Maledetti architetti Stampa Email

Tom Wolfe

Bompiani, Tascabili, 2001
pp. 144 | € 7,50
ISBN 45249082

Tom Wolfe, che negli anni ‘60 fu il padre riconosciuto del nuovo ‘giornalismo d’opinione’, tratta in questo libro il motivo della “perdita della qualità della vita” in America sotto il profilo dell’architettura: un’arte idealmente contrapposta sia all’ambiente naturale, sia all’urbanistica come scienza sociale. Lo scatolone di vetro è il comune risultato delle diverse tendenze architettoniche degli ultimi cinquant’anni. Gli architetti europei, sbarcati in America negli anni ‘30, esercitarono sugli americani un vero e proprio colonialismo intellettuale. I principali imputati sono Gropius, il celebre architetto tedesco che fondò il Bauhaus e Le Corbusier, massimo teorico del Razionalismo. Nacque l’International Style, che ispirò alcune decine di palazzi di vetro, cemento e ferro, pressoché identici, privi di colore e linee curve. Ora la gente in quegli edifici tristi e scomodi non vuole più abitare, ma le soluzioni proposte dall’architettura postmoderna si limitano a riflettere e deformare i fantasmi degli anni ‘30. “Nuovi scatoloni di cristallo rivestiti di lastre specchianti in modo da riflettere gli edifici vicini, anch’essi scatoloni di cristallo, e distorcere così quelle noiose linee rette, facendole sembrare curve.”

Tom Wolfe, giornalista e saggista statunitense, è nato a Richmond (Virginia) nel 1931. Wolfe è uno degli interpreti più originali della realtà americana contemporanea. Tra le sue opere Il falò delle vanità, La stoffa giusta e Un uomo vero.