Lu.Po. La ludoteca popolare Stampa Email

ComitatoQuartiereVanchiglia


Un’oasi autogestita
da cui sono escluse relazioni
di compravendita e gerarchie;

uno spazio legittimo
anche se per molti illegale

Una grande sala colorata. Così si presenta allo sguardo lo spazio che, dentro il centro sociale occupato e autogestito Askatasuna, a Torino, viene chiamato Lu.Po. Un nome un po' insolito per un posto dedicato ai bambini. Lu.Po. sta per ‘Ludoteca Popolare’, abbreviazione che ha trovato subito grande consenso da parte di tutti gli attivissimi, giovani e meno giovani, che da circa due anni animano il ComitatoQuartiereVanchiglia. Il lupo è universalmente noto come il cattivo, l'antagonista di tutte le storie, l'intralcio al lieto fine, il nome è quindi un biglietto da visita calzante per un luogo, e un progetto, che vuole provare a immaginare un mondo alla rovescia, dove i piccoli sono giganti, gli orchi sono principi e le streghe bellissime principesse che fanno lavare i piatti ai loro mariti.

Il progetto Lu.Po. – ci spiega Franca – nasce dal basso e si concretizza attorno alle esigenze di bambini e genitori del quartiere. In particolare, tenta di stimolare la partecipazione di genitori e bambini non come ‘fruitori’ o ‘utenti’ di servizi, ma come inventori di contenuti, di forme dello ‘stare insieme’. Perché questo sia possibile – aggiunge Franca - è necessario escludere ogni logica commerciale, bandire l'idea del ‘pago e pretendo’ e mettersi in gioco in prima persona, per inventare mondi, per entrare in contatto con gli altri, per capire anche un po' di più di sé stessi. È una sfida che invita a non accontentarsi di un'attività ludica o educativa preparata e confezionata da altri, a non assecondare l'automatismo di delegare ad altri quanto possiamo pensare e fare in prima persona. È anche questo un modo per sfuggire dai modelli di consumo acritico, che traggono proprio da questo automatismo il loro nutrimento.

Lu.Po. – conclude Franca – va oltre lo spazio fisico della ludoteca nel centro sociale e prova ad infilarsi per le vie del quartiere, per farle vivere e caricarle di memoria, per tessere le reti di relazioni che rendono sicure le città, per stimolare adulti e bambini a svolgere un ruolo attivo nella creazione di un percorso di crescita condiviso.

Il Lu.Po. quindi ci ricorda la necessità di abbandonare gli schemi mentali che ci sono stati presentati come funzionali ad un ipotetico ‘benessere’; ci invita a cambiare prospettiva e svelare la nudità del re: siamo tristi e soli perché costretti a inseguire continuamente i mezzi che, ci hanno fatto credere, servono per comperare anche la felicità.

E spesso funziona. Sandro ci racconta, ad esempio, la bella esperienza Lu.Po., che si ripeterà anche quest'anno, che ha visto i genitori organizzare attività e giochi per occuparsi dei figli in prima persona nella lunga vacanza estiva. Seguendo il modello della banca del tempo, ciascun genitore propone a turno un’attività a tutti i bambini del gruppo; in questo modo, poche ore di impegno settimanale da parte di ciascun adulto si traducono per i bimbi in assistenza e gioco per tutte le giornate della settimana. È faticoso – conclude Sandro – ma i bambini si rendono conto che in questo modo ci stiamo veramente prendendo cura di loro e questa grande gratificazione ci ripaga completamente.

Lu.Po. è però solo uno dei molti progetti portati avanti dal ComitatoQuartiereVanchiglia, un gruppo di persone, trasversale per età ed estrazione sociale, che si sentono estranei alle logiche dominanti nella società attuale, e che si riconoscono invece in un'altra società in cui le relazioni non siano solo di compravendita, ma anche di conoscenza, scambio di esperienze, solidarietà ed autogestione. Un gruppo che nasce per ‘resistere alla crisi’ economica, ma anche, e maggiormente, sociale, culturale e politica, e coltiva una ‘resistenza’ che si concretizza attraverso vari progetti ed iniziative. Oltre a Lu.Po. citiamo il G.A.P. acronimo di Gruppo di Acquisto Popolare, ma giocato anche sul riferimento ai Gruppi di Azione Partigiana. Il gruppo di acquisto punta a contenere i costi per le famiglie e a stimolare l'attenzione verso la qualità dei prodotti, intesa anche come sostenibilità in termini sociali ed ambientali.

Ci sono poi il progetto Ars-Ka, che porta nel quartiere iniziative di arte contemporanea e il periodico informativo gratuito DiZona, che propone con cadenza circa bimestrale una visione alternativa su vari argomenti di interesse per il quartiere. Il tutto punteggiato da ‘eventi’, corsi e attività gratuite organizzati dal comitato nel suo insieme o da persone che, nel quartiere, dispongono di competenze che desiderano condividere.

Tutto questo in uno spazio che alcuni non esitano a definire illegale. Ma la scelta non è casuale per un gruppo che opera, e vuole continuare ad operare, con modalità di decisione orizzontale in un consesso tra pari e che guarda con occhio molto critico ad un sistema di ‘regole’ che troppo spesso pare funzionale agli interessi di pochi e lascia invece abbandonati i più deboli.

Le ‘regole’ imporrebbero al comitato la costituzione formale di un'associazione, con la conseguente necessità di individuare al suo interno delle ‘cariche’ a rappresentanza del gruppo stesso, che svuoterebbero di senso l'orizzontalità organizzativa; inoltre, si subirebbe una ‘burocratizzazione’ insostenibile per il gruppo. Questa scelta ha come conseguenza principale il fatto che ognuno deve assumersi direttamente la responsabilità di quanto, nel bene e nel male, potrà accadergli in seguito alla sua presenza nel centro (un po' come avviene, per esempio, se si decide di fare una gita in montagna...).

La motivazione prima e più profonda della scelta di operare in uno spazio ‘irregolare’ è stata tuttavia quella di soddisfare l'esigenza, molto sentita tra gli attivi del comitato, di sottolineare attraverso le proprie azioni la sostanziale differenza che può esistere tra ‘legittimità’ e ‘legalità’. Un modo per sottrarsi in modo visibile ad un sistema normativo che ora contiene, ad esempio, l'avallo legale alla segnalazione di una persona che chiede aiuto in un pronto soccorso. Una protesta che si esplica con azioni volte a stimolare la riflessione, il confronto, l'attivismo sociale, la costruzione dal basso di una società basata su regole condivise, in opposizione alle regole del profitto che, a livello globale, dominano la nostra attuale società.


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