Anche il coraggio ha le sue regole Stampa Email

Intervista a Alex Zanardi di Liana Pastorin


Disciplina, calcolo e riti scaramantici
sono tra gli ingredienti necessari per vincere

Domanda Lo sport può essere visto come regola, come insegnamento per imparare a gestire con metodo situazioni anche inaspettate. In certi sport, come l’automobilismo, è però particolarmente importante il coraggio; ma può il coraggio essere tale senza seguire le regole o rischia di essere solo azzardo?

Risposta Nel mio mondo sportivo coraggio e regola hanno un forte legame, che si sintetizza nel concetto per cui “per arrivare lontano bisogna nutrire delle ambizioni da pilotare con la passione”; questo è l’unico metodo che conosco per arrivare a destinazione. Certo è una strada in salita, che può però essere agevolata dall’osservazione del percorso che altri hanno fatto prima, e i comportamenti danno molte indicazioni utili, sono buoni consigli. Il coraggio subentra nel momento in cui – date per imparate le regole – si vogliono affrontare difficoltà che altri non hanno provato, come, per esempio, provare un sorpasso mai osato in una determinata curva: con il ragionamento e il calcolo si valuta la situazione e con coraggio si prova, e, sovente, si riesce.
C’è stato un tempo in cui si credeva che quello dei piloti fosse un mestiere da ‘uomini veri’, avventurieri della strada che si nutrivano di velocità e bella vita, magari anche un po’ dissoluta. Il mestiere del pilota, al contrario, è fatto di disciplina (anche alimentare), esperienza, capacità di leggere l’avversario e di prevederne le mosse. Coraggio e improvvisazione da soli non bastano.

 

D Nelle regole della vita e dello sport trovano spazio anche dei riti scaramantici, delle manie, dei gesti ripetitivi. Quali sono quelli di Zanardi?

R Ho i miei riti scaramantici anche se non sono un superstizioso. Un’azione meticolosa, quasi un rito maniacale, da vero rompiscatole, la riservo alla preparazione della vettura che tendo a modificare fino all’attimo prima dell’entrata in gara, per far conciliare al meglio tutti gli aspetti che intervengono nel corso della competizione, dalla variazione di peso dell’auto dovuta alla quantità di carburante nel serbatoio alle diverse prestazioni della vettura.Non ho riti palesemente tali, ‘aggiustamenti’ alla Valentino Rossi, per intenderci, ma seguo comunque uno specifico rituale nell’indossare i guanti: prima infilo ma solo parzialmente il destro, poi infilo il sinistro e per ultimo completamente il destro. Anche la salita sulla macchina monoposto è sempre da un lato, il sinistro.

 

D L’incidente del 2001 sul circuito Lauzitzring in Germania ha scompaginato le carte della sua vita. Quali regole ha dovuto imporre agli altri per poter ricominciare a vivere e a lavorare in condizioni adeguate?

R Ancora in ospedale a Berlino, dove mi hanno salvato la vita e dove ho subito l’amputazione di entrambi gli arti inferiori sopra il ginocchio, cercavo di immaginarmi come sarebbe stata la mia quotidianità e cominciavo ad assicurarmi alcuni dispositivi che ritenevo necessari nella mia abitazione e nell’auto. Sebbene la mia casa abbia ambienti sufficientemente ampi da non aver richiesto interventi di adeguamento, all’inizio alcune manovre con la sedia a rotelle non erano semplici. Molto presto però le mie braccia si sono rinforzate e saltare dalla sedia a rotelle al water oggi riesco a farlo con un braccio solo. L’ambiente auto è stato più complicato da adattare al mio nuovo stato. Per legge i pedali di un’auto su strada non possono essere azionati da chi è portatore di protesi, così, quando mi fu chiesto di guidare un’auto, chiesi che fosse tutta azionabile con le dita (dal freno alla frizione, al tergicristalli), ma sarei stato costretto a guidare tenendo il volante con il solo palmo della mano. Insomma, mi mancava uno spolverino in bocca e avrei tolto anche la polvere dal cruscotto… Non poteva funzionare. L’unica alternativa era ‘infrangere’ la regola e dimostrare che anche con la protesi ero in condizione di applicare una pressione sufficiente (70-100 kg di carico) e azionare in sicurezza e con successo il pedale del freno. Ne ho dato prova ad un tecnico usando una bilancia pesa persone appoggiata a un muro sulla quale ho spinto la protesi come per frenare. Anche la Federazione internazionale ha potuto verificare e si è convinta.



D Un successo personale che porterà beneficio anche ad altre persone…

R Il mio ottimismo ma anche le opportunità che ho avuto mi hanno consentito di cambiare le regole, ma non è così semplice. Innanzitutto il numero di potenziali piloti disabili che vogliono guidare è comunque nettamente inferiore rispetto a persone ‘comuni’. Inoltre ogni caso è particolare per cui non si possono adottare misure generalizzabili. Prevedo tempi molto lunghi per le auto su strada. Vero è che la legge può sembrare a volte insensata. Un esempio: oggi a un disabile non è permesso per legge guidare un auto con rimorchio perché non lo si considera abile a staccare il rimorchio dall’auto in caso di necessità; cosa che so fare benissimo, ma, nonostante ciò, non posso portare la mia moto a quattro ruote sul carrello dell’auto.

 

D Che cosa è stato accorgersi che edifici pubblici e molti luoghi della città sono inaccessibili ai disabili?

R Le barriere architettoniche mi rallentano ma non mi fermano. Inoltre non sono di quelli che si infuriano perché non c’è la rampa davanti alla chiesa antica che vorrei visitare. Anzi, penso che la rampa rovinerebbe l’armonia, la bellezza dell’architettura, per cui preferisco l’aiuto di qualche amico corpulento. Purtroppo molte strutture anche di recente realizzazione sono figlie dell’ignoranza: come è possibile che il progettista non abbia pensato ad integrare nel suo disegno un montascala o una rampa, rendendola esteticamente gradevole? Eppure questo è un Paese per vecchi e siamo tutti potenziali disabili…



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