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In attesa del prossimo numero di TAO, pubblichiamo l’intervista di Liana Pastorin al giornalista Dario Di Vico, sulle conseguenze della proposta di riforma del lavoro sui professionisti. Voi cosa ne pensate?
Domanda Nel 2009 lei scriveva di un allarme per gli studi professionali - soprattutto di avvocati e di architetti - in grave crisi e prossimi alla chiusura. Una stima di 300mila professionisti a rischio “nel silenzio e disattenzione generale”. Che cosa è successo nel frattempo? Risposta Non siamo ancora usciti da una fase recessiva che speravamo fosse più breve. Invece l’iniziale crisi finanziaria ha creato una crisi economica reale che poi è diventata crisi dei debiti sovrani. Il contesto è quindi di fatto peggiorato. Il limite del dibattito nel mondo professionale è dato dall’incapacità di riconoscere i fenomeni di integrazione delle attività indotti dal prevalere della sfera economica. Troppo spesso quella dell’economia è considerata erroneamente una contaminazione negativa, invece è una dimensione fondamentale con la quale si deve necessariamente fare i conti. Mentre in Italia esiste un sistema manifatturiero con la sua storia e la sua cultura, non è ancora chiaro che cosa sia il nostro terziario. Ciò che è certo è che non è strutturato né robusto, e questo perché abbiamo perso alcune battaglie importanti negli anni Ottanta e dopo l’ingresso nell’euro. Il terziario italiano è a bassa intensità e bassa qualità e non rappresenta una piattaforma sufficientemente competitiva in campo internazionale, senza questo sostegno le competenze che pure esistono in grande quantità nelle professioni rischiano di rimanere annegate. Un vero peccato considerando che i professionisti italiani possono vantare storia e cultura.
D Ci sono responsabilità della stampa nel presentare i liberi professionisti all’opinione pubblica? Non tutti sono facoltose archistar, neppure evasori o collusi con soggetti ricchi e potenti grazie ad attività illecite in campo edilizio… R La stampa ha le sue colpe nell’aver dedicato poco spazio e attenzione al professionalismo. Non ha capito come in un’economia moderna le competenze facciano la differenza. Decidere di essere un professionista ‘libero’ esprime una forma di mobilitazione individuale e rappresenta un valore potenziale. Un’economia nervosa e competitiva come la nostra ha bisogno di valore aggiunto e lo può trovare in un mondo delle professioni che sappia aprirsi e rinnovarsi. Dobbiamo però considerare anche il fatto che la politica ha finora guardato ai professionisti più come bacino elettorale che come soggetto per garantire lo sviluppo del Paese, ma, neppure con il voto contratto, è stata mantenuta la promessa di una maggiore attenzione al professionalismo, lasciando alla libera iniziativa individuale la ricerca di improbabili soluzioni. I professionisti, anche con riconosciuta e solida esperienza, devono poi provvedere ad un aggiornamento continuo (digital divide, ma anche conoscenza delle lingue straniere) che comporta un esborso economico; questo, forse, potrebbe essere limitato per esempio tramite incentivi fiscali. Per tornare alle archistar, credo che, con il loro portato di valore aggiunto eccezionale, svolgano una funzione positiva, per la stampa che ne può parlare e, di riflesso per la categoria degli architetti e direttamente sul territorio in cui la loro opera insiste. Un caso noto a tutti è il museo Guggenheim di Frank Gehry a Bilbao, che ha risvegliato una città che declinava.
D Recentemente ha scritto un appello al Ministro Elsa Fornero perché la riforma del mercato del lavoro riconosca anche quella parte di possessori di vere partite IVA, di professionisti che hanno scelto di essere liberi e flessibili e che rischiano di essere fagocitati in un sistema di dipendenza al lavoro che non desiderano o penalizzati da tasse e contributi suppletivi. Che cosa si aspetta dal Governo? R Il giuslavorismo prevalente è quello del lavoro dipendente. Pochi studiano il lavoro autonomo, tanto da far credere che gli italiani siano tutti lavoratori dipendenti a Mirafiori, mentre Fiat non è neppure più la più grande fabbrica d’Italia! Non si considerano i problemi del lavoro autonomo sovente ammiccando ad una sua equivalenza con l’evasione fiscale: uno scambio perverso che non può essere accettato. Il Ministro Fornero ha riconosciuto questo aspetto come degno di considerazione confermando anche un deficit di conoscenza sul lavoro autonomo che si è impegnata a colmare. Aspettiamo con fiducia gli sviluppi futuri. Rimane, è vero, il fenomeno delle finte partite IVA, ma ci sono persone che hanno scelto consapevolmente un lavoro autonomo, stabilendo una relazione più professionalizzata con il mercato e dimostrando un gusto del rischio personale, che manca a un lavoratore dipendente.
D I liberi professionisti iscritti agli Ordini sovente lamentano di non essere tutelati; ma questa non è, oggi, la funzione dell’Ordine. Quale pensa debba essere il suo ruolo verso gli iscritti e verso la società? Una riforma non sarebbe più corretta se sapesse riconoscere le peculiarità dei vari Ordini rispetto alle professionalità che rappresentano? Gli architetti non sono avvocati né ostetriche… R Gli Ordini dovrebbero avere poche competenze da svolgere nel migliore dei modi e non occuparsi dell’aspetto sindacale. Bisognerebbe lavorare, magari con programma pluriennale, sulla proposta di un welfare più moderno riducendo, per esempio, la quota di rischio assunta dal libero professionista. Tra le proposte espresse dai presidenti degli ordini italiani al Professional Day del 1 marzo, solo quella portata dagli architetti italiani ha espresso la riflessione più meritoria, ovvero che lo sviluppo della professione dell’architetto sia strettamente legato al Progetto Paese, condividendone le ragioni e gli obiettivi.
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05 04 2012
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Commenti
Quoto tutto quello che hai scritto.
Temo che tutte le libere professioni siano troppo attaccate alla loro poltrona, avvocati, farmacisti e ARCHITETTI!!! E' ora che tutti condivadano i sacrifici. L'Italia è un paese che deve necessariamente cambiare, quindi tutti gli Italiani devono cambiare, ma proprio TUTTI.
Qual è il problema? Versare i contributi all'Inps piuttosto che a Inarcassa? Ma se versare a quest'ultima significa rimanere eternamente frustrato, senza prospettiva, sfruttato...qual è la differenza? Ecco perchè gli ordini sono superati, perchè non si sono mai rinnovati, non hanno mai preteso un riscontro sociale effettivo.
Sono una libera professionista e dirlo mi suscita ogni volta un misto tra ilarità e disperazione.
Ho trent'anni e collaboro con uno studio che, in cambio della mia collaborazione, mi garantisce quel fisso mensile che mi permette di "tirare a campare".
A rigor di logica si suppone che dovrei integrare questo fisso con altri introiti ottenuti da lavori personali, ma come posso farlo in questo preciso momento storico e per di più lavorando full-time? A questo va aggiunto il fatto che rapporti professionali di questo tipo, anche se protratti negli anni, non sono regolati da alcun tipo di contratto o accordo scritto e quindi non prevedono trattamento di fine rapporto, malattia o ferie pagate:
sono una "dipendente con partita IVA" e quindi "godo degli aspetti migliori" di entrambe le posizioni.
Poi al paradosso si aggiunge il paradosso, perché chiudere la partita IVA per un qualche tipo di contratto, magari a progetto/tempo determinato (ammesso e non concesso che esista un qualche studio che te lo faccia un contratto) significa, a mio avviso, sprofondare nel baratro del precariato più nero.
E non parliamo dell'assurda eventualità di avere dei figli...
...non mi restano che tanta tristezza e tanta amarezza.
La crisi del settore non è un alibi, se i titolari ritengono che con queste nuove regole gli oneri siano eccessivi, facciano a meno dei loro collaboratori e svolgano tutte le mansioni da soli (se sono capaci) oppure chiudano lo studio.
Siamo tanti è vero, ma ciò non giustifica il vergognoso sfruttamento. La mancanza di contratti, il ricatto di chi ha bisogno di portare a casa 1000, 1500 euro al mese fornendo prestazioni spesso alto valore; non è deontologico, l'ordine si occupa solo di se stesso e dei suoi amici, non dei suoi iscritti. ti cito "perché qualcuno dovrebbe pagarci di più, se quello che possiamo offrire è equivalente a quello offerto da migliaia di altri??" perchè le segretarie sono pagate più degli architetti? forse tu non sei in grado di fare la segretaria? perchè il geometra che fa i computi è assunto e prende 13 e ferie e tu architetto devi non avere diritti? trovo non troppo centrato il tuo ragionamento, forse che tu sia uno di quelli che sfrutta? mah
Un sistema si rinnova se si da largo alle idee nuove. Vogliamo essere Noi a decidere come sarà il nostro futuro e non dei vecchi "matusa" incollati alle poltrone che continuano a farneticare pur di mantenere il posto caldo. CI sarà pur un modo per mandarli a casa tutti. Ordini, Inarcassa, Asosociazioni. Sono tutti una cosa . Sembrano entità diverse invece confabulano alle spalle del nostro sudore. Molti si riempono la bocca di belle parole " Achitetture sostenibili, materili biocompatibili, ecc... ma non sanno nemmeno di cosa stanno parlando. Fanno queste citazioni per sentito dire e perchè destano stupore ed interesse nell'interlocutore. Via tutti. Spazio ai giovani.
In bocca al lupo a tutti i giovani architetti. Ormai il fondo è stato raggiunto e non ci resta altro che sperare nella risalita.
Bye
C'è un evidente conflitto di interessi interno all'Ordine. Chi tutela chi?
L'Ordine si fa ufficialmente carico della tutela di entrambe le "categorie"- i padroni (perchè forse è così che andrebbero chiamati) e le finte partite iva. Non occorre spiegare quali siano le forze dell'una e le debolezze dell'altra e cosa comporti in termini di rappresentanza.
Non si può accedere alla libera professione se non di domenica o durante la notte se il resto della settimana viene impiegato nel medesimo studio con orari rigidi e fissi - ma allora che libera professione è?. è rapporto subordinato.
Il discorso è semplice, se vuoi un collaborator a tempo pieno, lo assumi e ti prendi le tue responsabilità. Non lo vuoi fare? Rinuncia a qualche cliente e lascia spazio agli altri.
La finta partita IVA è evasione fiscale bella e buona (meno contributi). E' illegale. E' reato. E l'ordine ne è complice da tempo, chiudendo gli occhi e spalleggiando la cosa.
Ps. Sono un finto partita IVA, e sono iscritto all'ordine. Verrò lasciato a casa? Forse si, ma a guardare il proprio orticello non si va da nessuna parte.
Ritengo giusto che a tali persone, nel caso in cui lo desiderino, venga data la possibilità di essere assunte come dipendenti. L'APERTURA DI P. IVA A TANTI GIOVANI LAUREATI VIENE PRATICAMENTE IMPOSTA DAL POTENZIALE DATORE DI LAVORO, E PUR DI LAVORARE CI SI ADEGUA, A MALINCUORE! Alla faccia della flessibilità questa e' un'altra forma di precariato sottaciuta.
E in definitiva la figura dell’architetto è stata svalutata per colpa degli stessi architetti non qualificati, ma prima di tutto per colpa dell’università, che non ha formato e non ha selezionato.
E così si lavora male e con tempi lunghi. Naturalmente visto che la domanda di lavoro è alta, e l’offerta è bassa e i Datori di Lavoro devono fare i conti a fine mese, ci ritroviamo con un popolo incontrollato di lavoratori a partita IVA. Ma il problema si risolve eliminando i collaboratori a Partita IVA???????
Detto questo, l’ordine non tutela gli architetti, benchè viva sulle loro spalle. Gli autisti, i farmacisti, i notai si fanno sentire e le loro proteste le leggiamo sui giornali. Chi è che si preoccupa di far sentire la voce degli architetti? Chi si preoccupa di difenderli? L’Ordine che cosa sta facendo? Scrive letterine innocue al governo??
La verità la vedo tutti i giorni sui siti di ricerca del lavoro: "Cercasi geometra, architetto o ingegnere"....come se le 3 figure siano la stessa cosa....non hanno la minima idea qui in Italia di cosa significhi il termine "competenze" altrimenti non si chiamerebbe un geometra a fare lo stesso lavoro dell'architetto.....queste ambiguità in altri paesi come la Svizzera non esistono, si vedono solo qui nel teatrino italiano dei mestieri.
chiedi di associarti piuttosto
mi sembra che tu voglia rimanere nella situazione di sottopagato
svegliati! e anche colpa tua se siamo arrivati ad una situazione talmente degradata eticamente
sì perchè questi architetti con collaboratori a partita iva sono disprezzabili
e l'ordine cosa fa? li appoggia
mi chiedo a cosa serve l'ordine a fare corsi a pagamento per dare soldi a qualche amico?
nella mia memoria rimarrà il corso di qualche mese fa "migrazione dal tecnigrafo al computer", complimenti, probabilmente sono dei 70 enni con studi ben inseriti che hanno diverse partite iva sottopagate che hanno bisogno di fare un corso per imparare a usare il computer
complimenti ordine i 210 euro te li do proprio volentieri!
molto utile e professionale a livello internazionale
così potrai metterlo nel cv e spedirlo ad uno studio internazionale
forse dovremmo organizzarci e spazzare via questi anziani sfruttatori incancreniti e mafiosi
che rappresentano solo loro stessi e i loro amichetti d'affari
Adesso hanno l'obbligo di riformarsi. Ma riusciranno nell'intento? dubito.
io mi chiedo a volte se questi blog vengano letti dai diretti responsabili e da chi è "L'ordine". E' possibile che vivano in un mondo parallelo? secondo me lo sanno ma non gli importa nulla di quel povero architetto costretto a lavorare per € 6 lordi presso uno studio 12 ore al giorno nonostante le spese vive sono sempre le stesse: ordine da pagara, inarcassa da pagare, commercialista da pagare, auto o pulman da pagare, bollette a fine mese da pagare, affitto di casa da pagare.
OHHHH!!! mi sono sfogato. e concludo con un gigantesco VERGOGNATEVI!!!!
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N.B.: IL MODELLO... ALLEGATO COSTITUISCE SEMPLICEMENTE UNA MANIFESTAZIONE DI VOLONTA' FAVOREVOLE ALL'ISTITUZIONE DI UNA G.S. INARCASSA ED ALLE CONSEGUENTI MODIFICHE STATUTARIE, MODIFICHE CHE A TUTT'OGGI NON SONO STATE ANCORA RATIFICATE DAL CND (prevedib. settembre 2012).
Al Presidente di Inarcassa
Dr. Arch. Paola Muratorio
protocollo@pec.inarcassa.org
Via Salaria, 229
00199 ROMA
^^^^^^^^^^^^^^^
Oggetto: richiesta di istituzione di una Gestione Separata INARCASSA e relativa inclusione.
^^^^^^^^^^^^^^^
Il sottoscritto Dr. Ing. / Arch. _______________________________________ nato il ___________ a ______________________ ( ___ ) e residente a ______________________ ( ___ ), in Via ____________________________ civico n. ______, iscritto all’Ordine degli Ingegneri/Architetti della Provincia di _____________________ con il n° __________________ ed iscritto ad Inarcassa con posizione contributiva n° _______________, avente p.e.c.: _____________________________
PREMESSO
che lo scrivente esercita attività professionale abituale, ancorché non in maniera esclusiva;
che in relazione alle novità introdotte dall’art. 18, comma 12, del D.L. n. 98/2011, che tiene ferma la disposizione che affida agli enti esponenziali a livello nazionale degli enti abilitati la tenuta di albi od elenchi, il compito di deliberare l’inclusione della categoria nella forma di previdenza obbligatoria prevista;
che ai fini della determinazione delle prestazioni di cui al comma 1, del Decreto Legislativo 10 febbraio 1996, n. 103 si applica, indipendentemente dalla forma gestoria prescelta, il sistema di calcolo contributivo, previsto dall'art. 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, con aliquota di finanziamento non inferiore a quella di computo. Inoltre,
CONSIDERATO
l'art. 2, comma 26, della Legge n.335/1995, si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo di cui al comma 1 dell'art. 49 del Testo Unico n. 917, sono tenuti all’iscrizione presso l’apposita gestione separata INPS, esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui alla Legge 8 agosto 1995, n. 335, in conformità a quanto disposto dall'art. 6 del Regolamento n. 281, così come modificato ed integrato dalla Legge 24 dicembre 2007, n. 247;
il Messaggio 12 luglio 2011, n. 14490 dell'INPS;
il comma 16, dell'art. 24 del del Decreto Legge 201/2011 (c.d. Decreto “Salva Italia”), varato dal Governo il 6 dicembre 2011 e convertito dalla Legge 214 del 22 dicembre 2011
CHIEDE
ai sensi dei comma c) e d) dell'art. 3, nonché dell'art. 4 del D.Lgs. 103/96, che venga istituita una Gestione Separata Inarcassa e che lo stesso venga incluso nella relativa categoria di previdenza obbligatoria presso Inarcassa, con possibilità retroattiva di iscrizione, quale libero professionista abituale, ancorché in forma non esclusiva, in costanza di rapporto di lavoro dipendente.
Sicuro del cortese attenzione prestata alla presente, con l'occasione saluta cordialmente.
____________________, lì __/__/____. In fede.
________________________
firma digitale del documento
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In virtù dei principi contenuti nella L. 335/95, il professionista non dipendente, che esercita in modo
esclusivo e continuativo la libera professione è soggetto esclusivamente ad una contribuzione
previdenziale presso INARCASSA.
Se il professionista esercita in modo non esclusivo la libera professione ed è anche dipendente, ad
esempio docente, il proprio datore di lavoro corrisponde all'INPDAP i relativi contributi
previdenziali (l'INPDAP dal 1 gennaio 2012 è confluita nella super INPS).
L’art. 18, comma 12, del D.L. n. 98/2011, convertito in Legge 111/2011, interpretando
autenticamente la disposizione dettata dall’art. 2.26 della legge n. 335 del 1995, prevede l’obbligo
dell’iscrizione alla gestione separata per i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché
non esclusiva, attività di lavoro autonomo e il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad
appositi albi professionali, ovvero le cui attività non sono soggette al versamento contributivo agli
enti di diritto privato disciplinati dai decreti legislativi n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996. Lo stesso
comma, all’ultimo periodo, fa salvi i versamenti effettuati antecedentemente al momento di entrata
in vigore della disposizione di interpretazione autentica, e al precedente periodo, tiene ferma la
disposizione che affida agli enti esponenziali a livello nazionale degli enti abilitati alla tenuta di albi
od elenchi il compito di deliberare l’inclusione della categoria nella forma di previdenza
obbligatoria prevista e disciplinata dall’art. 2.26 della L. 335/95.
L'assoggettamento dei professionisti alla gestione separata INPS riguarda, i soli soggetti
appartenenti a categorie per le quali non esistano forme autonome di previdenza obbligatoria con
riferimento al modello delineato dal decreto legislativo.
Infatti, il comma 26 dell’art. 2 della legge n. 335/95, estende la tutela previdenziale a coloro che,
per svolgere attività di lavoro autonomo senza essere iscritti ad alcun Ente, risultano privi di ogni
tutela previdenziale.
A seguito della Legge 111/2011, molte Casse private hanno adeguato il proprio statuto rendendo
facoltativa ed opzionale la contribuzione alla G.S. INPS o alla Cassa afferente al proprio Albo
Professionale (per esempio Avvocati, Medici ed Infermieri) nei termini di 6 mesi indicati dalla
legge. Le sopracitate casse privatizzate, hanno introdotto all'interno del proprio Statuto, l'istituzione
di una propria Gestione Separata, ad eccezione di INARCASSA che tutt'oggi non contempla tale
facoltà, preservando l'art. 7.5 del proprio Statuto, che di fatto impedisce l'iscrizione alla cassa
professionale dei professionisti titolari di altro rapporto previdenziale per l'esistenza di un
contemporaneo rapporto di lavoro subordinato. Tale posizione si pone in aperto contrasto con il
comma 4, parte seconda, del Messaggio 12 luglio 2011, n. 14490 dell'INPS, che affida agli enti
esponenziali a livello nazionale degli enti abilitati la tenuta di albi od elenchi, il compito di
deliberare l’inclusione della categoria nella forma di previdenza obbligatoria prevista.
INARCASSA, in relazione ai suddetti liberi professionisti dipendenti, non ha proceduto ad alcuna
valutazione, variazione o modifica dello Statuto, assumendo un comportamento omissivo (non
avendo adottato alcun provvedimento per superare il divieto di iscrizione), contrariamente,
potendosi citare una prima bozza mai deliberata, risalente al 18/02/1999 dello Studio Tonucci, ha
sempre dimostrato un'avversione nel prendere in considerazione tale problema, per ovvi motivi di
convenienza indebita.
Secondo la posizione di INARCASSA, fino ad oggi, è possibile raggruppare due tipologie di liberi
professionisti:
ingegnere / architetto “professionista - dipendente”: un contributo integrativo pari al 4% del
volume d’affari (a fondo perduto) e il 18% a INPS sul reddito per un totale del 4% + 18%
(potendo usufruire solo del 80 % dei contributi versati ai fini pensionistici);
ingegnere / architetto “professionista puro”: un contributo integrativo pari al 4% del volume
d’affari ed un contributo soggettivo pari al 13,5 % sul reddito, corrispondendo a
INARCASSA un totale del 4% +13,5% (e potendo usufruire del 100 % dei contributi versati
ai fini pensionistici).
Adottando come presupposto un tale distinguo, è lecito chiedersi quanto di seguito:
• perché il professionista che esercita in modo non esclusivo la libera professione dovrebbe
rinunciare al 4%, ovvero dovrebbe accettare una contribuzione puramente solidaristica che
non si riflette in alcun modo sull’entità delle prestazioni previdenziali spettanti? Si tenga
inoltre presente, che per i docenti che decidono di aderire al fondo complementare ESPERO,
il datore di lavoro corrisponde una aliquota pari al 1% dei versamenti effettuati.
• perché 218.637 “non iscritti alla Cassa” debbono contribuire forzatamente con 16.000.000 di
euro, esattamente pari ai costi di gestione di INARCASSA?
• perché il contributo soggettivo è frazionabile in dodicesimi e commisurabile ai mesi di
effettiva iscrizione alla Cassa, mentre il contributo integrativo non può essere frazionato e va
interamente corrisposto alle casse di INARCASSA?
Lo scorso anno nel mese di giugno, la G.S. INPS ha inviato a molte figure professionali, tramite
raccomandata, avvisi che segnalavano l’iscrizione d’ufficio. Tale iscrizione conteneva la richiesta di
pagamento dei contributi omessi nell'anno 2005, maggiorati di iperboliche sanzioni che superano il
75 % dell’importo.
Da giugno 2012, INPS sta inoltrando, avvisi di accertamento bonario per l'anno 2006, ad ingegneri
ed architetti liberi professionisti nonché dipendenti, già sofferenti per una congiuntura economica
assai critica e che stenta a trovare una soluzione nel breve termine. Su tali professionisti non
possono “gravare gli effetti di una normativa non compiutamente chiarita e definita e di
differenti valutazioni da parte delle istituzioni interessate” (vedasi Risoluzione XI Commissione
Permanente della Camera dei deputati n. 7-00929 – seduta n.658 del 28.06.2012).
Le somme richieste sono state appesantite da ingiustificate sanzioni, per di più non applicabili,
specie se si considera che sono frutto, di una non deliberata sottrazione agli obblighi contributivi,
ma di una scarsa chiarezza di norme e di posizioni altalenanti e contrastanti tra le diverse Istituzioni.
Tali richieste si pongono in contrasto con la Circolare INPS del 19/04/2011, n. 68, che ribadisce che
“nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile
dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una sanzione civile, in ragione
d'anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti”. Come pure, ai liberi
professionisti, ai sensi della Legge 23 dicembre 2000, n. 388, non può essere addotta la novella
dell'omessa denuncia di iscrizione, perché questi ultimi ancor prima di poter essere iscritti ad
INARCASSA, debbono essere iscritti al proprio Ordine Professionale, che dovrebbe provvedere
alla denuncia dei propri iscritti ad INARCASSA.
Invero, in passato INARCASSA, ha più volte modificato il proprio Statuto, ad esempio per le
modifiche di cui agli artt. 25.6 e 40.4 (D.I. 12 agosto 2004), prevedendo che: “coloro che, dopo la
data di decorrenza della pensione, continuano l’esercizio della professione hanno diritto alla
corresponsione di prestazioni supplementari, ogni ulteriori cinque anni d’iscrizione e
contribuzione. Tali prestazioni supplementari, reversibili, saranno calcolate con le modalità
descritte nel relativo regolamento”.
Inarcassa, in forza del D. Lgs. 98/2011, convertito in Legge 111/2011, ha prontamente adeguato il
proprio statuto e il relativo regolamento, entro i sei mesi previsti, contemplando l'obbligatorietà di
l'iscrizione e la contribuzione a carico di tutti coloro che hanno un reddito derivante dallo
svolgimento della relativa attività professionale anche dopo il pensionamento prevedendo
l'applicazione dell'aliquota minima pari al 50% di quella ordinaria. L'Inps nel Messaggio n.
15783/2011 del 3 agosto 2011, ribadisce che, quando l'attività non è attratta all'attività iscrivibile
all'albo (o alla Cassa) di appartenenza del professionista, scatta pressoché automaticamente
l'obbligo di versamento dei relativi contributi alla gestione separata (è il caso dell'attività
dell'amministratore di condominio, di norma oggetto di iscrizione alla suddetta gestione). Quando,
però, l'attività è esercitata da un iscritto a Inarcassa, il relativo reddito è attratto in quello prodotto
dall'attività professionale e assoggettato al contributo soggettivo presso la Cassa di categoria, a cui
sono tenuti a iscriversi gli ingegneri e gli architetti iscritti all'Ordine, in possesso di partita Iva e non
assoggettati a un'altra forma di previdenza obbligatoria.
E' palese la discriminazione per la stessa attività; infatti, il libero professionista dipendente (o
part time) sarà obbligato all'iscrizione a G.S. INPS mentre il libero professionista
ultrasessantacinquenne, che già conta su di un trattamento pensionistico determinato con
metodo retributivo, proseguendo la propria attività professionale, potrà continuare ad essere
iscritto ad Inarcassa corrispondendo l'aliquota minima, pari al 50% di quella ordinaria. Come
pure è palese, la discriminazione di trattamento previdenziale, concepita nei confronti dei liberi
professionisti assoggettati obbligatoriamente ad altra forma di previdenza obbligatoria (ad
esempio i docenti che sono assoggettati all'ex INPDAP ora INPS).
Altra situazione paradossale, è il caso del professionista che esercita in modo non esclusivo la libera
professione, ma risulta anche dipendente a tempo determinato. In ossequio alla vigente normativa
previdenziale si troverebbe a corrispondere i contributi soggettivi sia a INPDAP che a GS INPS
durante i periodi di assunzione, mentre nei periodi temporali di attività “puramente” libero
professionale a corrispondere quota dei contributi soggettivi (commisurata ai mesi di iscrizione) ad
INARCASSA.
In definitiva tale soggetto è sottoposto alla contribuzione soggettiva a tre enti previdenziali
obbligatori.
E' utile evidenziare che il sistema retributivo è completamente invariante rispetto a dinamiche di
tipo demografico in quanto calcola l’importo della pensione senza tenere conto del numero medio di
rate di pensione che verranno erogate in futuro al beneficiario, corrispondendo così in alcuni casi
valori capitali di pensione molto diversi. Il sistema contributivo determina invece l’importo della
pensione secondo il seguente schema: i versamenti contributivi vengono accantonati e capitalizzati
mediante un tasso, unico o variabile di anno in anno, fino al momento del pensionamento; il frutto
di tale capitalizzazione, detto “montante finanziario dei contributi”, viene trasformato in rendita
vitalizia tenendo conto della probabilità di vita media (o numero di anni che in media restano da
vivere) all’età del pensionamento.
In una istituenda G.S. INARCASSA, del tutto autonoma rispetto alla cassa esistente, l’“irruzione di
nuovi iscritti”sarebbe del tutto ininfluente, ed i calcoli “attuariali e finanziari” non sarebbero
minimamente sconvolti, al contrario beneficerebbero di un minor costo di gestione perché estesa a
molti più iscritti (non meno di 36.245, come già accertato da INARCASSA). L’auspicata modifica
statutaria, vedrebbe la concreta corresponsione del trattamento previdenziale a partire dal
2035/2040, poiché per godere della prestazione previdenziale, l’iscritto deve vantare almeno
trentacinque/quaranta anni di anzianità, con tutte le possibilità connesse per migliorare i rendimenti
delle prestazioni pensionistiche. Poiché il calcolo del sistema contributivo, decorre compiutamente
per gli iscritti ad INARCASSA a partire dal 1 gennaio 2014, ci si dovrebbe chiedere se l'istituzione
di una G.S. INARCASSA possa intaccare “un principio di equità di trattamento” nelle rendite da
pensione degli iscritti vicini alla quiescenza, prestazioni che per il momento sono ancora
determinate con il sistema di calcolo retributivo.
CONCLUSIVAMENTE
In riferimento all'univocità del trattamento previdenziale, constatata la preclusione in forza dell'art.
7.5 dello Statuto a danno del professionista nonché dipendente che esercita in modo non esclusivo
la libera professione, ai sensi del comma 2, dell'art. 1 del D. Lgs. n. 103/96, si chiede:
1) la totale estraneità al regime INPS degli ingegneri ed architetti nonché dipendenti (o part
time) e la loro automatica confluenza nella gestione INARCASSA, in forza dell’intervenuta
interpretazione autentica (e quindi con effetto retroattivo) del controverso art. 2, comma 26,
della Legge 335/95 ad opera del comma 12, art.18, della Legge 111/2011;
2) l'eliminazione di una assurda e cervellotica duplicazione di contribuzioni, che attualmente
obbliga il libero professionista dipendente o part time a corrispondere, il contributo
soggettivo ad INPS (18%) ed il contributo integrativo ad INARCASSA (4%);
3) l'istituzione di una Gestione Separata INARCASSA che ricomprenda i liberi professionisti
dipendenti anche part time, come potenzialità per conseguire le condizioni economiche
legate alla sostenibilità finanziaria ed attuariale di INARCASSA;
4) la possibilità per i professionisti di versare il contributo soggettivo ad INARCASSA,
relativamente all'ultimo quinquennio di attività libero professionale, anche in forma
forfettaria (il contributo minimo previsto per gli iscritti INARCASSA), lasciando alla sfera
della libertà individuale, la possibilità di poter rivendicare i diversi periodi contributivi,
anche coincidenti, con operazioni di valorizzazione delle proprie posizioni assicurative, nella
modalità più favorevoli, ai fini della determinazione della misura del trattamento
pensionistico.