Metamorfosi perenne Stampa Email

Intervista a Giorgia Wurth di Raffaella Bucci


La chirurgia estetica,
tra desiderio di omologazione
e ricerca dell’eterna giovinezza.
Perché segnare il proprio corpo?

Domanda Nel tuo libro Tutta da rifare, pubblicato da Fazi Editore a gennaio scorso, la protagonista inizia a ricorrere alla chirurgia plastica. Cosa la spinge e cosa porta le ragazzine appena adolescenti a rifarsi il seno?

Risposta Lo spunto per la storia che racconto nel mio libro, è derivato da un fatto di cronaca; si è diffusa infatti tra le giovani adolescenti la tendenza a richiedere, anzi a pretendere, in regalo un seno nuovo. Come Sole, la protagonista femminile del romanzo, queste ragazzine minacciano la propria famiglia di non mangiare o di farsi bocciare finché ottengono quanto desiderato. Si tratta di un fenomeno non limitato a casi isolati, ma di ampia portata, al punto di rendere necessaria una regolamentazione: è stata approvata una proposta di legge che vieta alle minorenni di rifarsi il seno. Le ragioni che spingono a ricorrere alla chirurgia sono estremamente diverse, ma è indubbio che ci sia una componente comune, che consiste nel desiderio di omologarsi ai canoni di bellezza dettati dalla nostra società. È diffusa l’idea che la bellezza possa aiutare a fare carriera, in qualunque ambito professionale, anche in banca o in azienda ad esempio. I messaggi che provengono dal mondo politico poi sono perfettamente in linea e non aiutano a proporre prospettive diverse. Le ricadute sono significative, basti pensare che è scientificamente provato che si può divenire dipendenti dalla chirurgia plastica.

Il ricorso a questo tipo di interventi, per quanto contestabili, evidenzia una situazione di disagio sociale: i due protagonisti sono disadattati e soli. Mentre Lorenzo troverà un modo per uscire dal proprio isolamento attraverso l’amore per Sole, lei ricorrerà alla chirurgia plastica come forma di riscatto nei confronti dei genitori. La trasformazione del proprio corpo diviene un modo per essere al centro dell’attenzione e sentirsi amata. Il corpo diventa il centro di un progetto di vita, l’oggetto di numerose trasformazioni; Sole cambia ogni sua parte del corpo, al punto da non riconoscersi più in ciò che ha prodotto. È ossessionata dalla sua immagine che vede riflessa ovunque e da cui non riesce più a sfuggire.

 


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Oltre ad un bisogno di omologarsi, non pensi che giochi un ruolo nel desiderio di trasformare il proprio corpo anche la ricerca dell’eterna giovinezza?

R Una parte sostanziale della chirurgia plastica ha proprio questo obiettivo, ad esempio il botulino o il lifting, ricorrendo ai quali si tenta di cristallizzare un momento specifico e farlo durare per sempre, sottraendosi alle regole della natura. L’inizio e la fine della vita di un individuo si assomigliano molto: invecchiando assistiamo ad un processo di decrescita del corpo e di indebolimento, le persone anziane perdono la propria autonomia e in alcuni casi anche la capacità di parlare. A metà della vita c’è l’attimo in cui vorremmo fermare il tempo per evitare la decadenza. L’effetto prodotto è quello di una disarmonia tra l’apparenza fisica e l’età reale con esiti generalmente ridicoli perché l’età di una persona non si legge dalle rughe, ma dagli occhi che raccontano quanto si è pianto o quanto si è sorriso durante la propria vita.

 


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Cosa definisce il limite tra il ricorso lecito ad una pratica chirurgica e l’eccesso che rasenta la malattia?

R Il superamento del limite si ha quando, al di là del giudizio altrui, non ci si piace più e non ci si riconosce più allo specchio. Il corpo è come una casa in cui si abita e in cui si deve stare bene, così come è importante essere comodi sul proprio divano. Gli interventi chirurgici sono irreversibili; basta un attimo per avere un cambiamento permanente. Inoltre non ci sono garanzie sugli esiti degli interventi né su come ci si potrà sentire successivamente poiché nella maggior parte dei casi queste operazioni implicano l’aggiunta di un corpo estraneo. In questo ovviamente anche l’evoluzione delle conoscenze scientifiche è d’aiuto: le tecnologie sono migliorate e esiste una regolamentazione che garantisce maggiormente chi si sottopone ad un intervento, evitando esiti come le ‘labbra siliconate’ degli anni ’90. Tuttavia, la maggiore concorrenza tra i medici, se da un lato ha fatto aumentare i controlli sulle protesi almeno a livello teorico, dall’altro lato ha fatto abbassare i prezzi rendendo la chirurgia plastica accessibile a tutti (o quasi). In futuro il vero business sarà quello del ripristino, quello di chi chiede di ritornare alla condizione precedente. Se si prosegue in questo modo, tra 100 o 200 anni il mondo sarà composto da persone tutte identiche e perfette al punto che andranno a chiedere ai medici di creare artificiosamente un difetto: una gobbetta sul naso, qualche ruga,….

 


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Che ruolo gioca la televisione e il mondo dello spettacolo in questo desiderio diffuso nella società di cambiare il proprio corpo?

R I media da sempre influiscono molto offrendo esempi alla moda, personaggi di successo e benché generalmente chi fa parte di questo mondo neghi il ricorso a interventi chirurgici, questi sono estremamente diffusi. Fino allo scorso millennio il ricorso a protesi era una prerogativa del mondo dello spettacolo, ora invece non c’è più differenza. Infatti, mentre un tempo lo star system era formato da dive intoccabili e lontane, ora i personaggi della televisione sono persone comuni, che magari grazie alla partecipazione a un reality hanno il proprio attimo di gloria e poi spariscono. Il fatto che il divo della televisione sia sempre più ‘il mio vicino di casa’, fa sì che diventi ‘normale’ cercare di imitarlo e al tempo stesso copiarlo, ad esempio attraverso ritocchi di chirurgia estetica, può rendere ulteriormente più accessibile il mondo dello spettacolo. L’impatto della comunicazione mediatica è particolarmente significativo sulla fascia d’età più giovane, anche a causa della scarsa presenza delle famiglie e dell’incapacità della scuola di affrontare questi temi.

Ormai la televisione è composta quasi esclusivamente da gente comune e ignorante: nessuno sa parlare o usa i congiuntivi e raramente si utilizza un linguaggio forbito; dietro c’è un vero e proprio progetto politico poiché un popolo ignorante non ha senso critico e quindi è più facile da controllare. Molto diversa è la situazione nel mondo del cinema: è difficile che le attrici ‘rifatte’ riescano a lavorare in film seri e di qualità, a meno di essere scelte per ruoli specifici proprio in funzione del proprio aspetto artificioso.

 


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Esistono altre forme di interventi sul corpo con effetti permanenti, ad esempio il tatuaggio o il piercing. Cosa spinge una persona a farlo? Che opinione hai di queste pratiche?

R Il tatuaggio ormai è una pratica estremamente diffusa, che risponde anch’essa ad un bisogno di omologarsi. È un modo per imprimere nella memoria (e sul corpo) un momento importante della propria vita. Io non ne ho perché nulla è per sempre. A dire il vero provo orrore per quei corpi pieni di tatuaggi; la considero una pratica estrema, che distorce la natura, allo stesso modo di un fisico maschile tutto depilato. Ho fatto invece diversi piercing sul mio corpo: ero molto giovane, e non saprei dire il perché. Ora non li utilizzo più, sono come delle piccole cicatrici che ormai fanno parte di me e che amo perché mi ricordano chi sono stata. Non cerco di nasconderle, così come non voglio che il trucco camuffi i miei nei ed in particolare i due che ho sotto l’occhio e che sembrano quasi una lacrimuccia.



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