima notizia colta navigando in Rete e può intercettare facilmente le opinioni del pubblico. I siti delle emittenti si prestano ad integrare i servizi giornalistici con riprese e foto utilizzando il videofonino di ultima generazione con cui viene realizzata la corrispondenza in diretta radiofonica. Affiancando un articolo riassuntivo al podcast del pezzo appena andato in onda, la radio va incontro a chi non lo ha potuto ascoltare live e in un colpo solo è tv, medium digitale e giornale.

Un’autentica rivincita: la concorrenza spietata delle immagini non è riuscita a mandare al tappeto un mezzo capace di resistere riappropriandosi della sua vera forza che, osserva Gianfranco Bettetini in La radio come mezzo di comunicazione, consiste nel “felice compromesso tra la sua struttura tecnica, che la colloca nell’ambito dei mass-media, e la dimensione personalizzata degli scambi comunicativi”.

La radio è un medium senza corpo che per muoversi nello spazio ha bisogno della complicità degli ascoltatori ai quali concede il privilegio di “liberare il proprio immaginario”, sintetizza Aldo Grasso, aggiungendo che “il suo carattere di astrattezza permette alla radio di creare i migliori mondi reali possibili, come un’arte nuova che comincia dove cessano il teatro, il cinema e la narrazione.” Fin dalla sua nascita questo mezzo deve costantemente fare i conti con la propria ‘cecità’ e con la sostanziale unidimensionalità, contrapposta alla tridimensionalità del teatro e alla bidimensionalità del cinema.

Ma la radio sempre più spesso si fa ‘vedere’ dal suo pubblico quando non ha timore di lasciare le rassicuranti stanze insonorizzate e si fa carne per occupare uno spazio aperto come la piazza, in occasione di manifestazioni o concerti. Una strategia efficace per cementare il rapporto con gli ascoltatori soddisfacendo le curiosità più impensabili, compresa la richiesta di appoggio a un referendum per reintrodurre con effetto immediato il potere d’acquisto della lira.

Oppure può cogliere la straordinaria occasione di attrarre nuovi ascoltatori: è stato chiesto di trasferire il Fuori onda radiofonico di Radio Flash a teatro. Quattro magiche serate che hanno visto sullo stesso piano pubblico, ospiti e conduttore per contribuire alla nascita della ‘notizia’: prima il ruolo della donna nei media, poi la scuola “Stella” cadente?, Torino capitale europea dei giovani e il citizen journalism. Per un paio d’ore il tentativo di analizzare un fenomeno senza trucchi. Il sentimento di sincera riconoscenza dei partecipanti a questa sorta di agorà multimediale prova che a mettere in circolo le idee e ad ascoltare le osservazioni del Paese reale c’è soltanto da guadagnare. E che anche uscendo dai propri studi la radio può essere libera, ma libera veramente.

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