Crescere senza consumare Stampa Email

Mauro Giudice e Fabio Minucci


L’occupazione del suolo aumenta
più velocemente della popolazione
e il risultato sono nuovi vuoti urbani.
Ma è possibile una crescita intelligente

Secondo le rilevazioni realizzate nel 2006 da Legambiente, nel nostro Paese le superfici ‘artificiali’ impegnano il 7% del territorio nazionale mentre, quando si considerino i soli territori pianeggianti, si raggiunge il 20%. Con riferimento alla provincia di Torino, come la stessa Provincia dimostra in uno studio del 2008, il consumo di suolo, dal 2000 al 2006, è aumentato del 12% mentre la popolazione è cresciuta solo del 3,4%.

L’occupazione di suolo per usi urbani e infrastrutturali, oggi, è uno dei principali problemi da affrontare quando si voglia concretamente perseguire uno sviluppo sostenibile; senza considerare che, a parità di abitanti, la realizzazione/gestione dei servizi pubblici (reti infrastrutturali, servizi collettivi) nelle aree a bassa densità ha, per la collettività, costi molto più elevati di quelli della città compatta. Per contrastare il fenomeno con successo è indispensabile ricorrere, massimizzandone le sinergie, a un insieme di strumenti di natura diversa e complementare: giuridica (leggi, piani ecc.), economica, fiscale.

Un ruolo non indifferente nell’espansione dello sprawl urbano è svolto dalla fiscalità immobiliare e dalla politica urbanistica dei Comuni: dal 2001 è stato cancellato I’art. 12 della legge n. 10/77 (che vincolava l’uso degli oneri di urbanizzazione per opere di urbanizzazione) per consentirne l’uso per spese correnti fino al 75% (ciò spiega anche il forte incremento edificatorio a partire dagli inizi di questo secolo).

Il fenomeno è esaltato dall’attuale fase di restringimento delle risorse degli enti locali (riduzione dei trasferimenti statali, blocco delle manovre tributarie) che vede le scelte urbanistiche sempre più indotte dall’esigenza di ‘far cassa’ con la fiscalità urbanistica. Quanto sommariamente prefigurato, impone una profonda revisione delle logiche che presiedono al governo del territorio che, direttamente o indirettamente, vanno ad incidere sulle problematiche del consumo di suolo coinvolgendo tutti i soggetti interessati.

La continua evoluzione dei processi economici che caratterizza questa fase del nostro sviluppo genera sistematicamente nuovi vuoti urbani: un’occasione per un continuo adeguamento, nel tempo, della città alle esigenze localizzative e funzionali delle diverse attività riducendo le esigenze di edificare nuove aree. Una realtà in continua evoluzione che presuppone un processo di piano più attento alla valorizzazione di tali ambiti urbani anche incentivando un loro riuso funzionale all’evoluzione delle esigenze delle attività urbane. È in questo contesto che i vuoti urbani hanno assunto, anche in funzione della dimensione dell’insediato, un ruolo di sempre maggiore rilievo.

L’utilizzo attento dell’insieme dei vuoti urbani e degli ambiti sottoutilizzati può costituire un elemento qualificante per una progettazione urbanistica innovativa, che sappia coniugare gli assunti disciplinari e culturali dell’urbanistica più avanzata con le esigenze delle diverse attività e la crescente domanda di qualità della vita da parte della collettività urbana.

In tale prospettiva, la disciplina urbanistica, ad oggi interessata allo studio dei fenomeni di espansione delle città, deve ampliare il suo campo di indagine a nuovi modelli di sviluppo, spesso a geografia variabile, tra attività umane e nuove funzioni urbane, tra dinamiche socio-economiche legate alle nuove modalità di produrre e alle più recenti forme di recupero e riutilizzo degli spazi urbani.

La minimizzazione del consumo di suolo dovrà essere intesa non come dato da valutare in termini meramente quantitativi, ma come esito di una corretta risposta quantitativa/qualitativa alle esigenze insediative dello sviluppo, ai caratteri e alle necessità specifiche della fruizione, alle esigenze di differenziare le modalità e i tipi di intervento in funzione dei caratteri peculiari dei luoghi, della qualità e della caratterizzazione dei territori.

Le azioni per limitare il consumo di suolo sono molteplici e riguardano, contemporaneamente, sia il contenimento delle possibilità edificatorie sia il riutilizzo di aree degradate, dismesse o sottoutilizzate; in questa logica, le azioni volte al contenimento delle nuove edificazioni si traducono in una maggiore attenzione verso il patrimonio edilizio esistente consolidato, creando una reale opportunità di riorganizzazione urbanistica del territorio.

Le principali linee d’azione oggi emergenti, anche a livello europeo, per contrastare fenomeni di sprawl possono essere schematicamente raccolte in due macro gruppi di azioni. Il primo, riferito prevalentemente alla scala urbana, ricomprende sistemi di azioni finalizzate a migliorare qualità e vivibilità delle aree centrali. Il secondo, riferito alla scala territoriale, è costituito da azioni volte a disincentivare l’ulteriore diffusione degli insediamenti indirizzandoli verso modelli urbani sostenibili. Per una ‘crescita intelligente’ sembra oggi indispensabile la messa in campo di sistemi integrati di azioni, alle diverse scale, mirate contemporaneamente alla riqualificazione della città esistente ed alla promozione dell’addensamento delle spinte insediative nelle aree già urbanizzate e sottoutilizzate. Una ‘crescita intelligente’ perseguibile ricorrendo a modelli insediativi compatti e a basso consumo di suolo, fondati su elevati mix funzionali e su intensità di uso del suolo adeguate ai caratteri dell’edificato esistente ed al contesto ambientale e paesaggistico in cui si inseriscono.

È chiaro che il perseguimento delle linee d’azione e degli obiettivi sopra sinteticamente prefigurati presuppone il supporto di un quadro normativo, a cominciare da quello nazionale, in grado di fornire i necessari input e garantire un efficace rapporto sussidiario tra le diverse scale di piano. Ciò presuppone anche la revisione del processo e dei contenuti del piano prefigurato dalle recenti leggi urbanistiche regionali anche per introdurvi, in modo esplicito, le analisi necessarie per definire, in modo condiviso e con parametri oggettivi, una sorta di ‘zonizzazione’ dei costi economici ed ambientali  delle diverse tipologie di intervento previste nei diversi ambiti urbani: recupero, riqualificazione e valorizzazione dell’esistente, aree di nuovo insediamento sui quali fondare, in tempi di federalismo fiscale, una fiscalità urbanistica oggettiva, che non scarichi sulla collettività i costi aggiuntivi di una città che va sempre più qualificandosi come un insieme di flussi senza luoghi.

 

Approfondimenti

Crescere senza consumare. Governo del territorio e uso del suolo
A cura di Mauro Giudice e Fabio Minucci
Editore: Esselibri, Napoli
Uscita: Novembre 2010


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[Foto tratta da Google Earth]