Architettura parassita. Strategie di riciclaggio per la città Stampa Email

Sara Marini

Quodlibet Studio. Architettura, 2009
pp. 328 | € 25,00
ISBN 9788874622344

L’emanazione in diversi Paesi europei di norme che limitano nuove edificazioni e incentivano la trasformazione dell’esistente ha innescato nel dibattito architettonico del XXI secolo la ricerca di strategie di riciclaggio degli spazi dati. Si assiste alla ri-proposizione di una pratica ‘progettuale’, in realtà antica, definita parassitaria, che vede l’immissione di corpi architettonici nuovi in edifici e strutture urbane preesistenti. L’organismo parassita risulta distinto dall’ospite sia formalmente sia spazialmente, ma legato a questo da uno stato di necessità (di suolo, di impianti, di significato, etc). L’intrusione di nuove architetture nell’esistente si prospetta da un lato come possibile modello di crescita urbana, come soluzione alla domanda di densificazione; dall’altro come emersione di pratiche informali che chiedono traduzioni spaziali alle repentine modifiche dell’ordinario. Le sperimentazioni e le realizzazioni che adottano la relazione parassitaria si immettono nel disegno urbano come commento al disegno trovato, come critica alla mancanza di aree e servizi pubblici nel susseguirsi di confini che sanciscono la privatizzazione dei suoli, nelle aree di più recente espansione, e rappresentano un invito a ripensare alle ‘capacità’ del progetto e ai rapporti che questo intrattiene con le arti e le scienze.

Sara Marini, architetto, dottore di ricerca, insegna Progettazione urbana e territoriale presso l’Università IUAV di Venezia. Ha curato alcune pubblicazioni fra le quali AA.VV., Oltre il giardino, Il Poligrafo, 2007; (con F. Labelli), L’architettura e le sue declinazioni, Ipertesto, 2008, e (con G. Menzietti), AA.VV., New York. The Unstable Sameness, AAP/Quodlibet, 2008.